Gazzella Onlus

relazione del viaggio di Gazzella a Gaza aprile – maggio 2015

Relazione del viaggio a Gaza di 2 volontarie di Gazzella. 28 aprile-9 maggio 2015  Atterriamo di sera all’aeroporto di Tel Aviv dove ci aspetta il solito grasso e rassicurante autista palestinese Hakim che ci porta a Gerusalemme e ci lascia alla Porta di Giaffa vicino all’ostello di pietra che è bello e pittoresco da fuori ma, per la verità o forse per la mia età, un po’ molto spartano all’interno e da cui si gode però una vista meravigliosa sulla città vecchia fino al monte degli ulivi. Ci precipitiamo a cercare una birra prima che sia troppo tardi dato che a Gaza ne dovremo fare a meno grazie ad Hamas per cui l’alcool è visto come il male e quindi proibito a tutti. In realtà ne è proibita l’importazione, la vendita e anche il consumo ma si fa finta di non vedere e si tollera quindi che i cristiani locali si producano per il proprio e degli amici consumo sia il vino che il distillato di vinacce. La mattina presto andiamo in taxi a Eretz, unica entrata per Gaza ormai praticabile anche se molto selettiva, da quando l’Egitto del generale golpista Al Sisi ha chiuso quella di Rafah e non si sa se, quando e per quanto tempo verrà aperto il passaggio. Da mesi se ne parla senza citare la fonte non si sa bene la fonte, ma la notizia gira e tuttavia l’evento non è ancora avvenuto e se e quando Rafah aprirà, non ci si aspetta che rimanga aperto il passaggio per più di 2 o 3 giorni. L’ingresso da Eretz non e’ pero’ utilizzabile dai palestinesi della Cisgiordania che anche se hanno parenti stretti a Gaza che possono nascere o morire, non ottengono il permesso di entrata. Il valico di Eretz è utilizzato dai palestinesi di Gaza per uscire solo con speciali permessi per es per qualche visita specialistica in un ospedale, permessi che vengono però concessi con molta difficoltà. Pare che dopo l’aggressione dell’estate scorsa gli israeliani si mostrino un pò più generosi nella concessione dei permessi e che lo facciano per migliorare l’immagine ad uso non certo dei palestinesi ma degli internazionali, che si era ancora più deteriorata. Pur avendo noi il numero del permesso della “Security” israeliana ottenuto dopo 2 mesi e piu’ di attesa dalla nostra richiesta al Consolato Italiano, come sempre siamo preoccupate che succeda qualcosa per cui non ci lasciano passare. Le procedure cambiano ogni volta e mi domando se non sia fatto appositamente per disorientare e scoraggiare chi e’ già nervoso e preoccupato. Passiamo più facilmente del solito il controllo israeliano, montiamo su una specie di motoretta che ci fa superare il sempre più lungo corridoio che attraversa la terra di nessuno, cioè presa dagli israeliani con la solita scusa del cuscinetto di sicurezza, e arrivando in terra palestinese notiamo con piacere che non c’è più un doppio controllo dell’Autorità Palestinese e di Hamas, ma un controllo unico. Ci viene a prendere la macchina dell’Associazione di Donne “Aisha” con cui abbiamo avuto il finanziamento per il progetto dall’8 X 1000 della Chiesa Valdese e con cui dobbiamo scrivere in questi giorni il resoconto dell’attività del II anno di: “Per una vita senza violenza”. Come al solito, anche con i palestinesi che controllano il permesso di entrata, c’è qualche problema. Questa volta non va bene la stampa a colori del computer, ma è necessario avere il permesso originale con timbri e firme. Grazie all’intervento della ragazza di Aisha che per fortuna e’ arrivata portando il permesso originale, siamo finalmente a Gaza e andiamo direttamente nell’ufficio dove cominciamo a lavorare. Il giorno dopo iniziamo le visite ai bambini feriti durante l’aggressione israeliana di luglio e agosto 2014 da loro chiamata ” Margine Protettivo” che Gazzella vuole adottare e che sono stati scelti dalle donne di Aisha fra i casi più seri delle migliaia di bambini feriti, considerando la situazione familiare e oltre alle ferite fisiche anche il trauma psicologico di cui tutti questi bambini soffrono. 300000 bambini di Gaza dopo l’aggressione dell’estate scorsa, soffrono di sintomi evidenti risultanti dallo shock post traumatico dell’aggressione. Siamo inorridite. Nel viaggio dello scorso novembre avevamo visitato bambini adottati precedentemente e avevamo visto molta distruzione ma non avevamo percorso in macchina le strade dove quasi tutti i palazzi sono stati distrutti, perchè c’erano ancora le macerie per le strade ed era difficile, anzi impossibile, passare. Le macerie sono state ora rimosse e intere strade che percorriamo di Beit Hanun e Shejaya attraverso cui i carri armati israeliani sono entrati a Gaza sparando protetti dai bombardamenti aerei, sono state rase al suolo. Abbiamo visitato famiglie che per sicurezza si erano rifugiate nelle scuole dell’UNWRA che sono state poi bombardate di notte uccidendo civili che non si erano mai occupati di politica compresi donne e bambini. Vi risparmio il racconto di molte singole storie tragiche che i protagonisti ci hanno raccontato perché al solo pensiero le lacrime mi ricominciano a sgorgare dagli occhi. Abbiamo anche visitato scuole dell’UNWRA dove ancora abitano decine e decine di famiglie poverissime che hanno avuto la casa distrutta e che non hanno alcun luogo dove andare ad abitare. Fra l’altro, anche avendo i soldi che la maggior parte della gente non ha, e’ quasi impossibile ricostruirsi la casa perché non entra nella striscia il materiale da costruzione. Il poco cemento che è entrato è stato utilizzato per la ricostruzione di strade e di qualche edificio pubblico. Abbiamo notato con piacere che le strade principali che uniscono città e villaggi, sono state riparate. Soprattutto la grande strada che attraversa la Striscia da Nord a Sud lungo il mare e che aveva a novembre scorso dei lunghi tratti di sabbia, è ora tutta asfaltata. I Gazawi si lamentano perché le strade interne che vanno a scuole, ospedali e soprattutto alle loro case, sono in pessime condizioni e non solo dai bombardamenti di luglio-agosto 2014. I 19 bambini nuovi che Gazzella ha adottato hanno storie orrende. Quasi tutti nell’aggressione israeliana della scorsa estate hanno perso almeno