Gazzella Onlus

Da Gaza un gruppo di leader della Società Civile – 24 Luglio 2014

Noi non vogliamo “il ritorno a una morte vivente” di assedio e di blocco. Come studiosi, personaggi pubblici e attivisti che testimoniano il genocidio, previsto, di 1.800.000 Palestinesi che vivono nella Striscia di Gaza, chiediamo un cessate il fuoco con Israele solo a condizione della fine del blocco e il ripristino delle libertà fondamentali che sono state negate al popolo per più di sette anni. Le nostre preoccupazioni principali non sono solo per la salute e la sicurezza delle persone nella nostra comunità, ma anche la qualità della loro vita: la condizione obbligata di vivere nella paura, non liberi sotto ingiusta detenzione, senza possibilità di sostenere le propie famiglie attraverso un lavoro retribuito, di recarsi a visitare i parenti, di migliorare la propria istruzione. Queste sono le aspirazioni fondamentali dell’uomo che sono state severamente limitate al popolo palestinese per più di 47 anni, ma nei fatti particolarmente negate alla popolazione di Gaza dal 2007. Siamo stati spinti oltre i limiti di ciò che un essere umano può sopportare. Una morte vivente Giornalisti e politici vari accusano Hamas di ordinare ai residenti di Gaza di resistere di fronte all’ ordine di evacuazione delle forze armate israeliane e di usarli come scudi umani: tali accuse non sono vere. Con i rifugi temporanei affollati non c’è alcun luogo sicuro a Gaza per la popolazione, che si trova sotto indiscriminati bombardamenti. Inoltre Hamas ha rappresentato il sentimento della stragrande maggioranza della popolazione quando ha respinto il cessate il fuoco unilaterale proposto da Egitto e Israele, una proposta senza consultare Gaza. . Condividiamo il sentimento pubblico, ampiamente dichiarato, che è inaccettabile ritornare allo status quo in cui Israele continui a negare la libertà di movimento verso la striscia di Gaza e fuori dalla Striscia di Gaza; continui a controllare e limitare gli arrivi delle forniture di vari materiali (tra cui il divieto per la maggior parte dei materiali da costruzione) e vietando contemporaneamente tutte le esportazioni, paralizzando così l’economia, causa che ha determinato per Gaza uno dei più alti tassi di povertà e disoccupazione dei paesi arabi. Lasciare invariate le situazioni significa: proporre una morte vivente.Purtroppo, l’esperienza passata ha dimostrato che il governo israeliano rinnega ripetutamente gli accordi negoziati, così come sugli i impegni presi. e le garanzie date. Allo stesso modo, la comunità internazionale non ha dimostrato alcuna volontà politica nel far rispettare questi impegni. Pertanto, si potrà parlare di cessate il fuoco solo quando le condizioni degli accordi determinano quanto segue: La libertà di movimento dei palestinesi dentro e fuori la Striscia di Gaza. Importazione ed esportazione illimitata di forniture e merci, provenienti via terra, mare e aria. Utilizzo senza limiti di navigazione del porto di Gaza. Monitoraggio e applicazione di questi accordi da parte di un organo nominato dalle Nazioni Unite, con le opportune misure di sicurezza. Ognuna di queste richieste è prerogativa dei paesi liberi, è tempo che ai Palestinesi di Gaza vengano riconosciuti i diritti umani. Sottoscritto: Akram Habeeb, Assistant Professor of American Literature, Islamic University of Gaza (IUG) Mona El-Farra, Vice President and Health Chair of the Palestinian Red Crescent Society Ramy Abdu PhD, Chairman of the Euro-mid Observer Abdullah Alsaafin, Palestinian Writer/journalist Ali Alnazli, Businessman Adel Awadallah, Head of the Scientific Research Council Hanine Hassan, Graduate Research Assistant Sheren Awad, Journalist Yahia Al-Sarraj, Associate Professor of Transportation, IUG Tawfik Abu Shomar, Writer and political analyst Hasan Owda, Businessman Ibrahim AlYazji, Businessman Walid Al Husari, Chair, Gaza Chamber of Commerce Nael Almasri, Dentist Wael El-Mabhouh, Political researcher Rami Jundi, Political researcher Ashraf Mashharawi, Filmmaker Mohammad Alsawaf, Journalist Hasan Abdo, Writer and political analyst Kamal El Shaer, Political researcher Omar Ferwana, Dean of Medicine Faculty, IUG Iyad I. Al-Qarra, Journalist, Palestine newspaper Musheir El-Farra, Palestinian activist and author Khalil Namrouti, Associate Professor in Economics, IUG Moein Rajab, Professor in Economics, Al-Azhar University – Gaza Basil Nasser, Planning advisor Hani Albasoos, Associate Professor in Political Science, IUG Arafat Hilles, Assistant Professor, Al-Quds Open University Imad Falouji, Head of Adam Center for Dialogue of Civilizations Moin Naim, Writer and political analyst Yousri Alghoul, Author Mohammad Jayyab, Editor of Gaza Journal of Economics Mousa Lubbad, Lecturer in Finance, Al-Aqsa University Iskandar Nashwan, Assistant Professor in Accounting, Al-Aqsa University Shadi AlBarqouni, Graduate Research Assistant Adnan Abu Amer, Head of Political Department, Al-Umma University Wael Al Sarraj, Assistant Professor in Computer Science, IUG Said Namrouti, Lecturer in Human Resource Management, IUG Khaled Al-Hallaq, Assistant Professor in Civil Engineering, IUG Asad Asad, Vice Chancellor for Administrative Affairs, IUG Hazem Alhusari, Lecturer in Finance, Al-Aqsa University Shadi AlBarqouni, Graduate Research Assistant Deya’a Kahlout, Journalist, Al-Araby newspaper Raed Salha, Assistant Professor in Geography, IUG Sameeh Alhadad, Businessman Tarek M. Eslim, CEO, Altariq Systems and Projects Sami Almalfouh PhD, Senior engineer Fayed Abushammalah, Journalist Fadel Naeim, Chairman of Palestine Physicians Syndicate Zeyad Al-Sahhar, Associate Professor in Physics , Al-Aqsa University Iyad Abu Hjayer, Director, Palestinian Center for Democracy and Conflict Resolution Wael Al-Daya, Associate Professor in Finance, IUG Younis Eljarou, Head of the Red Crescent Society for the Gaza Strip Donia ElAmal Ismail, Head of the Creative Women Association Zeinab Alghonemi, Head of Women for Legal Consulting Association Amjad AlShawa, Palestinian Nongovernmental Organizations Network (PNGO) Mohsen Abo Ramadan, Head of Palestinian Nongovernmental Organziations Network (PNGO) Abed Alhameed Mortaja, Assistant Professor of Linguistics, IUG Talal Abo Shawesh , Head of Afaq Jadeeda Association Zohair Barzaq, Red Crescent Society for the Gaza Strip Marwan Alsabh, Red Crescent Society for the Gaza Strip Ghassan Matar, Red Crescent Society for the Gaza Strip Rania Lozon, Writer Ashraf Saqer, IT Specialist Samir AlMishal, Mishal Cultural Centre Jamila Sarhan, Independant Commission for Human Rights Jalal Arafat, Union of Agricultrual Work Committees Khalil Abu Shammala, Aldameer Association for Human Rights Jamila Dalloul, Association Head of Jothor ElZaiton Maha Abo Zour, Psychologist Psychologist Ferdous Alkatari Yousef Awadallah, Health Work Committee Yousef Alswaiti, Al-Awda Hospital Director Taysir Alsoltan, Head of Health Work Committees Taghreed Jomaa, Union of Palestinian Women’s Committees Imad Ifranji, Journalist, Alquds TV Jehal Alaklouk, Activist Adel Alborbar, Boycott Committee Hatem AbuShaban, Board of Trustees

Conferenza stampa del ministero della sanità di Gaza il 22 luglio 2014

CONFERENZA STAMPA MINISTERO DELLA SALAUTE DI GAZA 22 LUGLIO 2014   Il Ministero della Salute a Gaza si rammarica che il Segretario di Stato USA John Kerry ha promesso di dare 47 milioni di dollari di aiuti umanitari a Gaza, mentre allo stesso tempo fornisce oltre 3 miliardi di dollari all’ anno per armare Israele e mantenere la crisi.. Le brutali aggressioni militari israeliane delle ultime due settimane, in gran parte finanziati e/o attrezzate dagli Stati Uniti, hanno ucciso 605 palestinesi e ferite 3.805, oltre il 76% erano loro case. Sei ospedali e sette cliniche sono stati attaccati, alcuni più volte, distruggendo completamente una clinica e costringendo l’evacuazione completa dei due ospedali. La banca del sangue, depositi di ambulanza e servizi di primo soccorso sono stati presi di mira, e dal 6 luglio u.s. 12 ambulanze sono state distrutte.. 36 farmaci essenziali sono a zero stock, e 85 vicino allo zero, mentre 475 materiali sanitari monouso sono a scorta zero, con altri 71 a esaurirsi in poche ore. Il personale medico ed i pazienti non sono in grado di accedere a ospedali e cliniche a causa di attacchi militari. Il ministro dell’economia Mohammad Mustafa stima che 47 milioni di dollari promessi dagli Stati Uniti sono una minima parte rispetto ai 3 miliardi di dollari di perdite fino ad ora calcolate a Gaza a causa dell’offensiva israeliana. Certamente i 60 milioni di dollari, indicati dalla OMS e dal Ministero della Sanità Palestinese, non saranno sufficienti a garantire le forniture di medicine, per la cura dei pazienti, cifra calcolata dopo soli quattro giorni di attacchi, quando si contavano solo 570 persone ferite. Mentre il Ministero della Salute deve accogliere favorevolmente ogni centesimo che può essere messo a disposizione per affrontare la crisi del settore sanitario di Gaza, è inaccettabile che vengano accreditati i finanziamenti decisi dagli Stati Uniti che sono collusi con i danni e di costi causati dagli attacchi israeliani. Si auspica la fine del sostegno degli Stati Uniti al progetto coloniale israeliano, e un inizio a una soluzione giusta ed equa basata sul riconoscimento di pari diritti, all’ autodeterminazione del popolo Palestinese e uguale diritto alla sicurezza. Il Ministero della Salute rileva la grande disparità ragioni che israele porta a giustificazione delle atrocità commesse a Gaza, e cioe’ che sta proteggendo i suoi cittadini dai razzi palestinesi ed i fatti riscontrati sul terreno. Durante tutta questa offensiva, 27 dei 29 israeliani uccisi dal fuoco palestinese, sono soldati; uno dei due “civili” era al servizio dei militari. Ciò significa che il 96% dei morti israeliani sono militari solo il 4% civili. Secondo i rapporti ONU gli attacchi israeliani hanno colpito per il 20% combattenti e per l’80% civili. Chi è il terrorista, signor Kerry? Questo sfrenato terrorismo di israele e il sostegno finanziario degli Stati Uniti devono cessare immediatamente. Il Ministero della Salute di Gaza richiede: 1. la fine delle aggressioni israeliane criminali e sproporzionate contro la Striscia di Gaza; 2 la fine al sostegno finanziario degli Stati Uniti alla macchina da guerra israeliana che sta scatenando il caos nella vita dei palestinesi, e creando una crisi nel settore umanitario e sanitario; 3 la fornitura del combustibile e articoli medici per assicurare un’adeguata assistenza sanitaria alle migliaia di feriti.; 4. la cessazione immediata dell’assedio su Gaza per consentire le forniture di carburante, medicine e dare libera circolazione a medici e pazienti; 5.il riconoscimento della responsabilità israeliana dei crimini di guerra commessi contro civili, ospedali, cliniche e personale medico. Dr Yousef AbuAlrish, Deputy Minister of Health Dr Medhat Abbas, Director General, Ministry of Health

mail da Gaza dai partner di Gazzella – 21 luglio 2014

PMRS / Gaza 13:00 July 21st, 2014 Two continuous weeks of bloodshed that resulted from the ongoing Israeli offensive against Gaza Strip have so far left 509 martyrs and 3604 others injured. The crimes of al-Shijaeya neighborhood on July 20th were the worst so far. In less than twenty four hours, 72 people were killed in that neighborhood alone and more than 300 were injured. Israel prevented medical teams and aid workers from gaining access to save the victims and many were wounded and left to die in the streets. At least one ambulance was directly hit by Israeli forces and a paramedic was killed. A journalist was also killed. Thousands of people fled al-Shijaeya neighborhood and sought shelter at al-Shifa hospital. People reported having to pass by many bodies and body parts all over the streets as they were trying to escape. UNRWA reports that there are more than 80,000 people using its schools as shelters, with very little services provided to them. Hospitals are overloaded. Some of the wounded are treated while lying on the floor. Hospital officials said that morgues are overfilled and there is no room for any more dead bodies. The situation is expected to get worse in light of the very little resources available. A press conference for health officials indicated that the medical teams who see the injuries and the bodies suspect that Israel is using internationally banned and lethal weapons (DIME) and there has been recent reports suggesting that Israel is not bombing al-Shijaeya areas with phosphorous bombs. A report by the Gardian also spoke of the possibility that Israel is using Flechette shells against civilians. Health organizations working in Gaza Strip are issuing a call for the International Committee for the Red Cross to assume its responsibilities and to play an active role in providing much needed protection to civilians.

Mail da Gaza – 20 luglio 2014

Una email da Mads Gilbert, un dottore che continua il suo lavoro a Gaza. Traduzione a cura di ISM-Italia Carissimi amici, La scorsa notte è stata terribile. La “grande invasione” di Gaza ha avuto il risultato di veicoli carichi di mutilati, di persone fatte a pezzi, sanguinanti, morenti – di palestinesi feriti, di tutte le età, tutti civili, tutti innocenti. Gli eroi nelle ambulanze di tutti gli ospedali di Gaza lavorano a turni di 12-24 ore, grigi dalla fatica e dai carichi di lavoro disumani (tutti senza salario all’ospedale Shifa negli ultimi 4 mesi), si prendono cura delle priorità, tentano di capire il caos incomprensibile dei corpi, degli arti, delle persone umane che camminano o che non camminano, che respirano o che non respirano, che sanguinano  che non sanguinano. UMANI! Ora, ancora una volta, trattati come animali “dall’esercito più morale del mondo” (sic!). Il mio rispetto per i feriti è illimitato, per la loro determinazione contenuta in mezzo al dolore, all’agonia e allo shock; la mia ammirazione per lo staff e per i volontari è illimitata, la mia vicinanza al “sumud” palestinese mi da forza, anche se ogni tanto desidero solo urlare, tenere qualcuno stretto, piangere, sentire l’odore della pelle e dei capelli del bambino caldo, coperto di sangue, proteggere noi stessi in un abbraccio senza fine – ma noi non possiamo permettercelo, né lo possono loro. Facce grige e cineree – Oh NO! Non un altro carico di decine di mutilati e di persone sanguinanti, noi abbiamo ancora laghi di sangue sul pavimento nel reparto di emergenzaq (ER), pile di bende gocciolanti, che grondano sangue da pulire – oh – gli addetti alle pulizie, ovunque, allontanano velocemente il sangue e i tessuti scartati, capellli, vestiti, cannule – i resti della morte – tutto portato via… per essere preparato di nuovo, per essere tutto ripetuto di nuovo. Più di 100 casi sono arrivati a Shifa nelle ultime 24 ore. Troppi per un grande ospedale ben attrezzato con ogni cosa, ma qui – quasi nulla: elettricità, acqua, dispositivi, medicine, OR-tables, strumenti, monitors – tutti arruginiti come se fossero stati presi da un museo degli ospedali del passato. Ma questi eroi non si lamentano. Tirano avanti in questa situazione, come guerrieri, testa in su, enormemente risoluti. E mentre vi scrivo queste parole, da solo, in un letto, sono pieno di lacrime, le lacrime calde ma inutili di dolore e di angoscia, di collera e di paura. Questo non deve accadere! E poi, proprio ora, l’orchestra della macchina da guerra israeliana inizia di nuovo la sua orrenda sinfonia, proprio ora: salve di artiglieria dalle navi contro le spiagge, i ruggenti F16, i droni ripugnanti (in arabo ‘Zennanis’, quelli che ronzano), e gli Apaches. Tutto fatto e pagato dagli USA. Signor Obama – ha un cuore? La invito – passi una sola notte – solo una notte – con noi a Shifa. Travestito come un addetto alle pulizie. Sono convinto, al 100%, che la storia cambierebbe. Nessuno con un cuore E con il potere potrebbe mai andare via, passata una notte a Shifa, senza essere deciso a porre fine alla carneficina del popolo palestinese. I fiumi di sangue continueranno a scorrere la notte prossima. Ho sentito che hanno accordato i loro strumenti di morte. Per favore. Fate quello che potete. Questo, QUESTO non può continuare. Mads Gaza, Occupied Palestine Mads Gilbert MD PhD Professor and Clinical Head Clinic of Emergency Medicine University Hospital of North Norway N-9038 Tromsø, Norway Mobile: +4790878740

Mail da Gaza dai partner di Gazzella – 19 luglio 2014

PMRS / Gaza July 19th, 2014 11:30 For the thirteenth day in a row, the Israeli offensive against Gaza continues where so far 319 people have been killed and 2320 people were wounded, more than 50% of whom are women, children and elderly and many are paramedics and medical staff. And as the ground operation continues for the second day, thousands of people have fled their homes, especially those living near the borders. UNRWA estimates that right now more than thirty thousand people have taken shelter at 34 of its schools. In addition to the continued bombardment, Palestinians are now experiencing longer hours of electricity cuts due to Israeli bombardment of at least thirteen power lines and the inability to repair them in light of the dangerous situation. Israel also stopped its supply of electricity to Gaza. In some areas, electricity is available only two hours a day. And according to the ministry of health, doctors believe that Israel has been using lethal and internationally banned weapons against Gaza and called upon international organizations to come to Gaza to investigate and document the use of such weapons. Today the ministry of health announced medicine and medical disposables stock is almost running out, mainly medicine needed for emergencies, ICU and operations. Human rights organizations called for immediate action to enable evacuation of wounded in Gaza: Physicians for Human Rights-Israel called upon the Israeli military to provide protection “to rescue teams and medical personnel in the Gaza Strip, to allow them to perform their duties without exposing them to danger. This will ensure the principle of the sanctity of life and would avoid delays in evacuating the wounded – delays which may be critical and result in more loss of life.”

Comunicato dai partner di Gazzella a Gaza – 14 luglio 2014

14.7.2014 13:00 Stop the aggression against Gaza In light of the continued Israeli aggression and the vicious attacks against the Palestinian people and against medical teams and institutions in Gaza Strip for the eighth day in a row, the number of victims are on the rise with more than 173 martyrs, including 36 children, 1152 injured and full destruction of 568 homes and institutions and partial destruction of thousands of other buildings, as well as targeting medical institutions, the latest of which was damage incurred by PMRS’s own Center for Chronic Disease in central Gaza as a result of continued bombing. Palestinian Medical Relief Society (PMRS) values the continuous efforts of medical teams working in the field in light of this barbaric aggression, and the way they handle the different injuries despite ongoing Israeli targeting, shortage of various kinds of medications and medical disposables and continued power outage and shortage of fuel. PMRS strongly condemns the increasing Israeli crimes against the Palestinian people and against medical institutions and calls upon the international community with all its institutions to act quickly in order to pressure the occupation to stop its aggression against Palestinians and to provide necessary protection especially to women, children and medical teams, according to international treaties. PMRS appeals to the Arab and international community to provide aid and to act fast in order to get medicine and medical equipment to Gaza Strip in order to support the medical teams in handling the huge numbers of injuries and patients.

‘associazione di soccorso medico, partner di Gazzella a Gaza – 13 luglio 2014

PMRS, July 13th, 2014 For the seventh day in a row, Israeli offensive against Gaza Strip continues killing 165 people and injuring 1129 with a total of 2144 strikes hitting Gaza. As of yesterday July 12: 25 children were killed, 229 children were injured and 260 women were injured, making the percentage of women and children injured over 60%. Homes destroyed: 390 homes were completely destroyed, and 10500 homes were partially destroyed according to minister of works and housing Mofeed Alhasayna, which means that at this point, thousands of people are homeless and seeking shelter at relatives or friends, or living under the rubble of their own destroyed homes. Israeli threats of evacuation: The Israeli army threw leaflets on Beit Lahia and Jabalia residents instructing the people to evacuate their homes, giving them time until 12:00 noon today. In reaction, thousands of people left their homes and took shelter at UNRWA schools. This offensive has been characterized by an apparent targeting of civilian homes, in most cases without warning of their residents. According to Euromed Observer for Human Right, Israel strikes Gaza Strip every three minutes. Israeli threats of a land incursion still stand, and if realized, it will begin within the next few hours. Damage sustained by health facilities PMRS Chronic Disease Center: A lot of damage was sustained by the center earlier today due to bombing near it. The center is closed currently until the damage is assessed. European hospital: as a result of bombing a nearby building, the ceiling of the ICU rooms at the European Hospital in Khan Younes fell on top of the medical staff and patients, injuring a nurse. In addition, the children ward had to be evacuated as a result of the damage sustained. Almabara society for people with disability was bombed and a number of people, including women with disabilities, and their assistants, were killed. All victims were female Alwafa hospital: bombing and completely destroying the fourth floor of the hospital, which houses thirty old people, causing fear among the residents and the staff. PMRS health center at Ezbat Beit Hanoun suffered damage due to heavy bombardment in its vicinity and all windows were broken. Access of health staff to their duty stations at ministry of health: only 40 – 60% of staff members are able to reach the centers where they work. Shortages: According to an appeal made by the WHO and the MoH, the health sector is in need of 80 million dollars of aid in order to sustain its service provision ability with a huge shortage in medications and medical disposables. There is also a shortage in the number of ICU rooms/beds as the numbers are not enough to accommodate the large numbers of victims falling every day. Health staff killed Doctor Anas Rezeq Abu Alkas; a 33 years old doctor was killed when an Israeli missile hit his apartment in Tel Alhawa. Dr. Abu Alkas had lost both his parents during the first war of 2008-2009. Originally, Dr abu Alkas lives in Alqerem area, which is heavily bombarded, so in order to escape to a “safer” place, he moved to an apartment he had bought a while back, but he was killed there. New massacre: Albatsh family-18 people from the same family were killed and 45 people, mainly women and children, were injured. There are still a number of people missing under the rubbles. PMRS physiotherapist, Waleed albatsh, who works at the Gaza physiotherapy center could not come to work due to his family crisis and therefore the physiotherapy center is closed since Waleed was the only staff member who had been able to make it to work earlier.

Resoconto del viaggio di Gazzella a Gaza 26 giugno – 6 luglio 2014

 Resoconto del viaggio nella Striscia di Gaza 26 Giugno 2014 – 6 Luglio 2014 Arrivo a Gerusalemme alle 23.00 dopo una giornata passata tra aeroporti e voli e trovo una città deserta. Negozi chiusi e solo un ristorante tra la Porta di Giaffa e la Porta Nuova è aperto. Gerusalemme Est è già off limits. Pattuglie di soldati e della sicurezza israeliana si muovono per le strade. Ho davanti una decina di giorni da passare in Palestina. Da Nablus mi dicono che la situazione è molto difficile, gli spostamenti da Gerusalemme sono lunghi e difficili. Il giorno dopo il mio arrivo parto per Erez per entrare nella prigione più grande al mondo: la Striscia di Gaza. Dal 12 giugno, giorno della sparizione dei tre coloni, si sono intensificati i bombardamenti sulla Striscia di Gaza mentre la Cisgiordania è sotto rastrellamento. L’accesso alla prigione di Gaza è come al solito sotto l’attento controllo israeliano. Sembra una giornata tranquilla, calda e umida, ma tranquilla. Arrivo alla solita sistemazione messa a disposizione da uno dei nostri partner a Gaza, l’associazione Medical Relief. Nelle prime ore del pomeriggio del mio primo giorno a Gaza, sento un forte boato: hanno assassinato due resistenti, Osama e Mohammed, mentre erano in macchina e attraversavano il campo profughi di Shati. Un drone, con grande precisione, ha colpito la macchina senza lasciare scampo ai due ragazzi. Vado sul posto e trovo tanti palestinesi attorno a quello che è rimasto della macchina; i corpi martoriati sono già stati portati all’obitorio dello Shifa Hospital. Con un passaggio di fortuna, mi sposto allo Shifa dove incontro i padri e fratelli dei due ragazzi assassinati; è qui che grazie all’aiuto di un amico palestinese che fa da traduttore, parlo con i parenti di Osama e Mohammed. Sono stanca di pubblicare e far girare foto di martiri, corpi di bambini e donne straziati, chiedo che si faccia conoscere il volto dei ragazzi in un momento di vita, anche se sono consapevole che quei corpi martoriati dentro la cella sono l’immagine della loro quotidianità (una foto che li ritrae tutt’e due vivi è in allegato). Mentre a Gaza si colpiscono i resistenti, in Cisgiordania continuano i rastrellamenti con il pretesto di cercare i tre coloni spariti. L’esercito israeliano, con l’aiuto della sicurezza palestinese, predispone le perquisizioni nelle case; durante le operazioni vengono distrutti beni personali, rubati materiali e documenti e i palestinesi vengono prelevati dalle loro case senza motivo (detenzione amministrativa). Sono oramai più di 500 i palestinesi arrestati in queste settimane e tre di loro assassinati dopo essere stati sequestrati. I dieci giorni trascorsi a Gaza sono stati impegnati incontrando i bambini e le bambine del progetto Gazzella; monitorando la condizione sanitaria dello Shifa hospital dove la carenza cronica di medicinali, di materiali monouso ma anche l’impossibilità di fare manutenzione ai macchinari hanno determinato una situazione molto difficile. Con la chiusura, o apertura a singhiozzo, dei valichi Kerem Shalom e Rafah, ma anche con la chiusura dei tunnel, tanti materiali sanitari, medicine e non solo, non sono più reperibili. Si negano i diritti alla vita, alla salute e alle cure. Durante la mia presenza a Gaza i bombardamenti sono stati frequenti su tutta la Striscia, si dice siano contro i resistenti, per distruggere depositi di armi, ma qualsiasi attacco è contro la popolazione civile di Gaza. Bombardamenti che si intensificano soprattutto durante la notte: iniziano verso le 2 del mattino e proseguono per ore. Nel cuore della notte vieni svegliato da un forte boato, il letto oscilla come per una forte scossa di terremoto. Vetri delle finestre in frantumi, crepe vistose sulle pareti delle case, e tanta paura. Questa è la vita a Gaza! Il Ramadan è iniziato e forse qualcuno spera che almeno in questo periodo gli attacchi siano limitati, ma non è così. Il Ramadan viene vissuto sotto le bombe, con l’elettricità a fasce orarie divise per zona; un Ramadan più povero del solito a causa anche dei mancati pagamenti dei salari dallo scorso mese di maggio a più di 40.000 dipendenti del governo di Hamas; per la disoccupazione cronica, mali tutti determinati dall’occupazione israeliana e dalle politiche complici dell’Europa e degli USA. Vengono ritrovati i corpi dei tre coloni e gli attacchi su Gaza si intensificano, ancora martiri della resistenza e feriti tra i civili, mentre in Cisgiordania continuano gli arresti e rastrellamenti. Il mondo condanna l’omicidio dei tre coloni, omicidio che Israele vuole imputare a Hamas che invece, fin dal primo momento dell’annuncio della loro sparizione, ha negato qualsiasi responsabilità. La faccenda dei tre coloni ha messo in luce le non tanto nascoste divergenze politiche palestinesi. Mahmud Abbas Abu Mazen da una parte ha denunciato le punizioni collettive attuate dall’esercito israeliano in Cisgiordania, e dall’altra ha espresso solidarietà a Israele condannando il “rapimento” dei tre coloni e continuando la collaborazione tra le forze di sicurezza dell’ANP e l’esercito israeliano per organizzare rastrellamenti e sequestri dei palestinesi nei territori occupati. A Gaza arrivano notizie della situazione esplosiva in Cisgiordania, notizie inquietanti di aggressioni a bambini e ragazzi palestinesi da parte dei coloni, una caccia al palestinese al grido “morte agli arabi”, fino all’assassinio di Mohammed Abu Khdeir , 16 anni, sequestrato da coloni israeliani e dato alle fiamme. Una morte che i sionisti italiani imputano alla famiglia del ragazzo perché, scrivono, è gay, e postano su facebook e non solo insulti e menzogne. Intanto dalla Striscia di Gaza si intensificano i lanci di razzi contro le colonie israeliane, molti di questi intercettati dal sistema antimissile Iron Dome. Una risposta da Gaza contro l’occupazione, contro le politiche israeliane di pulizia etnica iniziate prima del 1948 e mai terminate. Riporto per dovere di cronaca le dichiarazioni rilasciate dai gruppi islamici mentre ero a Gaza. Il 3 luglio la Brigata armata Ezzedin Qassam, braccio armato di Hamas, tiene una conferenza stampa a Gaza nella quale ribadisce il diritto alla resistenza contro l’occupante e il diritto alla difesa del popolo palestinese. Una conferenza stampa dai toni bassi nella consapevolezza del difficile momento politico, ma

Resoconto del viaggio di Gazzella a Gaza 26 giugno – 6 luglio 2014

 Resoconto del viaggio nella Striscia di Gaza 26 Giugno 2014 – 6 Luglio 2014 Arrivo a Gerusalemme alle 23.00 dopo una giornata passata tra aeroporti e voli e trovo una città deserta. Negozi chiusi e solo un ristorante tra la Porta di Giaffa e la Porta Nuova è aperto. Gerusalemme Est è già off limits. Pattuglie di soldati e della sicurezza israeliana si muovono per le strade. Ho davanti una decina di giorni da passare in Palestina. Da Nablus mi dicono che la situazione è molto difficile, gli spostamenti da Gerusalemme sono lunghi e difficili. Il giorno dopo il mio arrivo parto per Erez per entrare nella prigione più grande al mondo: la Striscia di Gaza. Dal 12 giugno, giorno della sparizione dei tre coloni, si sono intensificati i bombardamenti sulla Striscia di Gaza mentre la Cisgiordania è sotto rastrellamento. L’accesso alla prigione di Gaza è come al solito sotto l’attento controllo israeliano. Sembra una giornata tranquilla, calda e umida, ma tranquilla. Arrivo alla solita sistemazione messa a disposizione da uno dei nostri partner a Gaza, l’associazione Medical Relief. Nelle prime ore del pomeriggio del mio primo giorno a Gaza, sento un forte boato: hanno assassinato due resistenti, Osama e Mohammed, mentre erano in macchina e attraversavano il campo profughi di Shati. Un drone, con grande precisione, ha colpito la macchina senza lasciare scampo ai due ragazzi. Vado sul posto e trovo tanti palestinesi attorno a quello che è rimasto della macchina; i corpi martoriati sono già stati portati all’obitorio dello Shifa Hospital. Con un passaggio di fortuna, mi sposto allo Shifa dove incontro i padri e fratelli dei due ragazzi assassinati; è qui che grazie all’aiuto di un amico palestinese che fa da traduttore, parlo con i parenti di Osama e Mohammed. Sono stanca di pubblicare e far girare foto di martiri, corpi di bambini e donne straziati, chiedo che si faccia conoscere il volto dei ragazzi in un momento di vita, anche se sono consapevole che quei corpi martoriati dentro la cella sono l’immagine della loro quotidianità (una foto che li ritrae tutt’e due vivi è in allegato). Mentre a Gaza si colpiscono i resistenti, in Cisgiordania continuano i rastrellamenti con il pretesto di cercare i tre coloni spariti. L’esercito israeliano, con l’aiuto della sicurezza palestinese, predispone le perquisizioni nelle case; durante le operazioni vengono distrutti beni personali, rubati materiali e documenti e i palestinesi vengono prelevati dalle loro case senza motivo (detenzione amministrativa). Sono oramai più di 500 i palestinesi arrestati in queste settimane e tre di loro assassinati dopo essere stati sequestrati. I dieci giorni trascorsi a Gaza sono stati impegnati incontrando i bambini e le bambine del progetto Gazzella; monitorando la condizione sanitaria dello Shifa hospital dove la carenza cronica di medicinali, di materiali monouso ma anche l’impossibilità di fare manutenzione ai macchinari hanno determinato una situazione molto difficile. Con la chiusura, o apertura a singhiozzo, dei valichi Kerem Shalom e Rafah, ma anche con la chiusura dei tunnel, tanti materiali sanitari, medicine e non solo, non sono più reperibili. Si negano i diritti alla vita, alla salute e alle cure. Durante la mia presenza a Gaza i bombardamenti sono stati frequenti su tutta la Striscia, si dice siano contro i resistenti, per distruggere depositi di armi, ma qualsiasi attacco è contro la popolazione civile di Gaza. Bombardamenti che si intensificano soprattutto durante la notte: iniziano verso le 2 del mattino e proseguono per ore. Nel cuore della notte vieni svegliato da un forte boato, il letto oscilla come per una forte scossa di terremoto. Vetri delle finestre in frantumi, crepe vistose sulle pareti delle case, e tanta paura. Questa è la vita a Gaza! Il Ramadan è iniziato e forse qualcuno spera che almeno in questo periodo gli attacchi siano limitati, ma non è così. Il Ramadan viene vissuto sotto le bombe, con l’elettricità a fasce orarie divise per zona; un Ramadan più povero del solito a causa anche dei mancati pagamenti dei salari dallo scorso mese di maggio a più di 40.000 dipendenti del governo di Hamas; per la disoccupazione cronica, mali tutti determinati dall’occupazione israeliana e dalle politiche complici dell’Europa e degli USA. Vengono ritrovati i corpi dei tre coloni e gli attacchi su Gaza si intensificano, ancora martiri della resistenza e feriti tra i civili, mentre in Cisgiordania continuano gli arresti e rastrellamenti. Il mondo condanna l’omicidio dei tre coloni, omicidio che Israele vuole imputare a Hamas che invece, fin dal primo momento dell’annuncio della loro sparizione, ha negato qualsiasi responsabilità. La faccenda dei tre coloni ha messo in luce le non tanto nascoste divergenze politiche palestinesi. Mahmud Abbas Abu Mazen da una parte ha denunciato le punizioni collettive attuate dall’esercito israeliano in Cisgiordania, e dall’altra ha espresso solidarietà a Israele condannando il “rapimento” dei tre coloni e continuando la collaborazione tra le forze di sicurezza dell’ANP e l’esercito israeliano per organizzare rastrellamenti e sequestri dei palestinesi nei territori occupati. A Gaza arrivano notizie della situazione esplosiva in Cisgiordania, notizie inquietanti di aggressioni a bambini e ragazzi palestinesi da parte dei coloni, una caccia al palestinese al grido “morte agli arabi”, fino all’assassinio di Mohammed Abu Khdeir , 16 anni, sequestrato da coloni israeliani e dato alle fiamme. Una morte che i sionisti italiani imputano alla famiglia del ragazzo perché, scrivono, è gay, e postano su facebook e non solo insulti e menzogne. Intanto dalla Striscia di Gaza si intensificano i lanci di razzi contro le colonie israeliane, molti di questi intercettati dal sistema antimissile Iron Dome. Una risposta da Gaza contro l’occupazione, contro le politiche israeliane di pulizia etnica iniziate prima del 1948 e mai terminate. Riporto per dovere di cronaca le dichiarazioni rilasciate dai gruppi islamici mentre ero a Gaza. Il 3 luglio la Brigata armata Ezzedin Qassam, braccio armato di Hamas, tiene una conferenza stampa a Gaza nella quale ribadisce il diritto alla resistenza contro l’occupante e il diritto alla difesa del popolo palestinese. Una conferenza stampa dai toni bassi nella consapevolezza del difficile momento politico, ma

Dai volontari di Gazzella a Gaza, 2 luglio 2014

La notizia del ritrovamento dei cadaveri dei tre coloni rapiti lo scorso 12 giugno a Hebron sta attraversando le case, le moschee, le strade della striscia di Gaza. Ieri sera, la prima sera di Ramadan, le strade erano piene di bambini che giocavano, gente che passeggiava e che formava capannelli . Stassera sono vuote e la gente si e’ rinchiusa a commentare il fatto e chi ha l’elettricita’ e’ attaccato al computer o al televisore. La paura di un duro attacco contro la popolazione civile e’ reale. Un attacco adesso metterebbe definitivamente in ginocchio Gaza e i suoi 1.600.000 palestinesi. Gli ospedali sono gia’ in sofferenza a causa dell’assedio: mancanza di medicinali e oramai scarseggiano anche materiali monouso. Dall’altro lato la popolazione sta vivendo da troppo tempo profonde contraddizioni e malumori sociali: da una parte i dipendenti pubblici stipendiati dall’ANP e dall’altra I dipendenti pubblici di Hamas senza stipendo da maggio dopo mesi passati con il salario dimezzato. Tensioni sociali che si sono fatte sentire lo scorso 5 giugno quando il governo di Hamas ha fatto chiudere la banche il giorno di pagamento dei salari per i dipendenti dell’ANP e stessa cosa dovrebbe avvenire questo mese. I risultati di questa situazione li ho visti negli ospedali dove medici, infermieri delle diverse “appartenenze” di Governo, perche’ di quest si tratta, si misurano quotidianamente sulle cose da fare e come farle e puo’ anche accadere di imbattersi in involucri di rifiuti speciali ospedalieri abbandonati perche’ non si sa chi deve fare e come fare la raccolta. Per anni ho guardato alla solidarieta’ tra palestinesi, ben consapevoli delle questioni politiche aperte, e questo mi dava speranza. Oggi le tensioni le tocchi con mano nei luoghi pubblici, ma anche nelle famiglie quando un suo componente dipendente del Governo di Gaza lavora senza stipendio e un parente, magari il fratello, e’ a casa senza lavorare stipendiato dall’ANP. Un’amica impiegata press o il Ministero della salute mi dice che e’ senza salario da 2 mesi, ma tutte le mattine deve andare a lavorare pagandosi il trasporto. Spese concrete senza entrate! Queste azioni di resistenza quotidiana sono affiancate dalla resistenza dei comitati e dei vari gruppi armati che anche in questi giorni hanno risposto allo stato di assedio sulla striscia di Gaza e agli omicidi e arresti nella Westbank. In questa situazione sociale cosi’ frantumata un attacco militare israeliano avrebbe effetti devastanti e chi tira le fila della politica mediorientale ne conosce le conseguenze stante che da tanto tempo sta infettando la societa’ civile Palestinese per traghettarla verso il nuovo ordine mondiale-sociale. G.B – da gaza 30/6/2014