intervista alla volontaria di Gazzella a Gaza
La lotta dei palestinesi è la lotta di tutti noi. Intervista a Giuditta Brattini di Valerio Guizzardi e Gigi Roggero “I giovani che si stanno ribellando a Ferguson si percepiscono e comprendono di essere non diversi dai giovani di Gaza”, ci diceva nella sua intervista Sam Anderson. Il riferimento non è evidentemente casuale, perché la lotta dei palestinesi è una lotta di tutti e per tutti. Lo spiega molto bene e in modo dettagliato Giuditta Brattini, una compagna che da molti anni si impegna concretamente al fianco della quotidiana resistenza palestinese. È a Gaza da alcune settimane per il monitoraggio degli ospedali pubblici della Striscia e per il progetto “Gazzella Onlus” per seguire i bambini in adozione, bambini che in questi anni sono rimasti feriti sotto gli attacchi israeliani. L’intervista permette da un lato di comprendere la situazione nella Striscia di Gaza e lo sviluppo della resistenza, dall’altro di sgomberare il terreno di movimento da troppe incertezze e distinguo, per non parlare degli imbarazzanti e complici silenzi, che in queste settimane hanno indebolito la possibilità di costruire una mobilitazione forte a sostegno della lotta dei palestinesi. “Ho iniziato la mia attività da Rafah, visitando gli ospedali pubblici colpiti durante quest’ultima aggressione criminale israeliana. Abbiamo cominciato dall’Al Najar Hospital, con una capacità di 58 posti letti parlare di ospedale è un eufemismo. Durante i 35 giorni di attacchi israeliani, è l’ospedale che ha sopportato le maggiori emergenze dell’area di Rafah, e stiamo parlando di una popolazione di circa 300.000 persone. Per più giorni è stato bloccato dai tank israeliani, con enormi difficoltà per far arrivare i feriti. La situazione sanitaria è quella di maggior emergenza a Gaza. Gli ospedali sono stati decretati un bersaglio, Israele non ha infatti risparmiato di bombardarli, come è successo con l’Al-Wafa Hospital, l’unico ospedale per la riabilitazione a Gaza, che dopo tre attacchi è stato completamente distrutto il 19 luglio, con l’evacuazione degli ultimi 26 pazienti rimasti. Non hanno avuto vita facile nemmeno gli ospedali del nord, come quello di Beit Hanoun, a cui sono rimasti solo 15 dei 66 posti letto disponibili dopo aver subito un pesante attacco alla fine di luglio. La stessa cosa all’ospedale Al-Alaqsa di Deir al-Balah: anche questo ha subito gravi danni, addirittura durante gli attacchi ci sono stati quattro morti tra pazienti e staff medico e paramedico. Vengono quindi attaccati anche i siti sensibili, quelli che il diritto internazionale giudica sotto protezione in qualsiasi situazione di guerra, anche se non mi piace definirla così: a Gaza non è in corso una guerra, ma un’aggressione criminale contro una popolazione che resiste a sessant’anni di occupazione.” Questa è una prima definizione fondamentale per comprendere quello che sta avvenendo: si tratta di un’aggressione criminale, di conseguenza non c’è diritto internazionale che tenga… “Infatti, non è nemmeno rispettato per i siti sensibili, e questo vale anche per le scuole Unrwa, che sono state riaperte per dare ospitalità agli sfollati. Parliamo di 250.000 sfollati nelle scuole Unrwa e altrettanti nelle scuole governative. Anche le scuole Unrwa sono state oggetto di attacchi israeliani e qui hanno trovato la morte molti palestinesi che si erano rifugiati dopo essere stati costretti ad abbandonare le proprie abitazioni. Sotto l’aspetto dell’intervento umanitario la situazione è veramente pesante. Io sono arrivata mentre era in corso una tregua, inizialmente di 5 giorni, poi si è prolungata, ma come sapete da qualche giorno si è interrotta e i bombardamenti sono ricominciati. Durante la tregua una parte degli sfollati che avevano abbandonato le scuole sono tornati a casa (che, seppur bombardate o colpite da attacchi, erano in qualche maniera rimaste agibili) per riprendersi una normalità di vita. È straordinaria la capacità dei palestinesi di riprendersi la vita, anche dopo 35 giorni di attacco. Da due giorni, però, sono nuovamente sfollati nelle scuole, con il sovraffollamento, con condizioni igieniche ridotte ai minimi termini, l’acqua viene distribuita con le taniche, l’elettricità c’è solo per un paio di ore al giorno. Dunque, anche la parte igienico-sanitaria è molto carente e a rischio. Ho visitato alcune scuole di sfollati e mi dicevano che sono molto frequenti le malattie della pelle come la dermatite o la scabbia, ci sono stati parecchi casi di meningite virale, poi infezioni che portano febbre alta e stanno colpendo i soggetti più deboli, bambini e anziani; queste le conseguenze di condizioni di miseria, mancanza di igiene, che comportano diffusione di malattie infettive. Vale la pena ricordare che tutto lo staff medico e paramedico degli ospedali, durante l’operazione ‘margine protettivo’, ha lavorato in condizioni molto difficili, 24 ore su 24, in carenza di materiali monouso come guanti o siringhe, con il pericolo costante di trasmissione di infezioni. Il ministero della salute ha relazionato sul fatto che, nel corso dell’emergenza quando i feriti arrivano numerosi, i primi interventi venivano fatti nel primo posto libero, fosse anche il pavimento o un tavolo qualsiasi. È facile immaginarsi cosa questo può comportare anche per il futuro con riferimento a trasmissioni di infezioni. Lo Shifa Hospital di Gaza City – l’ospedale più grande della Striscia di Gaza, quello che sta accogliendo buona parte dei feriti che arrivano anche dalle altre località e ospedali – si trova ad avere i giardini e il piccolo parco intorno utilizzati quale accampamento per gli sfollati. Non solo gli sfollati la cui casa è stata distrutta, ma anche i parenti dei ricoverati che devono fare l’assistenza si sono fatti una tenda negli spazi pubblici attorno all’ospedale. Anche qui le condizioni igieniche sono allarmanti, non ci sono servizi igienici, non ci sono elettricità e acqua. Complessivamente queste situazioni determineranno nei prossimi mesi rischi per la salute pubblica, perché l’impossibilità di avere situazioni igienico-sanitarie con un minimo di garanzia sarà origine di altre malattie e infezioni.” Quali sono le modalità e i problemi che incontrate nello svolgimento del vostro progetto? “L’attività del progetto ‘Gazzella Onlus’ è difficoltosa. Sono stata nella zona nord di Beit Hanoun, vicino al border di Erez, la cittadina era irriconoscibile: case e strade distrutte, un disegno urbano modificato che ci
Gazzella a Sondrio sabato 30 agosto 2014
GAZA Incontro di Approfondimento Interventi di: Khader Tamimi, Presidente della comunità palestinese lombarda Ugo Giannangeli, avvocato, attivista per i diritti umani Ezzedin Abu Al Khair, rappresentante della Mezzaluna Rossa Palestinese Sancia Gaetani, rappresentante di Gazzella Onlus, associazione che si occupa di assistenza cura e riabilitazione dei bambini palestinesi feriti da armi da guerra Serena Baldini, rappresentante di Vento di Terra Onlus Ong,che ha realizzato i progetti Impronte di pace,Scuola di gomme e Terra di bambini SABATO 30 AGOSTO 2014 – SONDRIO – Sala Vitali – Via delle Pergole, 10 Credito Valtellinese Dalle ore 16.00 – 19:00
raccolta fondi per materiale sanitario per gli ospedali di Gaza – 23 agosto 2014

Cari amici di Gazzella, la sottoscrizione straordinaria per l’emergenza sanitaria a Gaza ha raggiunto oggi, sabato 23 agosto 2014, la cifra di 23.230,00 euro. Ad oggi abbiamo acquistato i seguenti farmaci, come richiesto dalla farmacia dell’ospedale al-Shifa di Gaza: prezzo totale (NIS) prezzo/unità (NIS) quantità articolo 10000 5 2000 L Ultrasound gel 23726 23.75 999 Leucovorin 50 mg 23400 1.95 12000 Dexamethasone 4 27634 17.49 1580 Ipratropium resp solution 84760 TOTALE I farmaci sono stati consegnati il 19 agosto 2014 al deposito delle farmacie degli ospedali al-Shifa di Gaza e di Khan Younes. Nelle foto scattate dalla volontaria di Gazzella a Gaza la consegna dei farmaci. Il costo dei farmaci consegnati è di 16.250,00 euro. Ringraziando tutti coloro che hanno sottoscritto, preghiamo tutti i sostenitori di Gazzella di far girare l’informazione e di fare tutto il possibile per continuare la sottoscrizione EMERGENZA GAZA RACCOLTA STRAORDINARIA DI FONDI PER ACQUISTO MATERIALE SANITARIO PER GLI OSPEDALI DI GAZA Gazzella-Onlus c/c presso Banca Etica Roma IBAN: IT43D0501803200000000105279 Causale: Emergenza Gaza (dall’estero SWIFT: CCRTIT2T84A)
dalla volontaria di Gazzella a Gaza – 23 agosto 2014

Anche questa notte i bombardamenti su tutta la striscia di Gaza si sono fatti sentire, il numero dei morti è arrivato a 2105 e dei feriti a 10.469; numeri questi che sono purtroppo in continuo aumento perché gli attacchi israeliani su Gaza si sono intensificati nelle ultime ore. Oggi pomeriggio su buona parte della striscia di Gaza, anche nella zona ovest della città di Gaza ( area compresa tra il porto, Rimal Street, Shifa hospital), nel tentativo di indebolire lo spirito di della resistenza, sono stati lanciati da aerei israeliani volantini che annunciano bombardamenti. Di seguito il testo: “Agli abitanti della Striscia, L’IDF nell’intento di contrastare qualsiasi azione terroristica colpirà le infrastrutture terroristiche e operative di Hamas e di altre organizzazioni. Continueremo a ricercare la leadership di Hamas che si nasconde sottoterra e ignora i bisogni dei civili di Gaza e il loro desiderio di tranquillità. L’IDF agirà con piena forza contro qualsiasi installazione militare o civile che i terroristi usano per compiere azioni dirette contro lo Stato di Israele. Ogni casa dalle quali si originino azioni militari verrà attaccata. Per la vostra sicurezza, evitate che i terroristi utilizzino la vostra proprietà per azioni armate e state lontani da qualsiasi luogo utilizzato dai terroristi. L’IDF chiede di evacuare immediatamente qualsiasi zona da cui parte un attacco contro Israele. Residenti di Gaza , la campagna è in corso. Siete avvisati. Il comando dell’IDF”. Israele vuole far sentire i civili di Gaza indifesi e senza nessun riparo sicuro. Stamattina verso le 13,00 è arrivata da Khan Younis l’ultima parte dei farmaci acquistati con le donazioni: 2.000 flaconi di ultrasound gel, al costo di 5 nis cadauno per un totale di 10.000 nis, pari a 2.200 euro. La casa farmaceutica Ghanem Sons di Khan Younis aveva mandato i materiali al Nasser Hospital di Khan Younis perché gli spostamenti sono a rischio e la casa farmaceutica ha preferito appoggiarsi alla struttura pubblica che con un mezzo del Ministero della salute ha trasportato il materiale a Gaza al magazzino generale dei farmaci (foto). Se nei giorni scorsi le strade di Gaza vedevano circolare poche macchina oggi sono deserte (foto). Qualsiasi spostamento è da evitare e se necessario da farsi solo con mezzi di emergenza quali ambulanze, mezzi del Ministero della salute, delle Nazioni unite e delle Ong. A Gaza sono tutti consapevoli che Israele non si ferma davanti a un automezzo tutelato dalla Convenzione di Ginevra, così come non lo fa con le scuole dell’Unrwa e con gli ospedali. Intanto la popolazione civile sopravvive: le scuole dell’Unrwa e quelle governative ospitano oramai circa 500.000 sfollati. Onu e Ong distribuiscono due pasti al giorno non solo alle famiglie che hanno trovato rifugio nelle scuole, ma anche a quelle che non hanno più una casa e hanno una sistemazione presso parenti e amici. Resta problematica la situazione per le famiglie che sono rimaste nelle loro case, ma che continuano a non avere elettricità, solo 2 ore al giorno, e senza acqua corrente (foto). Oltre alle ferite fisiche causate dai bombardamenti i bambini e le bambine di Gaza sono drammaticamente traumatizzati: angoscia, paura, crisi di panico, insonnia e incubi, sentimento di morte, perdita degli affetti, mancanza di concentrazione con conseguenti rischi per lo sviluppo delle capacità intellettuali ed emotive. Queste condizioni riguardano centinaia di migliaia di bambini a Gaza. Anche per questo crimine Israele deve rispondere sulla base dei contenuti della carta internazionale della tutela dei diritti dei bambini. In questo momento non vedere la brutalità dell’aggressione israeliana contro la popolazione civile di Gaza, non mettere in campo iniziative forti di sensibilizzazione, di diffusione delle molteplici violazioni significa dare appoggio alle criminali azioni israeliane. Chiudo questo report che sono le 18,30 ora locale a Gaza. Droni anche sopra la nostra casa: dicono che dove siamo è un posto sicuro, segnalato all’esercito israeliano (IDF) per la presenza di internazionali, come gli alberghi dove soggiornano i giornalisti. Abbiamo preparato il bagaglio nel caso ci si dovesse muovere. Anche questo è vivere a Gaza. Da Gaza 23.8.2014 g.b. per Gazzella Onlus
dalla PMRS, partner di Gazzella a Gaza – 23 agosto 2014
PMRS / Gaza 23-8-2014 13:00 A three-day ceasefire followed by five other days ended when Israel renewed its attacks against Gaza Strip on Tuesday night, August 19th. The Israeli offensive going on for over six weeks has so far left nearly 2100 martyrs and 10500 others injured. According to the Ministry of Health, more than 3,000 children have been injured, of which an estimated 1,000 will suffer from a lifelong disability. The United Nations estimates at least 373,000 children require direct and specialized psychosocial support. And, based on the total number of adults killed, there may be up to 1,500 children orphaned. The Palestinian Medical relief society continues to provide its services to the public and has mobilized field teams to provide services to displaced people in school shelters. PMRS has eleven teams that provide medical care, psychosocial services, and wound dressing for injured people and provide people with disabilities assistive devices. The teams also distribute humanitarian assistance. So far, our teams visited a total of 54 school shelters with a total population of 113,868 people. The situation in shelters is not stable. People, whose houses sustained partial damage usually move back to their homes during ceasefire time. But in light of the renewed Israeli attacks, these people have movedback to the schools amid uncertainty of what is yet to come. Damage sustained by PMRS centers: As a result of ongoing Israeli bombardment, and a number of PMRS centers incurred damage on different levels, some we were able to fix and operate, while others remain closed. No. Center Date closed Date sustained damage Date reopened 1 Chronic disease center 13/7/2014 13/7/2014 7/23/2014 2 Ezbet Bet Hanoun 19/7/2014 12/07/2014 19/07/2014 Still closed 3 Abu Tuaema clinic 23/7/2014 Evacuation of the village 23/7/2014 Still closed 4 Um Alnuser clinic 19/7/2014 Evacuation of the village 3/8/2014 5 Rehabilitation center – Khanyounse 12/7/2014 6/8/2014 Still closed 6 Physiotherapy center – Gaza – 23/8/2014 Working
dalla volontaria di Gazzella a Gaza – 22 agosto 2014
I bombardamenti israeliani su Gaza, iniziati l’8 luglio, ai quali Europa e USA stanno dando il loro sostegno, si basano sul presupposto che sia ragionevole e legittimo attaccare Hamas, per reazione al lancio di razzi nel ‘territorio’ israeliano. Hamas è così considerato responsabile delle morti dell’una e dell’altra parte. Ban Ki-moon, sollecita Israele a fare quanto possibile per fermare le morti dei civili e John Kerry chiede agli israeliani di essere “precisi” negli attacchi militari. L’informazione menziona i morti, le dichiarazioni dei politici, ma ignora le ragioni per le quali da oltre 60 anni i palestinesi resistono, con ogni mezzo all’occupazione, agli insediamenti, all’assedio che attanaglia la popolazione civile di Gaza dal 2007. Una punizione collettiva per aver votato democraticamente e scelto Hamas per governare. La comunità internazionale oltre a ignorare la condizione in cui versa la popolazione civile palestinese vorrebbe anche che subisse in silenzio. E da qui la condanna per il lancio di razzi verso Israele. L’esercito israeliano al contrario può contare su un efficiente armamento e sofisticati sistemi computerizzati che possono colpire l’obiettivo senza fatica e con estrema precisione. L’operazione israeliana “margine di protezione” trova giustificazione nella volontà di porre fine alle capacità militari di Hamas di lanciare razzi. L’operazione militare israeliana ha già causato la morte di 2.050 civili, di cui 552 bambini e più di 10.100 feriti di cui 3.082 bambini, ha raso al suolo oltre 10.000 edifici, distrutto più di 30.000 abitazioni, oltre a insfrastutture, scuole, ospedali, attività commerciali. Azioni criminali che meritano di essere portate davanti alla Corte Internazionale anche in ragione del diritto a resistere all’occupazione. Una Commissione d’inchiesta incaricata dalle Nazioni Unite di indagare sui crimini israeliani compiuti a Gaza nel corso dell’operazione ” margine di protezione” è stata già nominata. Tuttavia vale la pena ricordare come ha lavorato in passato la “commissione d’inchiesta Goldstone” nominata per indagare sui crimini commessi durante l’operazione “piombo fuso”. Una commissione che andò oltre il mandato ricevuto. In quella occasione l’impostazione dei lavori della commissione, si è sviluppata per far credere l’esistenza di una guerra in atto. È necessario fin da subito vigilare affinché non si riproponga la lettura degli eventi all’interno di un “ conflitto israelo-palestinese “ dove lo stesso termine “conflitto” allude ad uno scontro militare fra forze egualmente organizzate che si contendono la vittoria sul piano bellico e dove le violazioni delle norme internazionali di tutela delle popolazioni civili vanno valutate, pesate e condannate con i medesimi criteri. Questo occulterebbe ancora una volta il dato fondamentale della vicenda, l’aggressione alla popolazione civile palestinese, la negazione del suo diritto alla autodeterminazione, per rappresentare semplicemente una fase dell’aggressione di Israele contro il popolo palestinese, omettendo di riconoscere che anche l’operazione “margine di protezione” è una tappa della più lunga e violenta vicenda coloniale dell’epoca moderna. Da martedì scorso, prima ancora che scadesse la tregua, ad oggi i martiri degli attacchi israeliani sono più di 30 e oltre 130 i feriti. Ieri allo Shifa Hospital è arrivato il corpicino di Sara, 3 anni e mezzo ritrovata sotto le macerie del bombardamento di 2 giorni fa a Gaza nel quartiere di Sheikh Radwan dove persero la vita 3 persone. Issam di 26 anni e Mohammad di 43 hanno trovato la morte mentre erano in macchina nelle vie di Gaza; altri 4 martiri sono caduti al cimitero di Sheikh Radwan mentre seppellivano altri martiri; tutti assassinate nel corso di raid aerei. A Rafah, i raid israeliani hanno ucciso alcun membri delle Brigate Al Qassam e con loro altri 3 civili e causato numerosi feriti. La tensione su tutta la striscia di Gaza è alta: le strade sono vuote e pochissimi i negozi aperti. I timori di restare vittime dei raid aerei contro abitazioni, uffici del governo locale, moschee, scuole, ospedali o macchine in movimento è concreto. Oltre al “bollettino” giornaliero dei morti e feriti, andrebbero menzionate le condizioni psicologiche di bambini, donne e uomini; monitorate le reazioni, l’aggressività che condizioni di trauma e stress continuo determinano. Già da queste valutazioni comprenderemmo come i civili di Gaza faranno fatica a risollevarsi, a riprendersi la fiducia e la speranza. Lo stato di salute mentaledegli abitanti della striscia di Gaza è fatto della paura di trovare la morte nel sonno o per strada. Uno stato d’ansia perenne per 1800.000 palestinesi assediati in una striscia di terra di circa 380 kmq sulla quale non c’è alcun rifugio sicuro dagli attacchi aerei, dai droni e dai bombardamenti via mare. Cammini per strada, dormi nel tuo letto, sei seduto nella tua casa con la morte a fianco! Questa condizione ti rende più fragile e meno fiducioso. Aggressioni psicologiche, attacchi armati anche con armi non convenzionali, situazioni che devono essere denunciate e condannate. Ancora l’informazione ignora l’impatto complessivo delle azioni militari sui civili. Da Gaza g.b. 22.8.2014
report della volantaria di Gazzella a Gaza – 20 agosto 2014
Ieri sera, prima ancora dello scadere della tregua, la popolazione civile di Gaza ripiombava nel sangue: in un bombardamento a Gaza City nel quartiere di Sheikh Radwan hanno perso la vita la moglie e il figlio di Mohammed Deif, comandante del movimento islamico di resistenza. Sotto le macerie altri 3 civili, i cui corpi sono arrivati all’obitorio dello Shifa Hospital, per le difficoltà nel recuperare i cadaveri, solo nella tarda mattina di oggi. Nel bombardamento sono rimasti feriti anche gli altri figli in tenera età di Mohammed Deif La mattinata e’ stata segnata da continui criminali attacchi: verso le 11.30 all’ospedale al-Shifa è arrivato il corpo di Sami Hassan Aiad di al-Zaytun assassinato mentre era per strada a piedi. Aveva 33 anni e faceva il portiere all’ospedale al-Wafa, ospedale bombardato per 3 volte lo scorso mese di luglio, fino alla sua completa distruzione. A seguire sono arrivati i corpi di Zaki di 61 anni e della piccola Nur di 2 anni e mezzo assassinati in due diversi attacchi di droni sempre a Zaytun. Anche la sorella di Nur, Lana di 7 anni, è rimasta gravemente ferita; stavano andando a fare la spesa al mercato locale. Altri attacchi aerei sulla Striscia di Gaza hanno colpito le aree di Beit Lahiya, al-Zaytoun, al-Maghazi, Deir al-Balah, al-Qarara, Khuza’a, la zona est di Rafah e di Shaja’iyya. In queste ore i morti sono più di 20 e oltre 100 i feriti e tra di loro ancora tanti bambini. È all’obitorio dove ho visto i corpi delle vittime, per chi legge può sembrare assurdo che si passi una mattinata all’obitorio, ma Gaza è questa: la morte. Arrivano i morti e a seguire i parenti, gli amici. I corpi vengono ricomposti, perché troppo spesso alcune parti sono staccate, ripuliti e avvolti in un lenzuolo bianco e consegnati ai parenti per il funerale e il tavolo di acciaio dove il cadavere è stato sistemato, viene velocemente lavato …… un altro martire sta per arrivare. E’ la prima volta che cerco di documentare i fatti da un obitorio, come operano gli addetti e ti rendi conto che è un luogo pieno di emozioni, di vicinanza, di complicità. Per gli operatori che ricevono i corpi, li devono preparare è sempre come fosse la prima volta, anche se i gesti sono gli stessi, ma le emozioni, la rabbia si rinnovano ogni volta. Condividi una lacrima nascosta, un pensiero alla famiglia e sempre un pensiero al coraggio di questo popolo che da 60 anni resiste con i suoi figli (foto). Mi sento privilegiata nel poter fare queste esperienze, consapevole della preoccupazione che procuro alle persone che mi amano; mi auguro di riuscire a trasmettere, anche con immagini difficili, quanta sofferenza, quanta ingiustizia stia subendo il popolo palestinese. Davanti a questo orgoglio, a questa dignità, non possiamo stare in silenzio. Il silenzio del governo italiano e dell’Europa è un sostegno ai crimini israeliani contro i civili di Gaza; spetta a noi non essere complici, spetta a noi agire ognuno come può, ma non lasciamo che il sangue palestinese sporchi le nostre mani. Da Gaza G.B. – Per Gazzella onlus 20.8.2014
report della volontaria di Gazzella a Gaza – 19 agosto 2014
Ieri 18 agosto Gaza City era un ‘delirio’, alla mezzanotte scadeva la tregua e per tutta la giornata le notizie si rincorrevano senza tuttavia avere un’idea precisa di cosa stesse accadendo al Cairo al tavolo delle trattative. Negozi affollati per acquistare cibo, traffico di macchine e camioncini stipati di persone e cose. Infatti le famiglie di sfollati che erano rientrate nelle loro case, ancora agibili anche se bombardate, non sapendo cosa potesse accadere dopo la mezzanotte ritornavano nelle scuole dell’Unrwa per passarvi la notte. Da Beit Hanun a Jabalia un flusso di centinaia di persone. La tregua è stata prolungata fino alle 24 di oggi e la vita è tornata per poche ore alla ‘normalità’. Stamattina presto sono andata al porto ad incontrare i pescatori che si erano riuniti in una assemblea all’aperto e hanno deciso di non uscire in mare. Oggi i pescatori di Gaza incrociano le braccia e chiedono la libertà di pescare fino 12 miglia: attualmente le miglia dove è permesso pescare sono 3, considerate poche, e difficilmente i pescatori possono esercitare il diritto al lavoro perché continuamente attaccati dalle navi militari israeliane. (foto) La mattinata è stata dedicata all’acquisto di parte dei farmaci. Accompagnata dal direttore della farmacia dello Shifa Hospital sono andata nella casa farmaceutica Central Gaza dove abbiamo acquistato 999 confezioni di Leucovorin (23.75 nis a confezione), contenute in 6 scatole, 12.0000 confezioni di Dexamethasone (1.95 nis a confezione), contenute in 77 scatole e 1.580 confezioni di Ipratropium solution, (17.49 nis a confezione) contenute in 9 scatole. (foto) I materiali acquistati sono stati portati al magazzino della farmacia del Ministero della salute. Una volta scaricati gli scatoloni, sono state controllate le quantità dei pezzi dichiarati sulla fattura, e preparate le scatole destinate agli ospedali pubblici, in particolare lo Shifa Hospital. Il costo dei farmaci è di 84.760 nis pari a 16.250 euro. Domani andrò a prendere l’ultima parte di medicinali ordinati, 2.000 confezioni di ultrasound gel. I medicinali che Gazzella ha acquistato, grazie al contributo di tanti donatori, richiesti dalla farmacia del Ministero della salute di Gaza, sono destinati agli interventi di emergenza e alla terapia intensiva negli ospedali pubblici. Mi dice il responsabile del magazzino farmaci che stanno ricevendo da diversi Paesi vari carichi di farmaci; tuttavia nessuno si confronta con le necessità degli ospedali e per questo di alcune medicine c’è un sovra stoccaggio. I farmaci più costosi, quelli per la cura del cancro, per i trapiantati, per le infezioni (epatiti etc.), sono in esaurimento. Ho continuato la giornata con le visite ai bambini in adozione nel progetto Gazzella. Sono andata a Beit Hanun, ma non è stato facile trovarli perché la mappa di Beit Hanun è stravolta dai bombardamenti. La maggior parte delle famiglie che ho incontrato hanno tutte subito danni alle abitazioni e alcune case sono state completamente distrutte. Beit Hanun è irriconoscibile: case sventrate, crateri per le strade. L’ospedale di Beit hanun è stato colpito lo scorso 24 luglio alle 11 di sera. Due i feriti tra cui un internazionale che stava aiutando i medici e lo staff paramedico a evacuare l’ospedale. Al momento dell’attacco all’ospedale di Beit Hanun c’erano 26 pazienti, gli altri erano già stati trasferiti allo Shifa Hospital. L’ ospedale di Beit Hanun aveva una capacità di ricovero di 66 letti per i 55.000 abitanti di Beit Hanun; oggi per l’emergenza ci sono solo 10 posti letto agibili. Ho terminato le viste a Beit Lahija nelle scuole dell’Unrwa dove sono sfollate alcune famiglie dei nostri bambini. Le famiglie che ho incontrato oggi nelle loro case, stasera tornano nelle scuole dell’Unrwa in attesa di sapere se ci sarà un accordo tra i palestinresi e Israele e se la tregua continua. Purtroppo mentre vi scrivo, 17 p.m., sono iniziati i bombardamenti a sud della striscia di Gaza, a Khan Younis, nei quartieri Zeitun e Shaja’iyya di Gaza. Mentre gli F16 sorvolano Gaza, il mio pensiero è per i bambini e le bambine che ho visitato oggi ai quali ho cercato di regalare un sorriso e per tutti quelli terrorizzati che ho visto nelle scuole dell’Unrwa ammassati come animali, anche 18 persone tra bambini, donne e materiali vari in aule di circa 40 mq. Oggi ho visto confermata la gravità della situazione sanitaria: bambini e adulti con vaste dermatiti sul corpo, infezioni di varie origini con febbre alta, che vivono in pessime condizioni igienico sanitarie . (foto) I bombardamenti continuano, ci sono morti e feriti. Aspettiamo con trepidazione il comunicato ufficiale dal Cairo. Da Gaza g.b. 19.8.2014
report della volontaria di Gazzella a Gaza – 16 agosto 2014
A Gaza il diritto all’istruzione è negato L’inizio dell’anno scolastico si avvicina, sarà il prossimo 24 agosto per 558.000 studenti tra i 6 ed i 18 anni. L’Unrwa gestisce a Gaza 245 scuole per 230.000 studenti e ogni classe ha una media di 38 studenti; le scuole governative sono 419 per 328.000 studenti e nella maggior parte le classi raggiungono o superano i 50 studenti . Il sistema scolastico opera a turni, dalle 7.00 alle 11.30, dalle 12.00 alle 16.00 e ogni lezione dura 45 minuti. In questi giorni di tregua l’Unrwa sta facendo la valutazione delle 12 strutture scolastiche che sono state danneggiate durante gli attacchi israeliani, alcune con danni rilevanti, ma la preoccupazione principale è per la mancanza di materiale da costruzione. Anche scuole governative hanno subito danni e se tutte le strutture scolastiche non saranno In grado di riaprire ed essere operative, questo determinerà gravi problemi organizzativi con ricadute negative sulle attività e l’ insegnamento dell’intero anno scolastico. A Gaza il diritto all’istruzione è sicuramente compromesso. Tra i diritti fondamentali della persona, quello all’istruzione, riveste indubbiamente un’importanza di particolare rilievo, in quanto, oltre ad essere un diritto in sé, costituisce la via maestra all’esercizio di altri diritti: aiuta le persone a sviluppare il proprio potenziale, a partecipare in modo attivo alla vita sociale e a difendere se stesse e le altre persone dalla privazione dei diritti universali. Il diritto all’istruzione rappresenta uno dei principali fattori di elevazione dallo stato di povertà e da altre forme di svantaggio. Come vivono gli sfollati Il numero degli sfollati nelle scuole dell’Unrwa, dopo il criminale attacco israeliano contro i civili di Gaza ha raggiunto i 180.000, con 90 scuole aperte per accoglierli. Solo dieci giorni fa gli sfollati erano 231.000 e il numero ridotto è determinato dal fatto che alcune famiglie hanno potuto rientrare nelle loro case, perché fortunatamente, seppur colpite dai bombardamenti, sono agibili. Tuttavia si calcola che parte delle famiglie sfollate dovranno restare nelle scuole Unwra in quanto non hanno nessun altro posto dove andare e l’Unrwa sta pianificando di utilizzare cinque scuole designate in ogni Governatorato per ospitare gli sfollati. Stamattina ho visitato a Gaza la New Gaza Boy School dell’Unrwa. Qui attualmente trovano rifugio 1.380 persone , 219 famiglie, provenienti dall’area di Shaja’iyya e di Beit Hanun. All’interno della scuola trovo I banchi accatastati nei corridoi, per fare posto nelle aule a donne, bambini, materassi, fornelli, cibo, taniche di acqua, effetti personali. Gli uomini sono “accampati” negli spazi esterni alla scuola. Mentre visito la scuola alcune donne stanno ripulendo i pavimenti, ma per quanti sforzi si possano fare le condizione igieniche sono molto carenti. All’esterno si fa la fila per riempire le taniche di acqua mentre da un camion dell’Unrwa vengono scaricate bottiglie di acqua. C’è anche una infermeria e fuori mamme con bambini che aspettano per una visita. I problemi sanitari più frequenti rilevati sono disturbi intestinali, vomito, meningite virale, molti casi di scabbia, febbre alta per infezioni varie. I bambini in particolare, soggetti più deboli, sono quelli maggiormente colpiti . Alcune donne riferiscono che sono stanche, stanche di dover subire quotidianamente aggressioni, perché non passa giorno che non ci sia un attacco e si sentono come animali rinchiusi. Mi dice sorridendo una giovane “probabilmente non avrò mai la possibilità economica che mi permette di uscire da Gaza, ma sapere che sono libera di muovermi…. e’ molto importante”. (foto) La distribuzione di generi alimentari L’Unrwa sta distribuendo alle famiglie povere sacchi da 10 kg di riso e 30 Kg di farina a 143.000 famiglie, per un totale di 730.000 persone. Sulla strada per Deir El Balah trovo uno dei tanti centri di distribuzione della farina e riso. Sulla strada parcheggiate motorette, macchine e…… asini! in attesa di ricevere il carico. Dentro la struttura la gente si accalca per ritirare il voucher che permette di avere i sacchi di riso e farina . Come spesso accade c’è nervosismo: la lunga l’attesa, il timore di non arrivare in tempo a ritirare il sacco! (foto) Come l’Italia affronta l’emergenza Gaza Nei giorni scorsi e’ arrivato all’aeroporto di Tel Aviv un volo umanitario della cooperazione italiana con aiuti destinati alla popolazione palestinese di Gaza. L’aereo trasportava 30 tonnellate di beni di prima necessità: tende, coperte, generatori di emergenza, potabilizzatori, kit sanitari e kit igienici per un valore complessivo di circa 350.000 euro. “In attesa che maturino le condizioni per un cessate-il-fuoco permanente” – ha dichiarato il Vice-Ministro Pistelli – ” l’Italia fa sentire in modo tangibile la propria vicinanza e solidarietà al popolo palestinese, che paga le conseguenze più gravi delle ostilità in corso”. Aiuto umanitario per gravi ostilità in corso! Vale la pena ricordare che l’Italia fornisce armi e sistemi militari a Israele con un volume di vendite notevolissimo. In percentuale, oltre il 41% degli armamenti regolarmente esportati dall’Europa verso Israele sono italiani. Solo negli ultimi tre anni si parla di 3,4 milioni di euro. Questo intervento si inserisce nella strategia italiana per gli aiuti alla Palestina! Alcune considerazioni: le attività di cooperazione se non accompagnati da una volontà politica di risoluzione sono solo uno strumento di mantenimento dello stato delle cose, uno sperpero di denaro pubblico, una forma di corruzione e di dipendenza che induce la popolazione a perdere qualsiasi fiducia nell’opera delle varie strutture impegnate sul campo. La Palestina non è un paese “in via di sviluppo”: ci sono scuole, università, il tasso di scolarizzazione è alto, ospedali e la Palestina non è neanche un paese affamato, perché ha tutte le risorse per garantirsi un’economia, capacita’ di produrre e di esportare, se non fosse sotto occupazione! Da Gaza 16.8.2014 g.b.
‘ospedale pediatrico al-Durra di Gaza scattate dalla volontaria di Gazzella a Gaza il 14 agosto 2014
foto dell’ospedale pediatrico al-Durra di Gaza scattate dalla volontaria di Gazzella a Gaza il 14 agosto 2014 Leggere il report allegato Stamattina con i colleghi dell’Associeted Press ho salutato il feretro di Simone Camilli che partiva per Gerusalemme dove la famiglia lo stava aspettando. Come chiesto dai famigliari abbiamo fatto in modo che Simone lasciasse Gaza senza “pubblicita’”. In giornata rientrerà a casa. Dal personale medico e paramedico che si sono attivati per rendere possibile il suo rientro a casa al più presto, mi viene espresso un forte sentimento di vicinanza a tutta la famiglia di Simone e un ringraziamento per il lavoro di informazione che stava facendo. Intanto la mia visita agli ospedali, ai centri di assistenza sanitaria e alle associazione colpite dagli attacchi israeliani prosegue. Oggi a Gaza City ho visitato la Right to Live Society Palestine-Gaza,una delle associazioni che segue soggetti affetti dalla sindrome down e autistici. Avevo visitato questa associazione due anni fa: un centro che accoglie giornalmente bambini, ragazzi e adulti diversamente abili; un autobus li prelevava dalla loro abitazione alla mattina per riportarli a casa nel pomeriggio. Oggi la struttura è inutilizzabile: è stata distrutta nel corso di attacchi israeliani. Incontro la Direttrice del centro Adala Abu Sitta una donna concreta che mi accompagna nella visita del centro. Con tristezza mi parla della del progetto, progetto attivo da 22 anni e finanziato dal governo canadese, che dava l’opportunità a bambini, ragazzi e adulti diversamente abili, di svolgere varie attività quali la recita teatrale utile a sviluppare creatività e arricchire le modalità espressive e relazionali; l’attività motoria per contribuire ad attenuare ansia e stress; cucinare per ricondurre i gesti ad una dimensione di vita quotidiana; produrre materiali fatti a mano borse, tappeti, oggetti vari per aiutare a migliorare i livelli di autostima e di gratificazione personale. Mi mostra le stanze dove i bambini giocavano e socializzavano, il teatro e gli spazi comuni di socialità e l’autobus che faceva il servizio di trasporto. Adesso tutto è andato distrutto oppure è inutilizzabile (vedi foto). La dottoressa Adaa Abu Sitta mi dice essere preoccupata per il futuro dei bambini, dei ragazzi e degli adulti che frequentavano il centro e che provenivano da tutta la Striscia di Gaza . Right the live Society Palestine-Gaza è uno dei centri di sostegno per i diversamente abili, che operano nella Striscia di Gaza; centri con diverse potenzialità ricettive, ma che svolgono una importante attività finalizzata al sostegno delle famiglie e soprattutto per dare opportunità a soggetti diversamente abili di raggiungere livelli di autonomia nelle azioni di vita quotidiana, nella gestione delle relazioni interpersonali , per prendere coscienza delle capacità personali e nell’intento di toglierli dall’isolamento della società, ma spesso anche della famiglia. A Shajaiyeh nella parte orientale di Gaza City lo spettacolo è apocalittico. Distruzione ovunque, case devastate “sedute” sulle fondamenta. Silenzio e desolazione, si sente odore di polvere e di morte. Incontro alcuni palestinesi che stanno cercando tra le macerie della loro casa qualche effetto personale. Un’area quella di Shaja’iyya che ha subito intensi e molteplici attacchi israeliani sia via terra che via cielo e che in un solo giorno, il 21 luglio scorso, ha visto la morte di 72 civili e centinaia di feriti. Al Rahma Primary Health Care era un centro di assistenza diurno in Shaj’aiyya aperto dale 7.30 alle 14.00. Prestava servizi sanitari: dentista, radiologia, pediatria, ginecologia e assistenza ai malati cronici. Circa 40.000 residenti nella zona si rivolgevano a questo servizio. Oggi il centro è devastato, inutilizzabile all’interno ed all’esterno dell’edificio sono presenti resti di bombe e altri materiali bellici. (foto Al Durra ospedale pediatrico a Gaza City, altro centro per l’assistenza sanitaria che ho visitato, aveva una terapia intensiva con 4 posti letto e altra capacità di ricovero con 15 letti. Il bombardamento israeliano dello scorso 22 luglio, che ha causato la morte di un bambino e 20 feriti tra bambini ricoverati e personale medico e paramedico presente, ha reso inagibile l’ospedale. (foto). Deve essere chiaro che israele non sta risparmiando nulla e nessuno: la comunità internazionale con il suo silenzio e inerzia lascia a Israele la licenza di uccidere, di colpire i civili e i siti tutelati dal diritto internazionale. Mentre vi scrivo, dalla Striscia di Gaza sorvolata continuamente dai droni, è in corso la tregua, prolungata di altri 5 giorni fino a lunedì prossimo. Le posizioni tra Hamas e Israele restano distanti. Dalle informazioni che filtrano, dai negoziati in corso, Israele non intende revocare il blocco in atto dal 2007, mentre dall’altra parte si chiede la costruzione del porto marittimo, dell’areoporto di Gaza, libertà di movimento; richieste che Israele sarebbe disposto a concedere solo nel caso in cui l’autorità palestinese di Abu Mazen riprendesse il controllo della Striscia di Gaza. Il governo egiziano continua a non essere garante dei diritti dei palestinesi e avvierà i colloqui sul futuro del valico di Rafah solo se ci sarà un accordo per una tregua consolidata. Il disarmo di Hamas e degli altri gruppi della resistenza a Gaza è altro argomento che non ha trovato, ancora, le aspettate risposte. Se la trattativa dovesse fallire per i civili di Gaza lo scenario sarà di un’altra catastrofe che si consumerà sotto gli occhi della comunità internazionale. Gaza, 14 agosto 2014 g.b.