‘iyya di Gaza, scattatte dalla volontaria di Gazzella il 14 agosto 2014

foto del centro di assistenza sanitaria polivalente diurno situato nel quartiere Shaja’iyya di Gaza, scattatte dalla volontaria di Gazzella il 14 agosto 2014 Leggere il report allegato Stamattina con i colleghi dell’Associeted Press ho salutato il feretro di Simone Camilli che partiva per Gerusalemme dove la famiglia lo stava aspettando. Come chiesto dai famigliari abbiamo fatto in modo che Simone lasciasse Gaza senza “pubblicita’”. In giornata rientrerà a casa. Dal personale medico e paramedico che si sono attivati per rendere possibile il suo rientro a casa al più presto, mi viene espresso un forte sentimento di vicinanza a tutta la famiglia di Simone e un ringraziamento per il lavoro di informazione che stava facendo. Intanto la mia visita agli ospedali, ai centri di assistenza sanitaria e alle associazione colpite dagli attacchi israeliani prosegue. Oggi a Gaza City ho visitato la Right to Live Society Palestine-Gaza,una delle associazioni che segue soggetti affetti dalla sindrome down e autistici. Avevo visitato questa associazione due anni fa: un centro che accoglie giornalmente bambini, ragazzi e adulti diversamente abili; un autobus li prelevava dalla loro abitazione alla mattina per riportarli a casa nel pomeriggio. Oggi la struttura è inutilizzabile: è stata distrutta nel corso di attacchi israeliani. Incontro la Direttrice del centro Adala Abu Sitta una donna concreta che mi accompagna nella visita del centro. Con tristezza mi parla della del progetto, progetto attivo da 22 anni e finanziato dal governo canadese, che dava l’opportunità a bambini, ragazzi e adulti diversamente abili, di svolgere varie attività quali la recita teatrale utile a sviluppare creatività e arricchire le modalità espressive e relazionali; l’attività motoria per contribuire ad attenuare ansia e stress; cucinare per ricondurre i gesti ad una dimensione di vita quotidiana; produrre materiali fatti a mano borse, tappeti, oggetti vari per aiutare a migliorare i livelli di autostima e di gratificazione personale. Mi mostra le stanze dove i bambini giocavano e socializzavano, il teatro e gli spazi comuni di socialità e l’autobus che faceva il servizio di trasporto. Adesso tutto è andato distrutto oppure è inutilizzabile (vedi foto). La dottoressa Adaa Abu Sitta mi dice essere preoccupata per il futuro dei bambini, dei ragazzi e degli adulti che frequentavano il centro e che provenivano da tutta la Striscia di Gaza . Right the live Society Palestine-Gaza è uno dei centri di sostegno per i diversamente abili, che operano nella Striscia di Gaza; centri con diverse potenzialità ricettive, ma che svolgono una importante attività finalizzata al sostegno delle famiglie e soprattutto per dare opportunità a soggetti diversamente abili di raggiungere livelli di autonomia nelle azioni di vita quotidiana, nella gestione delle relazioni interpersonali , per prendere coscienza delle capacità personali e nell’intento di toglierli dall’isolamento della società, ma spesso anche della famiglia. A Shajaiyeh nella parte orientale di Gaza City lo spettacolo è apocalittico. Distruzione ovunque, case devastate “sedute” sulle fondamenta. Silenzio e desolazione, si sente odore di polvere e di morte. Incontro alcuni palestinesi che stanno cercando tra le macerie della loro casa qualche effetto personale. Un’area quella di Shaja’iyya che ha subito intensi e molteplici attacchi israeliani sia via terra che via cielo e che in un solo giorno, il 21 luglio scorso, ha visto la morte di 72 civili e centinaia di feriti. Al Rahma Primary Health Care era un centro di assistenza diurno in Shaj’aiyya aperto dale 7.30 alle 14.00. Prestava servizi sanitari: dentista, radiologia, pediatria, ginecologia e assistenza ai malati cronici. Circa 40.000 residenti nella zona si rivolgevano a questo servizio. Oggi il centro è devastato, inutilizzabile all’interno ed all’esterno dell’edificio sono presenti resti di bombe e altri materiali bellici. (foto Al Durra ospedale pediatrico a Gaza City, altro centro per l’assistenza sanitaria che ho visitato, aveva una terapia intensiva con 4 posti letto e altra capacità di ricovero con 15 letti. Il bombardamento israeliano dello scorso 22 luglio, che ha causato la morte di un bambino e 20 feriti tra bambini ricoverati e personale medico e paramedico presente, ha reso inagibile l’ospedale. (foto). Deve essere chiaro che israele non sta risparmiando nulla e nessuno: la comunità internazionale con il suo silenzio e inerzia lascia a Israele la licenza di uccidere, di colpire i civili e i siti tutelati dal diritto internazionale. Mentre vi scrivo, dalla Striscia di Gaza sorvolata continuamente dai droni, è in corso la tregua, prolungata di altri 5 giorni fino a lunedì prossimo. Le posizioni tra Hamas e Israele restano distanti. Dalle informazioni che filtrano, dai negoziati in corso, Israele non intende revocare il blocco in atto dal 2007, mentre dall’altra parte si chiede la costruzione del porto marittimo, dell’areoporto di Gaza, libertà di movimento; richieste che Israele sarebbe disposto a concedere solo nel caso in cui l’autorità palestinese di Abu Mazen riprendesse il controllo della Striscia di Gaza. Il governo egiziano continua a non essere garante dei diritti dei palestinesi e avvierà i colloqui sul futuro del valico di Rafah solo se ci sarà un accordo per una tregua consolidata. Il disarmo di Hamas e degli altri gruppi della resistenza a Gaza è altro argomento che non ha trovato, ancora, le aspettate risposte. Se la trattativa dovesse fallire per i civili di Gaza lo scenario sarà di un’altra catastrofe che si consumerà sotto gli occhi della comunità internazionale. Gaza, 14 agosto 2014 g.b.

foto del centro di Gaza “Right to live” per assistenza a bambini down e autistici, scattate dalla volontaria di Gazzella ieri 14 agosto 2014

foto del centro di Gaza “Right to live” per assistenza a bambini down e autistici, scattate dalla volontaria di Gazzella ieri 14 agosto 2014 Leggere il report (allegato qui sotto) mandato dalla volontaria di Gazzella da Gaza oggi 15 agosto 2014 Stamattina con i colleghi dell’Associeted Press ho salutato il feretro di Simone Camilli che partiva per Gerusalemme dove la famiglia lo stava aspettando. Come chiesto dai famigliari abbiamo fatto in modo che Simone lasciasse Gaza senza “pubblicita’”. In giornata rientrerà a casa. Dal personale medico e paramedico che si sono attivati per rendere possibile il suo rientro a casa al più presto, mi viene espresso un forte sentimento di vicinanza a tutta la famiglia di Simone e un ringraziamento per il lavoro di informazione che stava facendo. Intanto la mia visita agli ospedali, ai centri di assistenza sanitaria e alle associazione colpite dagli attacchi israeliani prosegue. Oggi a Gaza City ho visitato la Right to Live Society Palestine-Gaza,una delle associazioni che segue soggetti affetti dalla sindrome down e autistici. Avevo visitato questa associazione due anni fa: un centro che accoglie giornalmente bambini, ragazzi e adulti diversamente abili; un autobus li prelevava dalla loro abitazione alla mattina per riportarli a casa nel pomeriggio. Oggi la struttura è inutilizzabile: è stata distrutta nel corso di attacchi israeliani. Incontro la Direttrice del centro Adala Abu Sitta una donna concreta che mi accompagna nella visita del centro. Con tristezza mi parla della del progetto, progetto attivo da 22 anni e finanziato dal governo canadese, che dava l’opportunità a bambini, ragazzi e adulti diversamente abili, di svolgere varie attività quali la recita teatrale utile a sviluppare creatività e arricchire le modalità espressive e relazionali; l’attività motoria per contribuire ad attenuare ansia e stress; cucinare per ricondurre i gesti ad una dimensione di vita quotidiana; produrre materiali fatti a mano borse, tappeti, oggetti vari per aiutare a migliorare i livelli di autostima e di gratificazione personale. Mi mostra le stanze dove i bambini giocavano e socializzavano, il teatro e gli spazi comuni di socialità e l’autobus che faceva il servizio di trasporto. Adesso tutto è andato distrutto oppure è inutilizzabile (vedi foto). La dottoressa Adaa Abu Sitta mi dice essere preoccupata per il futuro dei bambini, dei ragazzi e degli adulti che frequentavano il centro e che provenivano da tutta la Striscia di Gaza . Right the live Society Palestine-Gaza è uno dei centri di sostegno per i diversamente abili, che operano nella Striscia di Gaza; centri con diverse potenzialità ricettive, ma che svolgono una importante attività finalizzata al sostegno delle famiglie e soprattutto per dare opportunità a soggetti diversamente abili di raggiungere livelli di autonomia nelle azioni di vita quotidiana, nella gestione delle relazioni interpersonali , per prendere coscienza delle capacità personali e nell’intento di toglierli dall’isolamento della società, ma spesso anche della famiglia. A Shajaiyeh nella parte orientale di Gaza City lo spettacolo è apocalittico. Distruzione ovunque, case devastate “sedute” sulle fondamenta. Silenzio e desolazione, si sente odore di polvere e di morte. Incontro alcuni palestinesi che stanno cercando tra le macerie della loro casa qualche effetto personale. Un’area quella di Shaja’iyya che ha subito intensi e molteplici attacchi israeliani sia via terra che via cielo e che in un solo giorno, il 21 luglio scorso, ha visto la morte di 72 civili e centinaia di feriti. Al Rahma Primary Health Care era un centro di assistenza diurno in Shaj’aiyya aperto dale 7.30 alle 14.00. Prestava servizi sanitari: dentista, radiologia, pediatria, ginecologia e assistenza ai malati cronici. Circa 40.000 residenti nella zona si rivolgevano a questo servizio. Oggi il centro è devastato, inutilizzabile all’interno ed all’esterno dell’edificio sono presenti resti di bombe e altri materiali bellici. (foto Al Durra ospedale pediatrico a Gaza City, altro centro per l’assistenza sanitaria che ho visitato, aveva una terapia intensiva con 4 posti letto e altra capacità di ricovero con 15 letti. Il bombardamento israeliano dello scorso 22 luglio, che ha causato la morte di un bambino e 20 feriti tra bambini ricoverati e personale medico e paramedico presente, ha reso inagibile l’ospedale. (foto). Deve essere chiaro che israele non sta risparmiando nulla e nessuno: la comunità internazionale con il suo silenzio e inerzia lascia a Israele la licenza di uccidere, di colpire i civili e i siti tutelati dal diritto internazionale. Mentre vi scrivo, dalla Striscia di Gaza sorvolata continuamente dai droni, è in corso la tregua, prolungata di altri 5 giorni fino a lunedì prossimo. Le posizioni tra Hamas e Israele restano distanti. Dalle informazioni che filtrano, dai negoziati in corso, Israele non intende revocare il blocco in atto dal 2007, mentre dall’altra parte si chiede la costruzione del porto marittimo, dell’areoporto di Gaza, libertà di movimento; richieste che Israele sarebbe disposto a concedere solo nel caso in cui l’autorità palestinese di Abu Mazen riprendesse il controllo della Striscia di Gaza. Il governo egiziano continua a non essere garante dei diritti dei palestinesi e avvierà i colloqui sul futuro del valico di Rafah solo se ci sarà un accordo per una tregua consolidata. Il disarmo di Hamas e degli altri gruppi della resistenza a Gaza è altro argomento che non ha trovato, ancora, le aspettate risposte. Se la trattativa dovesse fallire per i civili di Gaza lo scenario sarà di un’altra catastrofe che si consumerà sotto gli occhi della comunità internazionale. Gaza, 14 agosto 2014 g.b.

‘iyya di Gaza scattate dalla volontaria di Gazzella il 14 agosto 2014

foto del quartiere Shaja’iyya di Gaza scattate dalla volontaria di Gazzella il 14 agosto 2014 leggere il report (allegato qui sotto) mandato dalla volontaria di Gazzella da Gaza oggi 15 agosto 2014 Stamattina con i colleghi dell’Associeted Press ho salutato il feretro di Simone Camilli che partiva per Gerusalemme dove la famiglia lo stava aspettando. Come chiesto dai famigliari abbiamo fatto in modo che Simone lasciasse Gaza senza “pubblicita’”. In giornata rientrerà a casa. Dal personale medico e paramedico che si sono attivati per rendere possibile il suo rientro a casa al più presto, mi viene espresso un forte sentimento di vicinanza a tutta la famiglia di Simone e un ringraziamento per il lavoro di informazione che stava facendo. Intanto la mia visita agli ospedali, ai centri di assistenza sanitaria e alle associazione colpite dagli attacchi israeliani prosegue. Oggi a Gaza City ho visitato la Right to Live Society Palestine-Gaza,una delle associazioni che segue soggetti affetti dalla sindrome down e autistici. Avevo visitato questa associazione due anni fa: un centro che accoglie giornalmente bambini, ragazzi e adulti diversamente abili; un autobus li prelevava dalla loro abitazione alla mattina per riportarli a casa nel pomeriggio. Oggi la struttura è inutilizzabile: è stata distrutta nel corso di attacchi israeliani. Incontro la Direttrice del centro Adala Abu Sitta una donna concreta che mi accompagna nella visita del centro. Con tristezza mi parla della del progetto, progetto attivo da 22 anni e finanziato dal governo canadese, che dava l’opportunità a bambini, ragazzi e adulti diversamente abili, di svolgere varie attività quali la recita teatrale utile a sviluppare creatività e arricchire le modalità espressive e relazionali; l’attività motoria per contribuire ad attenuare ansia e stress; cucinare per ricondurre i gesti ad una dimensione di vita quotidiana; produrre materiali fatti a mano borse, tappeti, oggetti vari per aiutare a migliorare i livelli di autostima e di gratificazione personale. Mi mostra le stanze dove i bambini giocavano e socializzavano, il teatro e gli spazi comuni di socialità e l’autobus che faceva il servizio di trasporto. Adesso tutto è andato distrutto oppure è inutilizzabile (vedi foto). La dottoressa Adaa Abu Sitta mi dice essere preoccupata per il futuro dei bambini, dei ragazzi e degli adulti che frequentavano il centro e che provenivano da tutta la Striscia di Gaza . Right the live Society Palestine-Gaza è uno dei centri di sostegno per i diversamente abili, che operano nella Striscia di Gaza; centri con diverse potenzialità ricettive, ma che svolgono una importante attività finalizzata al sostegno delle famiglie e soprattutto per dare opportunità a soggetti diversamente abili di raggiungere livelli di autonomia nelle azioni di vita quotidiana, nella gestione delle relazioni interpersonali , per prendere coscienza delle capacità personali e nell’intento di toglierli dall’isolamento della società, ma spesso anche della famiglia. A Shajaiyeh nella parte orientale di Gaza City lo spettacolo è apocalittico. Distruzione ovunque, case devastate “sedute” sulle fondamenta. Silenzio e desolazione, si sente odore di polvere e di morte. Incontro alcuni palestinesi che stanno cercando tra le macerie della loro casa qualche effetto personale. Un’area quella di Shaja’iyya che ha subito intensi e molteplici attacchi israeliani sia via terra che via cielo e che in un solo giorno, il 21 luglio scorso, ha visto la morte di 72 civili e centinaia di feriti. Al Rahma Primary Health Care era un centro di assistenza diurno in Shaj’aiyya aperto dale 7.30 alle 14.00. Prestava servizi sanitari: dentista, radiologia, pediatria, ginecologia e assistenza ai malati cronici. Circa 40.000 residenti nella zona si rivolgevano a questo servizio. Oggi il centro è devastato, inutilizzabile all’interno ed all’esterno dell’edificio sono presenti resti di bombe e altri materiali bellici. (foto Al Durra ospedale pediatrico a Gaza City, altro centro per l’assistenza sanitaria che ho visitato, aveva una terapia intensiva con 4 posti letto e altra capacità di ricovero con 15 letti. Il bombardamento israeliano dello scorso 22 luglio, che ha causato la morte di un bambino e 20 feriti tra bambini ricoverati e personale medico e paramedico presente, ha reso inagibile l’ospedale. (foto). Deve essere chiaro che israele non sta risparmiando nulla e nessuno: la comunità internazionale con il suo silenzio e inerzia lascia a Israele la licenza di uccidere, di colpire i civili e i siti tutelati dal diritto internazionale. Mentre vi scrivo, dalla Striscia di Gaza sorvolata continuamente dai droni, è in corso la tregua, prolungata di altri 5 giorni fino a lunedì prossimo. Le posizioni tra Hamas e Israele restano distanti. Dalle informazioni che filtrano, dai negoziati in corso, Israele non intende revocare il blocco in atto dal 2007, mentre dall’altra parte si chiede la costruzione del porto marittimo, dell’areoporto di Gaza, libertà di movimento; richieste che Israele sarebbe disposto a concedere solo nel caso in cui l’autorità palestinese di Abu Mazen riprendesse il controllo della Striscia di Gaza. Il governo egiziano continua a non essere garante dei diritti dei palestinesi e avvierà i colloqui sul futuro del valico di Rafah solo se ci sarà un accordo per una tregua consolidata. Il disarmo di Hamas e degli altri gruppi della resistenza a Gaza è altro argomento che non ha trovato, ancora, le aspettate risposte. Se la trattativa dovesse fallire per i civili di Gaza lo scenario sarà di un’altra catastrofe che si consumerà sotto gli occhi della comunità internazionale. Gaza, 14 agosto 2014 g.b.

Dalla volontaria di Gazzella a Gaza – 14 agosto 2014

Gaza, notte 13-14 agosto 2014 Oggi ero partita presto per andare a visitare gli ospedali della zona centrale della striscia di Gaza, Deir El Balah, El Burej. Doveva essere una giornata per monitorare gli ospedali colpiti dai bombardamenti israeliani e raccogliere informazioni sulle loro condizioni dopo 35 giorni di attacchi. Caldo e umido mi hanno accompagnato per l’intera giornata. Nel primo pomeriggio ricevo una telefonata da un fotografo presente a Gaza che mi chiede di contattare il Consolato italiano per comunicare che a Beit Lahiya è morto un video-giornalista italiano, Simone Camilli. Dal quel momento è stato un incrocio di telefonate con il Consolato italiano a Gerusalemme, il direttore dell’ospedale El Karam di Beit Lahiya, il ministro della salute di Gaza e altre persone che lavorano in ambito sanitario. I colleghi che mi accompagnavano nella visita agli ospedali hanno espresso dolore per la morte di Simone e per il traduttore palestinese che lo accompagnava. Da una prima ricostruzione dei fatti risulta che Simone stesse riprendendo il lavoro di tre ingegneri della difesa civile di Gaza, anch’essi deceduti, nell’attività di rendere inoffensivo materiale bellico inesploso. Le telefonate non hanno sortito un grande risultato e decido quindi di andare direttamente all’ospedale El karem di Beit Lahiya e nella sala mortuaria vedo per la prima volta Simone. Il pensiero va alla famiglia e alle persone che Simona ama. Dal Consolato mi dicono che i parenti di Simone stanno arrivando in Palestina e già domani vorrebbero riportarlo a casa; il tempo è poco ma deve essere fatto il possibile . Nell’ufficio del direttore dell’ospedale chiedo la documentazione da inviare al Consolato per il coordinamento con la Croce Rossa Internazionale per il passaggio del valico di Erez, mentre i medici stanno preparando Simone per lo spostamento allo Shifa Hospital. Alle 19.30 circa parto in ambulanza con Simone alla volta dello Shifa Hospital per ulteriori adempimenti. Vedo Simone alle 21.30 con gli abiti che frettolosamente avevo acquistato. Domani mattina Simone partirà alla volta di Erez per Gerusalemme e poi per il suo ritorno a casa. È stata una giornata piena di tensione, di dolore con il pensiero alla sua famiglia. Video-giornalisti e fotografi sono soggetti il cui status troppo spesso non viene rispettato e non ci sono mai punizioni per i loro assassini. Simone non ha trovato la morte a causa di un cecchino o di un bombardamento, è morto mentre raccoglieva una testimonianza: la pericolosità degli ordigni inesplosi, come la bomba lanciata da un F16 israeliano che era rimasta sul terreno. Più di un centinaio di bombe inesplose sono rimaste sul terreno della Striscia di Gaza dopo l’ultima aggressione. A Gaza non ci sono né fondi, né equipaggiamenti né una conoscenza aggiornata sulle nuove tipologie di bombe e il loro disinnesco. Le bombe inesplose sono una minaccia per un’altra ondata di uccisioni e menomazioni nel territorio di Gaza già devastato. Tra l’altro la striscia di Gaza è tra le aree più densamente popolate al mondo – con oltre 1.800.000 persone in una striscia di terra di appena 40 chilometri di lunghezza e 7 di larghezza e questo determina un rischio particolarmente alto che gli ordigni inesplosi continueranno a uccidere. È quanto accaduto oggi al nostro Simone. g.b.

Rapporto della volontaria di Gazzella – Gaza 12 agosto 2014

  Resoconto da Gaza 12 agosto 2014   Sono partita venerdì 8 agosto scorso e il mio viaggio è stato accompagnato da una ‘piacevole’ lettura: il Corriere del Veneto riportava la notizia che il giorno 7 agosto l’Ambasciatore di Israele in Italia, Noar Gilan, era stato a Verona per un incontro con la comunità ebraica, incontro che non era stato pubblicizzato per timore di manifestazioni a favore della Palestina e in solidarietà con il popolo che da un mese sta subendo una criminale aggressione. Costretti a nascondersi, a rinchiudersi tra i loro sostenitori per paura di contestazioni! Sono arrivata a Gerusalemme e ho trovato una città semivuota: pochi turisti si aggiravano in un mercato dove la maggior parte dei negozi era chiusa. All’albergo Gloria dove mi sono fermata a dormire c’erano solo 15 ospiti. Il direttore mi ha detto che aveva avuto cancellazioni di prenotazioni già dal mese precedente. Nella stessa situazione erano anche tanti altri alberghi e ostelli di Gerusalemme. Girare nel mercato di Gerusalemme senza vedere i colori delle merci, i profumi delle spezie, ma anche senza gli insistenti commercianti che normalmente ti rincorrono per venderti qualcosa mi ha messo tanta tristezza… (foto) La Cisgiordania da quando è iniziata l’ennesima aggressione contro la popolazione di Gaza è in continuo fermento; in particolare le città di Ramallah e Nablus. Ci sono scontri quotidiani con morti e feriti fra le forze di occupazione israeliane e i palestinesi che chiedono il riconoscimento dei loro diritti e la fine dell’aggressione criminale contro i civili di Gaza. Ho attraversato il valico di Eretz (che ha riaperto solo da pochi giorni) assieme ad alcuni attivisti internazionali. Il posto di controllo del governo di Hamas è stato distrutto, sostituito da una postazione improvvisata, un tavolo e una sedia e un addetto che registra le entrate su un quaderno. Durante il percorso in macchina per raggiungere la sede del Palestinian Medical Relief Society (uno dei referenti di Gazzella in loco) ho visto moltissime case distrutte, strade sventrate, insomma è una Gaza che stento a riconoscere! Nella sede del Medical Relief vengo accolta con grande affetto. Mi dicono che per fortuna tutto lo staff che lavora nella struttura sta bene, solo alcuni hanno avuto la casa danneggiata. Dei bambini sostenuti da Gazzella non si hanno ancora informazioni perché – sebbene ci sia una tregua in corso di 72 ore – le comunicazioni sono estremamente difficoltose e i droni continuano incessantemente a sorvolare il cielo di Gaza…. Dopo il bombardamento dell’unica centrale elettrica, l’elettricità è disponibile dalle 2 alle 4 ore al giorno a fasce giornaliere non stabilite. Si va avanti con i generatori, per chi trova e può acquistare del gasolio. I bombardamenti hanno distrutto buona parte dei pozzi municipali, tubature e pompe idriche e gli impianti di depurazione sono fermi a causa della mancanza di combustibile, e dunque l’acqua arriva alle case senza essere depurata. Un’acqua già comunque inquinata e contaminata da metalli pesanti (vedi al riguardo la ricerca Water Quality in the Gaza Strip: The present scenario, pubblicata sul sito di Gazzella). Dunque la popolazione si rifornisce d’acqua dalle fontane pubbliche (foto). Gli spazi esterni, antistanti all’ospedale Shifa, sono occupati da tendopoli improvvisate, dove hanno trovato rifugio i feriti dimessi che però non hanno più una casa e i parenti dei feriti ancora ricoverati, anch’essi senza casa. Queste persone vivono accampate, in condizioni igieniche precarie e i tempi per trovare loro un’adeguata sistemazione non sono ovviamente determinabili. Poco distante dall’ospedale Shifa, alla scuola secondaria al-Karmel, ho notato un assembramento di persone: stavano distribuendo 1000 dollari alle famiglie che avevano avuto la casa distrutta, grazie ad un finanziamento del Qatar. La maggioranza erano sfollati che hanno trovato rifugio nelle scuole dell’Unrwa o presso parenti. Il denaro non serve per la ricostruzione della casa, ma per far fronte agli immediati bisogni quotidiani perché moltissimi oltre ad aver perso la casa ora, prima erano senza lavoro. La Striscia di Gaza è sotto assedio dal giugno del 2007, e la sua popolazione non gode dei diritti fondamentali che dovrebbero essere garantiti agli esseri umani: libertà di movimento, un lavoro e un salario, i servizi sanitari e l’istruzione… oggi il Ministero della salute ha diramato gli ultimi dati relativi ai morti e feriti dal 6 luglio al 10 agosto: 1.935 uccisi di cui 467 bambini, 9.886 feriti di cui 3.009 bambini. Nei prossimi giorni Gazzella darà corso all’ordine di acquisto di medicinali e materiale sanitario per gli ospedali pubblici di Gaza, e questo grazie al ricavato della sottoscrizione straordinaria che grazie alla generosità dei donatori ci ha permesso di raccogliere finora 15.200 euro… ma la sottoscrizione continua e speriamo di raccogliere ancora più denaro per questa terra devastata e per questo popolo che nonostante tutto resiste! A Gaza ora tutti aspettano con trepidazione i risultati degli incontri che si stanno svolgendo al Cairo fra i rappresentanti palestinesi e israeliani. Una cosa è certa: i gazawi non vogliono un accordo di facciata, vogliono riavere il porto, l’aeroporto, libertà di circolazione di persone e merci, vogliono poter pescare, poter coltivare i propri campi, poter studiare liberamente, poter pregare a Gerusalemme… in poche parole vogliono vivere!   In allegato trovate la foto che ho fatto al mercato di Gerusalemme e le foto che ho fatto stamattina a Gaza.   G.B.   12.8.2014       EMERGENZA GAZA RACCOLTA STRAORDINARIA DI FONDI PER ACQUISTO MATERIALE SANITARIO PER GLI OSPEDALI DI GAZA Gazzella-Onlus c/c presso Banca Etica Roma IBAN: IT43D0501803200000000105279 Causale: Emergenza Gaza (dall’estero SWIFT: CCRTIT2T84A)

Raccolta fondi materiali sanitari Gaza – 12 agosto 2012

Cari Sostenitori di Gazzella, A oggi 12 agosto 2014 abbiamo raccolto 16.000 euro per materiali sanitari da consegnare agli ospedali di Gaza. La volontaria di Gazzella, entrata a Gaza il 10 agosto 2014, ha stilato la lista dei medicinali più urgenti e abbiamo fatto una prima ordinazione per 20.000 euro. Ringraziando tutti i sottoscrittori, vi chiediamo di diffondere il più possibile l’urgente richiesta di sottoscrizione: Gazzella-Onlus c/c presso Banca Etica Roma IBAN: IT43D0501803200000000105279 Causale: Emergenza Gaza (dall’estero SWIFT: CCRTIT2T84A) Abbiamo bisogno del sostegno di tutti. Vi preghiamo di far girare le infomazioni e di raccogliere quanto più possibile. Grazie, I volontari di Gazzella.

Raccolta fondi per materiale sanitario – 11 agosto 2014

Cari Sostenitori di Gazzella, fino a oggi 11 agosto 2014 abbiamo raccolto 15.200 euro per materiali sanitari da consegnare agli ospedali di Gaza. La volontaria di Gazzella, entrata ieri, 10 agosto 2014, a Gaza, sta monitorando gli ospedali per verificare le necessità. La volontaria di Gazzella ha già consegnato questa mattina il materiale monouso spedito all’ospedale al-Shifa di Gaza e all’ospedale di Rafah. Gli antibiotici donati dagli ospedali del Veneto sono in arrivo. Gazzella-Onlus c/c presso Banca Etica Roma IBAN: IT43D0501803200000000105279 Causale: Emergenza Gaza (dall’estero SWIFT: CCRTIT2T84A) Grazie a chi ha sottoscritto. La rccolta continua. Abbiamo bisogno del sostegno di tutti. Vi preghiamo di far girare le infomazioni e di raccogliere quanto più possibile. Grazie, I volontari di Gazzella.

Appello per una sottoscrizione straordianaria

GAZZELLA-Onlus EMERGENZA GAZA RACCOLTA STRAORDINARIA DI FONDI PER ACQUISTO MATERIALE SANITARIO PER GLI OSPEDALI DI GAZA A 24 giorni dall’attacco israeliano continua il massacro nella Striscia di Gaza. Oltre 1400 morti di cui 252 bambini, 230.000 sfollati, 11.000 case totalmente distrutte, interi quartieri rasi al suolo. Bombardata la centrale elettrica, manca l’acqua perché non funzionano le pompe. Si usano (per chi li ha) i generatori ma la benzina per alimentarli scarseggia. Manca il cibo e quel poco che si trova non si può conservare perché i frigoriferi non funzionano. Il settore sanitario è al collasso. All’Ospedale Shifa di Gaza il personale sanitario opera ininterrottamente nelle 10 sale operatorie. Le camere mortuarie non riescono più a contenere i cadaveri. Molti feriti vengono curati sul pavimento perché non ci sono più letti disponibili. Le ambulanze e i soccorritori vengono bombardati e non si riesce a recuperare i morti sotto le macerie. Si rischiano epidemie. Mancano antibiotici, antidiarroici e materiale mono uso. Gazzella Onlus promuove una raccolta straordinaria di fondi per acquisto materiali sanitari per gli ospedali di Gaza. Gazzella-Onlus c/c presso Banca Etica Roma IBAN: IT43D0501803200000000105279 Causale: Emergenza Gaza  (dall’estero SWIFT: CCRTIT2T84A) Gazzella Onlus è un’associazione senza fini di lucro: si occupa di assistenza, cura e riabilitazione dei bambini palestinesi feriti da armi da guerra nella Striscia di Gaza, collaborando con associazioni locali. Negli ultimi 14 anni ha dato assistenza a migliaia di bambini. Per maggiori informazioni vedi demo.webinwalk.it/gazzella/

maila dalla PMRS, partner di Gazzella a Gaza – 8 agosto 2014

Gaza is in complete devastation Dr. Mustafa Barghouthi from Gaza 8/8/2014 Gaza is in complete devastation. The Israeli army destroyed whole neighborhoods. They targeted and destroyed the only electricity station, water and sewage systems causing a very serious humanitarian crises. The Israeli army killed 1890 people mostly civilians including 450 children. They injured 9500 people. Each case is a human tragedy. An 82 years old man who was made a refugee in 1948 told me he spent all his life and resources building a house and a family. In two minutes an Israeli F16 destroyed his house, killed his wife and every one of his 28 sons, daughters and grandchildren . People were hoping that the ceasefire would last but Israel is refusing to lift the siege and is taking the basic humanitarian needs hostage to their blockade. Gaza needs peace, needs water needs electricity and health care. It needs immediate pressure on Israel to allow free protected humanitarian passage to Gaza. Mustafa Barghouti from Gaza Member of the Palestinian parliament Secretary General of the Palestinian National Initiative (PNI) You could reach Dr. Mustafa on 00972 5995254218 0r 00972 599201528 Office:  00972 598886944