2° Comunicato stampa del comitato scientifico di ricerca sulle nuove armi usate dagli israeliani a Gaza

Nuove armi sperimentate a Gaza: popolazione a rischio mutazioni genetiche Biopsie delle vittime condotte in tre università: Roma, Chalmer (Svezia) e Beirut (Libano) COMUNICATO STAMPA 10 maggio 2010 Metalli tossici ma anche sostanze carcinogene, in grado cioè di provocare mutazioni genetiche. E’ quanto è stato individuato nei tessuti di alcune persone ferite a Gaza durante le operazioni militari israeliane del 2006 e del 2009. L’indagine ha riguardato ferite provocate da armi che non hanno lasciato schegge o frammenti nel corpo delle persone colpite, una particolarità segnalata più volte dai medici di Gaza, che indica l’impiego di armi sperimentali sconosciute, i cui effetti sono ancora da accertare completamente. La ricerca, che ha messo a confronto il contenuto di 32 elementi rilevati dalle biopsie, attraverso analisi di spettrometria di massa effettuate in tre diverse università, La Sapienza di Roma, l’università di Chalmer (Svezia) e l’università di Beirut (Libano), è stata coordinata da New Weapons Research Group (Nwrg), una commissione indipendente di scienziati ed esperti basata in Italia che studia l’impiego delle armi non convenzionali per investigare loro effetti di medio periodo sui residenti delle aree in cui vengono utilizzate. La rilevante presenza di metalli tossici e carcinogeni indica rischi diretti per i sopravvissuti ma anche di contaminazione ambientale. Leggi il 2° comunicato stampa della ricerca sulle nuove armi israeliane – 10 maggio 2010

” di Gaza con il finanziamento di Gazzella

Nei mesi successivi all’aggressione israeliana “piombo fuso” si sono registrati casi di neonati venuti alla luce con malformazioni o con organi non completamente sviluppati, mentre le interruzioni di gravidanza che avevano avuto un aumento del 20% nell’ottobre del 2006, quando da mesi gli israeliani terrorizzavano la popolazione palestinese con le “sonic-bomb” hanno registrato un incremento nei primi mesi del 2009 del 15%. Questi potrebbero essere i primi effetti causati dai bombardamenti israeliani nella striscia Gaza già dal 2006, bombardamenti con l’utilizzo di “armi non convenzionali”. Indagini epidemiologiche e statistiche, non sono state messe in campo fino ad ora dal Ministero della Salute di Gaza, ma dalle investigazioni fatte (vedi comunicato NWRC) su materiali inerti prelevati sul territorio di Gaza sia nel 2006 che nel 2009 hanno rilevato sul terreno forti concentrazioni di metalli tossici, che possono provocare nella popolazione effetti di medio periodo quali leucemie, problemi di fertilità e gravi effetti sui nuovi nati, come malformazioni e patologie di origine genetica. Questi metalli sono in particolare tungsteno, mercurio, molibdeno, cadmio e cobalto. Già da tempo la nostra Associazione, non solo ho messo in attenzione i casi di neonati nati con malformazioni, ma si è attivata per intervenire a sostegno del dipartimento neonatale dello Shifa Hospital di Gaza in particolare il reparto intesivo. Grazie al contributo dei sostenitori di Gazzella sono state acquistate due incubatrici e lampade per ittero. Si sta completando l’acquisto per una macchina ECG, strumentazioni per le analisi del sangue e le trasfusioni. Regolare e coordinare gli acquisti non è semplice in considerazione del fatto che le necessità vengono presentate dal direttore del dipartimento neonatale, tuttavia i tempi di acquisizione delle attrezzature seguono i tempi dell’occupazione e della conseguente chiusura dei border. Nell’ultimo viaggio, dicembre 2009, abbiamo potuto installare la targa della nostra Associazione all’interno del reparto intensivo per i neonati, quale significativo messaggio della nostra presenza e del nostro sostegno.

Relazione di viaggio di un sostenitore di Gazzella

Sabato 5 dicembre 2009… Proveniente da Amman sono arrivato al ponte Allenby sul Giordano che dovrebbe essere la frontiera tra i territori dell’autorità palestinese e la Giordania secondo gli accordi di Oslo. Invece è sempre più controllato dall’esercito israeliano. Sembrava l’inferno sulla terra! una folla indescrivibile di donne, bambini, anziani, qualche disperato turista straniero, che però ha dei percorsi diversi dai palestinesi, più comodi e meno stressanti, forse. Ci sono molti pullman di pellegrini palestinesi che tornano dalla Mecca, cosa che aumenta la confusione, con tutto il loro carico di valigie, pacchi regali. C’è qualcuno che porta delle stufe a gas, forse costano meno in Giordania. L’ultima volta che sono passato da qui c’erano meno sportelli e meno file inutile… Dappertutto ci sono dei soldati che hanno al massimo 18 anni. I loro super fucili mitragliatori sono più alti di loro… La cosa triste e che spezza il cuore è che questi non si degnano neanche di gridare gli ordini volgari: asini, animali… mettetivi in fila due a due.., ma lo fanno fare ad altri palestinesi che lavorano li come facchini e personale di pulizia… In certi momenti quando si prolunga l’attesa sembra che il cielo cada sulla terra… donne che si lamentano, bambini che gridano, soldatesse arroganti che strillano a squarciagola in un arabo approssimativo e “storpiato” alle donne di far stare zitti i bambini… Grazie alla mia faccia che può dire tutto meno che sono un turista, mi sono messo in mezzo a questa folla, volevo sentirmi come loro, volevo capire, il sole era forte e la fila era ancora all’esterno in attesa di scaricare i bagagli dagli autobus. Mi guardo intorno e attira la mia attenzione una macchina super lusso sulla quale è scritto (servizio VIP), si ferma di fronte a noi, l’autista scende con i documenti del passeggero per mettere i timbri sul passaporto dell’illustre personaggio. I nostri sguardi si incrociano, ci conosciamo, lui gira la testa dall’altra parte e fa finta di non vedermi e non riconoscermi. Sembrava che neanche tutta quella folla di disperati esistesse… Era Nemer Hammad, ex rappresentante palestinese in Italia, oggi uno dei personaggi importante dell’autorità palestinese, molto vicino al “presidente” Abu Mazen… Ho sentito una lacrima calda che mi scorreva sul viso…perché tutta questa gente è cosi abbandonata da dio e dagli uomini..che entrambi, uomini e dio, voltano la faccia per non vederne la sofferenza… Perché una donna anziana che sta nella propria terra deve pregare un soldato ragazzino estraneo a questa terra per permetterle di andare al bagno o di poter comperare una bottiglia d’acqua?… Perché una rivoluzione si trasforma in un gruppo di persone che collaborano con l’oppressore dimenticando le sofferenze delle madri, dei padre e delle mogli che hanno perso i loro cari, martiri che si sono sacrificati per la libertà? Dopo i soliti tre o quattro ore di attesa riesco ad avere il mio passaporto con il “visto” concesso dallo straniero per poter andare a posare un fiore sulla tomba dei miei amati genitori ed abbracciare i miei parenti… Saliamo su un pullman che ci porta a Gerico… Ad un certo momento sale sul autobus un altro ragazzo soldato… Questa volta palestinese, mal armato, con una divisa meno brillante e lucida del suo coetaneo dell’altra parte. Ha un compito inutile, visto che il grosso l’hanno fatto gli israeliani. Il poveraccio deve solo controllare che su tutti i documenti ci sia il timbro israeliano per far ripartire il mezzo… Non prima di avermi chiesto perché avevo il passaporto straniero e non palestinese e quale fosse il motivo della mia visita (sic!). Riesco a rilassarmi un po’ dopo una doccia in un albergo a Ramallah dove mi aspettano i miei amici del Teatro Astragali di Lecce, che portano un progetto molto bello da realizzare nel mese di Aprile nei villaggi palestinesi lontani, dove non arriva nessuno, né della cooperazione internazionale, né dell’autorità palestinese… Sono emozionato e contento di fare questa esperienza con loro e di farli conoscere e guardare la mia terra con i miei occhi e con le mie emozioni… In due giorni riusciamo a fare un ottimo lavorodi preparazione… Ci colpisce molto questa città che non sembra sotto occupazione… È una ciliegia finta, di plastica cinese, messa su una torta di carnevale, piena di bar e ristoranti pieni di gente, di giovani che vanno in giro fino a tardi, moltissime macchine nuove, molti uomini d’affari, palestinesi e stranieri, negli alberghi, ma alle porte della città ci sono i soldati israeliani che in qualsiasi momento lo vogliono possono entrare per arrestare qualcuno, e lo fanno avvisando l’autorità! e allora tutti questi aspetti esteriori spariscono. L’altra notte non riuscivo a prendere sonno, mi sono preparato e sono uscito facendo attenzione a non disturbare e svegliare il mio amico Ivano, compagno di stanza. Erano le 5.30…ho fatto un giro per la città che si risvegliava lentamente. Sono finito davanti ai mercati generali della frutta e verdura, mi sono messo lì con una tazza bollente di caffè al cardamomo ad osservare i venditori che scaricavano i camion…. Che ferita al cuore..!! La maggior parte della frutta e verdura, l’80 per cento direi, era in confezione con le scritte in ebraico. Mi venne spontaneo da pensare: Non sarà merce che viene dagli insediamenti qui intorno? Sarà merce coltivata dagli oppressori su terreni confiscati, magari a questi stessi venditorii? Ci rubano la terra più fertile e le fonti d’acqua, costriuscono gli insediamenti e le serre e noi dobbiamo comparare e consumare i prodotti della nostra terra sfruttata da atri? Mi venne da sorridere pensando a tutti i tentativi di boicottaggio (apprezzabili, per l’amor di dio!) che si fanno in occidente… Basterebbe fare un giro qui, nei negozi e nei supermercati, salire sui mezzi di trasporto o andare nelle banche per capire che il lavoro bisogna farlo qui… I negozi sono pieni di prodotti israeliani, perfino il sapone ed il latte… La gente in Palestina usa la moneta israeliana, più di quattro milioni e mezzo di persone che danno un contributo importantissimo

Comunicato stampa del comitato scientifico di ricerca sulle nuove armi usate dagli israeliani a Gaza

Gaza, bombardamenti hanno lasciato suolo contaminato: popolazione a rischio COMUNICATO STAMPA 17 dicembre 2009 I bombardamenti israeliani a Gaza del 2006 e del 2009 hanno lasciato sul terreno forti concentrazioni di metalli tossici, che possono provocare nella popolazione leucemie, problemi di fertilità e gravi effetti sui nuovi nati, come malformazioni e patologie di origine genetica. Questi metalli sono in particolare tungsteno, mercurio, molibdeno, cadmio e cobalto. E’ il risultato di uno studio condotto da New Weapons Research Group (Nwrc), una commissione indipendente di scienziati basata in Italia che studia l’impiego delle armi non convenzionali e i loro effetti di medio periodo sui residenti delle aree in cui vengono utilizzate. Il gruppo di lavoro del Nwrc ha esaminato 4 crateri: due provocati dai bombardamenti del luglio 2006, uno nella città di Beit Hanoun e uno nel campo profughi di Jabalia, e due provocati da bombe sganciate nel gennaio 2009 a Tufah, sobborgo di Gaza City. Inoltre ha analizzato la polvere residua all’interno del guscio di una bomba (THS89D112-003 155mm M825E11) al fosforo bianco esplosa vicino all’ospedale di Al Wafa, nel gennaio 2009. Leggi il Comunicato Stampa

Letturatura palestinese in italiano (aggiornata 2011)

Questa nota bibliografica di letteratura palestinese in italiano non include i lavori pubblicati sulle riviste accademiche o in antologie di letteratura araba. Le traduzioni si intendono dall’arabo quando non è altrimenti segnalato. L’ordine cronologico è inteso a evidenziare la reperibilità delle pubblicazioni nel mercato editoriale. 2011: Susan ABULHAWA, Ogni mattina a Jenin, traduzione [dall’inglese] di Silvia Rota Sperti, Milano, Feltrinelli; Ghassan KANFANI, L’altra cosa (Chi ha ucciso Layla al-Hayk? [sic!]), traduzione di Federica Pistono, Villafranca, Cicorivolta; Jumana MUSTAFA, Inciampo non appena cammino lentamente, traduzione di Bianca Carlino, Napoli, Libreria Dante & Descartes; 2010: Liana BADR, Le stelle di Gerico, traduzione di Giulia Della Gala, Roma, Edizioni Lavoro; Mahmud DARWISH, Come fiori di mandorlo o più lontano, traduzione di Chirine Haidar, con uno scritto di John Berger, Milano, Epoché; 2009: Suad AMIRY, Murad Murad, traduzione [dall’inglese] di Maria Nadotti, Milano, Feltrinelli; Muhamed AYYOUB – Rossana COPEZ, Fiabe palestinesi, Cagliari, Edizioni Condaghes; Mohammad BAKRI, Su Pessotimista, traduzione e cura di Wasim Dahmash e Michele Zurru, Roma, Edizioni Q; Mahmud DARWISH, Il letto della straniera e altre poesie d’amore, traduzione e cura di Chirine Haidar, Milano, Epoché; Randa JARRAR, La collezionista di storie, traduzione [dall’inglese] di Annalisa Crea, Casal Monferrato, Piemme; Ghassan KANAFANI, La piccola lanterna, a cura di Giusppe Pusceddu, Cagliari, Ass. Sardegna-Palestina; Ibrahim NASRALLAH, Versi, traduzione e cura di Wasim Dahmash, Roma, Edizioni Q; Ghassan ZAQTAN, Ritratto del passato, a cura di Lucy Ladikoff, Alberobello, Poiesis;   2008 Sahar KHALIFA, Una primavera di fuoco, traduzione di L. Mattar, Firenze, Giunti; Salman NATUR, Memoria, traduzione di C. Sorrenti e V. Paleari, Edizioni Q; Samih AL-QASIM, Versi in Galilea, a cura di W. Dahmash, Roma, Edizioni Q (I ed. 2005);   2007 AA.VV., In un mondo senza cielo. Antologia della poesia palestinese, a cura di F. Corrao, Firenze, Giunti; Suad AMIRY, Niente sesso in città, traduzione [dall’inglese] di M. Nadotti, Milano, Feltrinelli; Mahmud DARWISH, Oltre l’ultimo cielo. La Palestina come metafora, traduzione di G. Amaducci, E. Bartuli, M. Nadotti, Milano, Epoché; Ghassan KANAFANI, Il cappello e il profeta, traduzione di  M. Criscuolo, Villafranca, Cicorivolta;   2006 Ghassan KANAFANI, Ponte per l’eternità, traduzione di  M. Criscuolo, Villafranca, Cicorivolta;   2005 AA.VV., Letteratura palestinese. Antologia, traduzione e cura di W. Dahmash, Roma, ed. Università di Roma – La Sapienza; Suad AMIRY, Se questa è vita, traduzione [dall’inglese] di M. Nadotti, Milano, Feltrinelli; Samira AZZAM, Palestinese! E altri racconti, traduzione e cura di W. Dahmash, Roma, Edizioni Q (I ed. 2003); Murid BARGHUTI, Ho visto Ramallah, traduzione di M. Ruocco, Nuoro, Ilisso; Mahmud DARWISH, Murale, traduzione di F. Al Delmi, Milano, Epoché; Rula JIBREAL, La sposa di Assuan, Milano, Rizzoli; Sayyed KASHUA, E fu mattina, traduzione [dall’ebraico] di E. Loewental, Milano, Guanda;   2004 Suad AMIRY, Sharon e mia suocera, traduzione [dall’inglese] di M. Nadotti, Milano, Feltrinelli; Rula JIBREAL, La strada dei fiori di Miral, Milano, Rizzoli; Ibrahim NASRALLAH, Dentro la notte, traduzione e prefazione di W. Dahmash, Nuoro, Ilisso;   2003 AA.VV., Poesie della Resistenza Palestinese, a cura di F. Aljaramneh e A. Tailakh, Torino, Edizioni Al Hikma; Sayyed KASHUA, Arabi danzanti, traduzione [dall’ebraico] di E. Loewental, Milano, Guanda;   2002 AA.VV., La terra più amata. Voci della letteratura palestinese, a cura di W. Dahmash – T. Di Francesco – P. Blasone, Roma, manifestolibri, (I ed. 1988); Wasim DAHMASH, Palestina fiabe, Roma, Kufia – il manifesto, (I ed. 1990); Mahmud DARWISH, Perché hai lasciato il cavallo alla sua solitudine, traduzione di L. Ladikoff, Genova, S. Marco dei Giustiniani; Emil[e] HABIBI, Il pessottimista. Un arabo d’Israele, a cura di I. Camera d’Afflitto, Milano, Bompiani, (ristampa di: E. Habibi, Le straordinarie avventure di Felice Sventura il Pessottimista, traduzione di I. Camera d’Afflitto e L. Ladikoff, Roma, Editori Riuniti, 1990);   2001 Ibrahim NASRALLAH, Febbre, traduzione di Leonardo Capezzone,  Roma, Edizioni Lavoro; Ibrahim SOUSS, Le rondini di Gerusalemme, traduzione [dal francese] di O. Rota, Milano. Tranchida   2000 Muhammad AL-QAYSI, Testimone oculare. Il libro del figlio, traduzione di P. Vardaro, prefazione di W. Dahmash, Roma, Edizioni Lavoro; Eduard W. SAID, Sempre nel posto sbagliato, traduzione [dall’inglese] di A. Bottini, Milano, Feltrinelli;   1999 GHASSAN KANAFANI, Ritorno a Haifa, traduzione di I. Camera d’Afflitto, pre­sentazione di F. Gabrieli, Roma, Edizioni Lavoro, (I edizione in: G. Kanafani, Ritorno a Haifa – La madre di Saad, Salerno – Roma, Ripostes, 1985, vedi sotto);   1998 RANIA HAMMAD, Palestina nel cuore, Roma, Sinnos;   1997 MAHMUD DARWISH, Una memoria per l’oblio, postfazione di G. Scarcia, Roma, Jouvence; MAHMUD DARWISH, Meno Rose, prefazione di G. Scarcia, Venezia, Cafoscarina; GIABRA IBRAHIM GIABRA, I pozzi di Betlemme, traduzione e postfazione di W. Dahmash, Roma, Jouvence; EMILE HABIBI, Peccati dimenticati, traduzione di B. Marziali, Venezia, Marsilio   1996 AA.VV., Il sogno dei gigli bianchi, a cura di W. Dahmash, Monsano-Ancona, Edizioni musicali; (fuori commercio); SAHAR KHALIFA, Terra di fichi d’India, traduzione e postfazione di C. Costantini, presentazione di D. Maraini, Roma, Jouvence;   1994 GIABRA IBRAHIM GIABRA, La nave, traduzione di M. Falsi, presentazione di S. Nievo, Roma, Jouvence; SAHAR KHALIFA, La porta della piazza, traduzione e postfazione di P. Redaelli, Roma, Jouvence; IBRAHIM SOUSS, Lontano da Gerusalemme, traduzione [dal francese] di O. Rota. Milano, Tran­chida.; IBRAHIM SOUSS, Le rose dell’ombra, traduzione [dal francese] di O. Rota, Milano. Tranchida, (I ed. 1991);   1993 GHASSAN KANAFANI, Se tu fossi un cavallo, traduzione di A. Lano, Roma, Jouvence; SALWA SALEM, Con il vento nei capelli, introduzione e cura di L. Maritano, nota di E. Donini, Firenze, Giunti;   1992 GIAMAL BANNURA, Intifada, traduzione di L. Ladikoff, Modena, Bollettario libri (fuori commercio, reperibile in: Biblioteca nazionale Sagarriga Visconti-Volpi – Bari Biblioteca del Dipartimento di italianistica dell’Università degli studi di Bologna – Bologna Biblioteca nazionale centrale – Firenze Biblioteca Provinciale Nicola Bernardini – Lecce Biblioteca civica Antonio Delfini – Modena);   1991 GHASSAN KANAFANI, Uomini sotto il sole, traduzione di I. Camera d’Afflitto, nota di V. Consolo. Palermo, Sellerio, (I edizione in: GHASSAN KANAFANI – EMIL(E) HABIBI – TAWFIQ FAYYAD, Palestina. Tre racconti, presentazione B.Scarcia, Salerno – Roma, Ripostes, 1984, vedi sotto);   1990 E. Habibi Le straordinarie avventure di Felice Sventura il Pessottimista, traduzione di I. Camera d’Afflitto e L. Ladikoff, Roma, Editori Riuniti; (fuori commercio; ristampa: Il pessottimista. Un arabo d’Israele, a cura di I. Camera d’Afflitto, Milano, Bompiani, 2002 [vedi sopra]) ANTON SHAMMAS, Arabeschi, traduzione [dall’ebraico] di L. Lovisetti Fuà, Milano, Mondadori; IBRAHIM SOUSS,  Lettera ad un amico ebreo, traduzione [dal francese] di O. Rota. Milano, Tran­chida;   1989 SAHAR KHALIFA, La svergognata, traduzione di P. Redaelli, Firenze, Giunti;   1985 GHASSAN KANAFANI, Ritorno a Haifa – La madre di Saad, traduzione di I. Camera d’Afflitto, presentazione di F. Gabrieli, Salerno – Roma, Ripostes (fuori commercio, reperibile in: – Biblioteca civica Antonio Delfini – Modena – MO, vedi sopra); GHASSAN KANAFANI – EMIL(E) HABIBI – MUIN BSISU, Palestina. Dimen­sione Teatro, traduzione e introduzione di C. F. Barresi, Salerno – Roma, Ripostes (fuori commercio, reperibile in: Biblioteca Natalia Ginzburg del Quartiere Savena/Mazzini – Bologna Biblioteca Sala Borsa – Bologna Arkiviu Bibrioteka Tommasu Serra – Guasila Biblioteca comunale Is Bingias – Cagliari Biblioteca dell’Istituto sardo per la storia della Resistenza e dell’autonomia – Cagliari Biblioteca comunale Malatestiana – Cesena Biblioteca statale Isontina – Gorizia Biblioteca comunale – Carpi Biblioteca civica Antonio Delfini – Modena Biblioteca nazionale Vittorio Emanuele III – Napoli Biblioteca dell’Istituto per l’oriente Carlo Alfonso Nallino – Roma Biblioteca comunale

Families evicted from Jerusalem

Families continue to be evicted from Jerusalem for being not Jewish. In this case two Palestinian refugee families (nearly 50 individuals) who lived in these homes since they were evicted from their homes in West Jerusalem in 1948 are made refugees again (see video at http://www.youtube.com/watch?v=LcjchhD3qBc). Israeli colonial settlers claim the land was owned by Jews before 1948. But ofcourse Palestinian natives cannot claim the land they owned before 1948. Hundreds of families were evicted from Jerusalem just the last two years while Obama and other politicians talk about peace and settlement freeze. And even this week in the Knesset, a new law is passed that allows sale of seized lands of Palestinian refugees for Jewish use only. Racist apartheid laws are numerous already but it seems Israeli politicians score points by supporting more discrimination. Nazi like evictions of people simply for being of the wrong religion is done in sight of a silent supine world. The terrorizing and kidnapping by Israeli forces of citizens in Bilin at 3 AM in the morning and the settlers who come “visit us” in Beit Sahour two times a week go unchallenged by the same supine world. The Western governments attempt to hide their complicity with words indicating they do not approve of some Israeli tactics bvut continue to funnel billions to Israel and millions to compliant Palestinians (in normalization schemes). They do have leverage to stop these crimes against humanity and the public must demand they use it. We must cut-off all aid to Israel and treat it as the pariah state it is (just like happened with apartheid South Africa). Defense for Children International (DCI-Palestine) submitted an Alternative Report to the UN Human Rights Committee which is scheduled to review Israel’s compliance with the International Covenant on Civil and Political Rights (1966) (ICCPR) in October 2009. The report focuses on the right to life (Article 6), torture and ill-treatment (Article 7), arbitrary detention (Article 9) and fair trial rights (Article 14) in the Israeli military court system which has operated in the Occupied Palestinian Territory for the last 42 years. The report covers the period 1 January 2004 to 30 June 2009, during which time 851 Palestinian children were killed during the conflict and around 3,850 children were arrested and prosecuted in the military courts, where basic fair trial rights are denied to minors as young as 12. The report also investigates ill-treatment and torture, administrative detention, the use of children as human shields by the Israeli army and the increasing level of settler violence against Palestinian communities in the West Bank. The 45 page report makes 35 recommendations and is supported by over 120 pages of sworn testimonies contained in an annexure to the main report. Full report at http://www.dci-pal.org/english/doc/reports/AlternativeReport.pdf (good reading) Re-imagining Palestine: Self determination, Ethical De-colonization and Equality by Omar Barghouthi http://www.zcommunications.org/znet/viewArticle/22158 (another good analytical piece) On the right of resistance http://www.aljazeera.com/news/newsfull.php?newid=255575 ACTION: I remember a situation where a bright student in an ivy league college never ventured one block to visit the rough inner city neighborhood next to his school. Here in Bethlehem (that has been shrunk to 15% of its total district size and doubled in population by refugees and displaced people), I know many visitors come and go (to conventions, to church, to pilgrimage) and never really understand how most of the population lives (70% are below the poverty line of $2/day). So wherever you are, PLEASE take time to simply go to the poorest and the most vulnerable human beings and truly listen to understand, observe to comprehend, run your hands on the wounds that are healing, and touch a calloused hand. Such genuine encounters teach us so much more than anything we could read in books, see on TV, hear from speeches, or understand from lectures and education. Most of all they teach us humility and the meaning of true love and hope. With such knowledge comes a responsibility to act even in modest ways and this in turn gives true meaning to our lives. The Chinese proverb “To [really] know and not to do is not to know. “ The cliché of think globally and act locally is still valid but only after such knowledge that can’t be gained any other way. If you want to help here in Palestine, we do have lots of projects.. join us. Mazin Qumsiyeh, PhD A Bedouin in Cyberspace, a Villager at Home http://qumsiyeh.org

Appello: No espulsioni a Gerusalemme

BASTA ESPULSIONI DI PALESTINESI DA GERUSALEMME EST Al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano Al Ministro degli Affari Esteri Franco Frattini (gabinetto@esteri.it) All’Ambasciatore d’Italia a Tel Aviv Luigi Mattiolo (luigi.mattiolo@esteri.it) Al Console Generale d’Italia a Gerusalemme Luciano Pezzotta (luciano.pezzotti@esteri.it) Domenica 02 agosto e’ stato reso esecutivo l’ordine di sfratto pendente su due famiglie palestinesi di Sheikh Jarrah a Gerusalemme Est. Alle prime ore del mattino i soldati dell’IDF (Israeli Defence Forces) hanno costretto con la forza le famiglie al Ghawi e al Hanoun, gia` profughi nel `48, a lasciare le loro case nel quartiere di Sheikh Jarrah, dove risiedevano dal 1956. Al loro posto sono gia’ entrati nelle abitazioni coloni israeliani. Da settimane la presenza di cittadini e attivisti per i diritti umani palestinesi, israeliani ed internazionali ha sostenuto la determinazione delle famiglie a non lasciare le proprie case e a non divenire vittime delle politiche di pulizia etnica dello Stato di Israele. Secondo il Diritto Internazionale Gerusalemme Est fa parte dei Territori Palestinesi Occupati da Israele dal 1967 e la comunita’ internazionale e’ tenuta a far rispettare le risoluzioni delle Nazioni Unite che vietano il trasferimento di popolazioni cosi’ come ogni intervento atto a modificare lo status quo della citta’ (cfr. Convenzioni di Ginevra (1949) e Risoluzioni ONU (n. 242 del 1967, 252 del 1968, 267 del 1969, 271 del 1969, 298 del 1971, 465 del 1980, 476 del 1980, 478 del 1980). La condizione degli abitanti palestinesi a Gerusalemme Est si fa sempre piu’ insostenibile a causa delle politiche discriminatorie del Governo occupante che hanno come obiettivo la giudeizzazione della citta’ di Gerusalemme creando continuita’ territoriale tra Gerusalemme Ovest e gli insediamenti israeliani illegali che circondano Gerusalemme Est (Maale Adumim, Pisgat Zev….). Dal 1967 ad oggi sono stati costruiti 17 insediamenti che occupano circa il 35% del territorio di Gerusalemme Est, nei quali vivono piu’ 200,000 coloni. Fonti OCHA (Office for Coordination of Humanitarian Affairs – www.ochaopt.org/) riportano che tra il 1967 e il 2006 sono state demolite piu’ di 8500 case palestinesi. Nei soli primi 4 mesi del 2009, OCHA ha registrato la demolizione di 19 strutture a Gerusalemme Est, che comprendono 11 abitazioni civili. Di conseguenza 109 palestinesi, tra cui 60 bambini, si ritrovano sfollati. Le dirette conseguenze sulla societa’ palestinese di tali azioni del Governo Israeliano sono la frammentazione territoriale dei diversi quartieri di Gerusalemme Est nonche’ l’isolamento di Gerusalemme Est dal resto della Cisgiordania, creando di fatto le condizioni per cui Gerusalemme diventi la capitale ‘unica ed eterna’ dello Stato di Israele in violazione del Diritto Internazionale e delle Risoluzioni ONU. L’unica difesa a cui possono ricorrere i palestinesi di Gerusalemme e’ il sostegno e il supporto della comunita’ internazionale, l’unica che puo’ esercitare pressione sul Governo Israeliano per revocare immediatamente gli ordini di espulsione dei palestinesi di Gerusalemme Est (Sheikh Jarrah, Citta’ Vecchia, Silwan, Bustan, Ras al Amud) e per fermare i piani di costruzione di nuovi insediamenti a Gerusalemme. Le famiglie al Ghawi, al Hanoun e al Kurd, quest’ultima cacciata dalla propria abitazione nel novembre 2008, sono solo le prime tra le 28 famiglie (500 persone) residenti nel quartiere di Sheikh Jarrah, che sono a rischio di espulsione. La nuova amministrazione statunitense e l’Unione Europea hanno condannato la confisca, la demolizione delle case palestinesi a Gerusalemme Est e la costruzione di nuovi insediamenti. Chiediamo pertanto al Governo Italiano e piu’ direttamente alla rappresentanza diplomatica del Consolato Generale di Italia a Gerusalemme di condannare severamente il governo israeliano per le espulsioni delle famiglie al Ghawi e al Hanoun, e di richiedere al Governo Israeliano che venga cancellato l’ordine di espulsione, che le famiglie cacciate possano rientrare nelle proprie case, che vengano cancellati gli ordini di espulsione per le altre famiglie e che vengano fermati i piani di costruzione degli insediamenti a Gerusalemme Est, come previsto dal rispetto del Diritto Internazionale. In quanto cittadini italiani chiediamo al Consolato Generale di Italia a Gerusalemme di visitare le famiglie al Ghawi, al Hanoun e al Kurd per portare un messaggio di solidarieta’ e sostegno umano e soprattutto politico, come gia’ fatto da altri rappresentanti diplomatici europei e statunitensi. Prime adesioni: ACS DISVI TERRE DES HOMMES – Italia GVC CISS CRIC CROCEVIA ICS ASSOCIAZIONE PER LA PACE NEXUS Altre adesioni: stopespulsioniger@gmail.com

Articolo sul muro in Haaretz

Haaretz. com 10.07.2009 “Menù duro da inghiottire.” di Hadas Ziv direttore dei Medici per i Diritti Umani,Israele. Tutte le volte che gli abitanti di Gaza si mettono a tavola per un pasto, affrontano una realtà deprimente. L’assortimento dei cibi loro disponibili è dettata quasi per intero da una dura politica imposta dal governo israeliano, il quale, come successo di recente, ha perfino rifiutato il permesso di attraversare il confine a cibo così innocuo quale zucche, pasta o fagioli. L’obiettivo riposto dietro allo stretto controllo israeliano del regime dietetico della popolazione di Gaza non sta sicuramente migliorando la sua salute. Piuttosto, il governo sostiene che ammettendo a Gaza cibo di “lusso” avrebbe solo accresciuto la popolarità dei leader di Hamas, consentendo loro di dare da mangiare meglio al loro elettorato. Ma, agli occhi di molti osservatori, la politica israeliana di limitare i cibi che entrano nella Striscia è pressoché equivalente ad affamare, e diviene pericolosamente simile a una punizione collettiva, entrambe i casi non sono solo metodi illegali ed immorali da usarsi per ricercare la sicurezza di Israele, ma fanno pure poco per accrescere tale sicurezza. La politica restrittiva di Israele incoraggia solo l’apertura di vie di accesso a Gaza non ufficiali – e potenzialmente più pericolose . Quando le derrate alimentari non possono entrare nella Striscia attraverso i canali ufficiali, esse vengono contrabbandate attraverso i canali controllati da Hamas e quindi arrivano principalmente ai compagni di Hamas o a quegli abitanti di Gaza che sono in grado di pagare i prezzi fissati dai contrabbandieri. I poveri sono lasciati alla mercè della fluttuazione di un mercato nel quale i rifornimenti sono tremendamente bassi ed i prezzi sempre in aumento. Tale situazione contraddice nettamente i migliori interessi di Israele e dei palestinesi che vogliono che le loro società siano aperte ed egualitarie. Difatti, quale interesse israeliano a lungo termine è utile nell’avere donne incinte e bambini affetti da anemia, che causa danni ben documentati allo sviluppo fetale e giovanile? Limitando loro l’accesso al ferro non accresce la sicurezza di Israele. Piuttosto, ciò costituisce una violazione grossolana dei nostri valori umani fondamentali e della moralità della società israeliana.. Gli esperti sono in grado di spiegare: Perché la raccomandazione del Ministro della Sanità per una dieta di un infante o di un piccolo bambino israeliano – “Frutta morbida quali banane ed avocado, pollo e manzo cotto, e cubetti di formaggio” – non viene messa in pratica per i bambini palestinesi? L’introduzione a Gaza di tutte queste merci particolari è strettamente proibita, mentre riso e una scelta limitata di carne e di prodotti rappresentano il solo cibo il cui accesso viene di fatto autorizzato. Diversi mesi fa, ufficiali del ministero si rivolsero alle Nazioni Unite per consultarle sul loro piano dietetico relativo alla Striscia di Gaza. Gli ufficiali delle U.N.- come uno può indovinare – educatamente dissero loro di andare all’inferno, rifiutandosi di avere qualcosa a che fare con una tale politica. Gli israeliani si rivolsero allora a una dietista del Ministero della Salute, i consigli della quale potrebbero aver condotto all’attuale politica secondo cui, come hanno stabilito ufficiali israeliani, “stanno venendo soddisfatte le necessità minime per il sostentamento degli abitanti della Striscia di Gaza senza infliggere un disastro umanitario.” La partecipazione di esperti sanitari nella compilazione del menù per i palestinesi di Gaza – se essi conoscevano quale politica i loro consigli avrebbero aiutato a determinare – rappresenta una grave violazione dell’etica sanitaria: E’ possibile che la dietista del Ministero abbia creduto che i suoi consigli avrebbero evitato l’inedia totale a Gaza, ma con l’essere coinvolta nella politica “dietetica” essa ha violato l’obbligo di operare nel migliore interesse dei suoi pazienti, cioè, dei palestinesi i cui alimenti lei stava prescrivendo. Dopo tutto, Gaza non sta soffrendo di un’improvvisa siccità o di una malnutrizione procurata come conseguenza di un disastro naturale. Stiamo parlando di una privazione voluta tramite “una dieta minimale” che può essere interrotta in ogni momento. Nel 1845-1847, un parassita distrusse completamente le coltivazioni di patate in Irlanda. Anni di politiche economiche britanniche avevano creato là una situazione in cui le patate erano quasi l’unico cibo che veniva consumato dagli Irlandesi. Ed ancora, anche quando ne seguì una diffusa carestia, la Gran Bretagna limitò l’accesso agli aiuti umanitari. Per questa ragione gli Irlandesi dicono ancora che mentre fu un parassita a causare l’avvizzimento delle loro coltivazioni, di fatto fu la Gran Bretagna ad essere responsabile della fame. Nel caso di Gaza, si può dire che Israele ha inflitto entrambe: la distruzione e la riduzione alla fame degli abitanti della Striscia. Tra i suoi stessi cittadini, il governo israeliano ha incoraggiato la cecità: sebbene noi si sappia che questa politica non servirà e non può favorire i nostri interessi, sebbene noi si sappia che questa non è la strada per portare a casa Gilat Shalit, noi insistiamo ancora ad imporla. Perché noi non vogliamo fare le difficili concessioni che lo porterebbero a casa. Infine, tutto ciò si riduce a un semplice messaggio che fu ripetuto da taluni durante e dopo l’Operazione Piombo Fuso: Mentre Israele può avere il diritto di fare qualcosa, esso non ha affatto la luce verde per fare qualsiasi cosa. Dobbiamo chiederci seriamente se il menù per Gaza è davvero una misura necessaria per la sicurezza, che Israele ha il diritto di applicare, oppure se è una inutile politica di vendetta che può, a lungo andare, mettere a repentaglio la sicurezza dello stato e la moralità. Per me questa è una domanda retorica. Hadas Ziv direttore dei Physicians for Human Rights, Israel (traduzione: mariano mingarelli)

Sionisti devastano libreria a Parigi

Un gruppo di uomini che si sono dichiarati appartenenti alla Lega di Difesa Ebraica, una organizzazione paramilitare dei gruppi sionisti francesi, sono entrati e hanno devastato la libreria Resistance di Parigi. Erano presenti le due donne che lavorano nella libreria e due clienti. Gli squadristi sionisti hanno buttato a terra centinaia di libri e distrutto i computer prima di darsi alla fuga su un’automobile. L’attacco è avvenuto all’indomani di una iniziativa avvenuta alla libreria Resistance che aveva ospitato Mahmoud Suleiman, il sindaco del villaggio palestinese di Al-Masara, sul tema delle azioni di resistenza non violenta contro il muro di annessione israeliano. Non è la prima volta che i gruppi fascisti/sionisti minacciano e colpiscono la libreria Resistance per la sua attività di solidarietà con il popolo palestinese. Vedi il video su http://www.vimeo.com/5462395 Alla libreria Resistance e alla sua attività va tutta la nostra solidarietà. inviate messaggi di sostegno a: olivia.zemor@wanadoo.fr Il Forum Palestina  

Coloni sionisti neoconvertiti

Coloni convertiti in West Bank e il problema dell’identità Luca Mazzucato TEL AVIV – Le colonie israeliane in West Bank sono al centro della disputa tra l’amministrazione Obama e il governo israeliano. All’incirca mezzo milione di ebrei si sono trasferiti in West Bank dall’inizio dell’Occupazione, appropriandosi della terra palestinese con l’aiuto dell’IDF. Tra i coloni israeliani, ci sono moltissimi olim hadashim, nuovi immigrati. Spesso attirati dai forti incentivi finanziari del governo israeliano, a volte spinti dalla chiamata divina alla conquista della “terra promessa”. Molto spesso si tratta di ebrei convertiti: alla ricerca della propria identità, ritrovano una nuova sicurezza abbracciando l’ideologia sionista e razzista dello slogan “una terra senza popolo per un popolo senza terra”. Si sta occupando della questione un regista tedesco, Frank Henne, che ha incontrato e intervistato numerosi ebrei convertiti, tutti provenienti dalla Germania e da background cristiani, trasferiti nel cuore della West Bank. Cosa spinge così tanti tedeschi a convertirsi al giudaismo e abbracciare l’ideologia sionista estrema dei coloni nei Territori Occupati? Ogni anno sono decine i tedeschi che si convertono ed emigrano in Israele, secondi per numero solo agli statunitensi. Un’organizzazione governativa israeliana, la NOAM, si occupa specificamente di favorire questo processo. L’argomento più ovvio per la loro conversione è una forte ipercompensazione. Passare “dalla parte giusta” della storia è un grosso problema nell’immaginario collettivo tedesco, anch’io sento questa pressione e sono stato cresciuto con questo senso di colpa. In questo caso, la parte giusta è ovviamente quella delle vittime dello sterminio nazista. Così senti per la prima volta di avere il diritto ad esercitare quel nazionalismo che in Germania è proibito. Non puoi essere un nazionalista tedesco, ma puoi diventare un nazionalista ebraico e camminare a testa alta, perché il sionismo è la parte giusta. Ma il passaggio dalla conversione alla militanza attiva è un passo di ulteriore rottura. Si tratta chiaramente di una diversa forma di razzismo. Il concetto di popolo ebraico viene isolato e, invece di rigettarlo con l’antisemitismo, in questo caso viene elevato al di sopra di tutte le altre etnie, come “cartina al tornasole dell’umanità”, fino ad abbracciare acriticamente l’ideologia sionista e combattere per essa. I convertiti vogliono essere “più realisti del re”, anche per il fatto che in Israele in genere i convertiti sono considerati ebrei “di serie B”. Così questi tedeschi si trasferiscono in West Bank e fomentano il clima di violenza e di lotta contro gli arabi: il nemico non è più l’ebreo ma l’arabo. Credono che questa volta nessuno possa più tacciarli di estremismo. Qual è il vissuto dei coloni convertiti che hai intervistato? Il primo incontro è stato con Nethanel von Boxberg, che incarna il tipico stereotipo tedesco, rigido e formale; il suo nome in Germania era Andreas, l’ha cambiato ma ha mantenuto il cognome di origine nobiliare. Gli chiedo se ha avuto nazisti in famiglia, e lui si inalbera e risponde offeso “Certo che no!”. Anche se, come ben noto, tutta la nobiltà era filonazista. Nethanel ha quarant’anni, si è convertito dieci anni fa e vive in Neve Daniel con la moglie yemenita e due bambini. Proviene da una famiglia della nobiltà tedesca ricca e protestante, fino a quattordici anni è stato fervente cristiano, poi con l’adolescenza si è allontanato dalla chiesa e ha partecipato al movimento studentesco contro la guerra. Attraverso le organizzazioni religiose protestanti, fin da piccolo aveva incontrato molti ebrei. Dopo il liceo, durante un lungo viaggio in Medioriente, Iran, Siria, Libano e Israele, ha riscoperto un bisogno di spiritualità e un suo amico ebreo lo ha invitato ad approfondire il giudaismo. È venuto in Israele per studiare la Bibbia e poco dopo si è convertito. Come è arrivato a trasferirsi nei Territori? Nethanel è un programmatore di software, ha deciso di mantenere il lavoro a Gerusalemme ma trasferirsi in una colonia, sia perché per gli stessi soldi di un appartamento a Gerusalemme ti puoi permettere una villa con piscina, ma soprattutto perché sulla “strada di Hebron” sente una forte connessione con la terra. Dice che ha scelto di prendere casa tra le “radici dei Re”, in una zona della Palestina descritta nella Bibbia. Le sue idee politiche sono estreme: “Se un arabo può camminare con la kefyia in Tel Aviv, perché se passeggio in West Bank con la mia kippah devo temere per la mia vita?”. Nethanel si sente parte dell’impresa sionista di conquistare uno stato per gli ebrei. “Gli arabi hanno perso la guerra”, mi racconta, “ora devono accettare che ogni nuovo stato per nascere deve conquistare il suo spazio”. L’ironia è tragica: in questi discorsi, fatti da un tedesco, mi sembra di rivedere la propaganda del terzo Reich, ma Nethaniel non coglie il nesso, nemmeno quando lo provoco esplicitamente. Qual è il rapporto quotidiano di Nethanel con la popolazione palestinese che circonda la colonia? La colonia è abitata da ortodossi, perlopiù americani recentemente immigrati. È vietato usare la macchina di shabbat e le regole del kashrut vengono strettamente osservate da tutti gli abitanti. La collina su cui sorge l’insediamento è nel cuore della West Bank, sulla strada tra Gerusalemme ed Hebron, una delle zone più calde. Nethanel ha a che fare con i palestinesi tutti i giorni, per lavoro: sono loro a costruire le colonie illegali, e poi ci lavorano come giardinieri e operai. “Se le colonie venissero congelate”, sostiene Nethanel, “questo è il loro unico sostentamento, perderebbero il lavoro e sarebbero i primi a protestare per ottenere l’ampliamento delle colonie!”. In che clima crescono i bambini negli insediamenti in West Bank? Nethanel è molto eloquente su questo punto, “Non educo i miei figli insegnandogli chi è il nemico, ma lo imparano da soli molto presto. Per i bambini, un arabo è un tizio che guida di shabbat. In Tel Aviv educhi i bambini a fare attenzione alle macchine per la strada; qui li cresco mettendoli in guardia dagli arabi. I miei figli sono nati qui, hanno il diritto di vivere qui, nessuno li può evacuare. Viviamo su una collina, nessun arabo vive sulle colline, quindi siamo