Gazzella Onlus

II Incontro nazionale degli aderenti a Gazzella: Agnese Manca

Cartina di Gaza e Cisgiordania: Territorio e popolazione L’intera Palestina ha un territorio di circa 27.000 kmq, pari ad una della maggiori regioni italiane. Lo Stato d’Israele ne occupa il 78% (20.700 kmq), con una popolazione di 6.000.000/ab.(stima 1999). La densità media abitativa è di 295ab/kmq. (In Italia è di 191ab/kmq). La Cisgiordania e Gaza (territori palestinesi occupati da Israele) sono il 22% dell’Intera Palestina, pari a circa 6.000 kmq. Il 41% di questo territorio è occupato da insediamenti israeliani costruiti illegalmente. La popolazione palestinese è stimata in 3.500.000 ab., con densità media di 600ab/kmq. In Cisgiordania vivono 2.000.000 di persone e il restante 1.500.000 si concentra nei 378 kmq della Striscia di Gaza, con una densità di oltre 3.500 ab./kmq. La sola città di Gaza conta circa 400.000 abitanti 2. ABU HULI ( a Sud della Striscia di Gaza) A circa 15 Km. dalla città di Gaza verso Khan Yunis nel Sud, all’incrocio con la strada che porta all’insediamento di Cafardarom, una lunga fila di macchine sosta in attesa(2 ore per noi) che si apra il passaggio nei due sensi di marcia. Gente che va a lavoro o in ospedale o a trovare un parente: c’è chi resta in macchina con le portiere aperte, chi siede lungo la scarpata della strada polverosa e chi ricorre a un riparo improvvisato da chi ti vende una bibita fresca o un panino. E’ anche così che si cerca di campare. Ad un tratto si sente un urlo: è aperta! E tutti di corsa in macchina, ma dopo 5 minuti tutto si ferma di nuovo e rincomincia l’attesa. Arrivati alla torretta vediamo spuntare le mitragliatrici delle guardie israeliane, mentre un carro armato, seguito da un bulldozer passa e ripassa davanti a noi sollevando nuvoli di polvere. Fotografare la scena poteva essere rischioso. Foto, Agosto 2001. 3. KHAN YUNIS CITTA’ (120-220.000 ab.) Cittadina fondata dai Turchi dei quali rimane ancora una fortezza. La sua popolazione si è quasi raddoppiata in 13 anni, passando da 70 a 120.000 abitanti in città per superare i 200 mila con la periferia. Khan Yunis si trova a Sud della Striscia di Gaza, vicino alla costa del Mediterraneo. Vicino a Khan Ynui Camp in località Nimsawi c’è l’insediamento israeliano di Neve DeKalim e ad ovest di Khan Yunis la base israeliana di Al Nuria Di notte i soldati israeliani sparano a casaccio sull’abitato ad ogni cambio di guardia. Molte case portano i segni dei proiettili sui soffitti e le pareti. Alle rovine causate dai carri armati israeliani che entrano ed escono a loro piacimento si mescolano le antenne sui tetti, a testimonianza della voglia di conoscere, con accanto i bidoni dell’acqua che scarseggia. Foto presa dal Centro di Riabilitazione della Mezzaluna Rossa, a Giugno del 2002. 4. KHAN YUNIS CAMPO (martiri sui muri) Sul prolungamento della città si stende il campo di Khan Yunis, caratterizzato da strade strette e polverose, fogne a cielo aperto, muri recanti i segni della violenza cui la popolazione è sottoposta: Immagini dipinte sui muri di ragazzi uccisi da Israele, martiri della resistenza contro l’occupazione militare. Il 70% circa degli uomini sono disoccupati per la chiusura delle frontiere con Israele. Senza lavoro, senza un ruolo decisivo in famiglia si sentono umiliati e frustrati. Non di rado la moglie ci fa capire con un cenno che il marito non ci sta più con la testa. Foto, Agosto 2001. 5. KHAN YUNIS (Tufah-tenda condoglianze) In diverse circostanze il bambino ferito, destinatario della nostra busta, era fuori casa con i compagni a vegliare un coetaneo ucciso dai soldati israeliani. In questi casi, per gli spazi ristretti delle abitazioni, viene montata una grande tenda, così da congiungere i due lati della strada davanti alla casa della vittima, dove la gente va a porgere le proprie condoglianze alla famiglia. Foto,Dicembre 2002. 6. KHAN YUNIS (At-Tufah). Il bambino è stato intossicato dal gas velenoso lanciato da Israele verso la fine del 2001. Portato in ospedale per difficoltà nella respirazione, la prima volta vi è rimasto 10 giorni, ma i controlli non sono finiti. Mohammad, insieme anche ad un altro fratellino, continua la cura disintossicante tornando periodicamente in ospedale. La casa è piuttosto ristretta e molto modesta, come si vede dalla foto di Mohammad con la madre e un fratellino. Il padre è senza lavoro da 4 anni, da quando Israele ha licenziato i lavoratori palestinesi, sostituendoli con manodopera importata. Foto, Dicembre 2002. 7. KHAN YUNIS (Tufah) Tutt’intorno palazzi ridotti allo scheletro e cumuli di macerie, mentre i bambini giocano davanti alle tende piantate nello spazio lasciato dalle case distrutte. Ad ogni lancio di missile dei soldati israeliani, appostati a poche centinaia di metri, e ad ogni funerale di un loro martire, i bambini manifestano sfidando il divieto dell’occupante del quale diventano facile bersaglio. Foto, Agosto 2001. 8. KHAN YUNIS (Tufah) Al punto di confine verso il mare, tracciato da Israele, è denominato Hajz At-Tufah, confluisce la maggior parte dei bambini di Khan Yunis e dintorni : Bani Suhaila, Khaza’ah, Na’ymah e Ma’an, per manifestare contro l’occupazione in occasione della giornata della terra, della celebrazione mondiale dei diritti dell’infanzia o dell’anniversario della Nakba. E’ qui che molti dei nostri bambini sono stati feriti per lo più alla testa e al petto, ma anche alle mani, all’addome, al pelvi e alle gambe. In tutta questa zona le case distrutte aumentano e la situazione di strangolamento della popolazione palestinese diventa sempre più insostenibile. Foto, Agosto 2001. 9. KHAN YUNIS (At-Tufah). Bambini giocano accanto al nuovo muro di sbarramento tra un piccolo insediamento ebraico e il campo di Khan Yunis. Dietro il muro della vergogna che Israele sta costruendo in terra palestinese, a protezione di poche famiglie israeliane che si sono installate nella striscia di terra fertile verso il mare. Foto, Giugno 2002. 10. KHAN YUNIS (At-Tufah) La tecnica si affina e il muro alto piu’ di otto metri è sorvegliato da una torretta mobile, guidata da un computer, che spara in tutte le direzioni. In altri punti ci stanno i gulbe che appaiono

II Incontro nazionale degli aderenti a Gazzella

II Incontro nazionale degli aderenti a Gazzella Sala del Carroccio, Campidoglio, Roma, 12 aprile 2003 Di seguito i relatori (clicca sul loro nome per seguire l’intervento): Francesca Bettini Ennio Polito Maria Grazia Terzi Germano Delfino Agnese Manca   Francesca Bettini Anzitutto grazie a voi per essere qui, per aver risposto in modo entusiasta ad una necessità comune. A poco più di un anno dal primo seminario, abbiamo sentito l’esigenza di rinnovare un’occasione di incontro tra tutti coloro che aderiscono a Gazzella. Personalmente ritengo che ormai la comunicazione tra persone è sempre più mediata da macchine. E’ ‘globale’, essenziale, rapida. Senza negare gli indubbi vantaggi, si sconta, però, una sorta di mancanza di emozione. Sicché nasce il bisogno, ma anche la richiesta, di visibilità (che è sinonimo di trasparenza). E’ fondamentale conoscersi, comunicare attraverso i ‘corpi’, in specie lavorando in un progetto che – oltre a testimoniare solidarietà ad un popolo resistente – cerca di sanare corpi che sono stati negati perché feriti, mutilati. Dovendo riferire un bilancio sommario di questi due anni di attività, non posso fare altro che sottolineare due eventi che hanno marcato il nostro procedere. Il primo — luttuoso — ovvero la perdita di Marisa Musu, fondatrice e — direi — cuore pulsante di Gazzella, l’altro che – pur nel contesto di una occupazione e colonizzazione della Palestina sempre più spietata — ci rende orgogliosi del nostro lavoro. Ovvero la crescita di Gazzella, al di sopra delle nostre migliori aspettative. Nel novembre del 2000, all’inizio della nostra ‘impresa’, gli aderenti erano circa una trentina. Per lo più amici che conoscendo il passato, la militanza e il rigore politico di Marisa, si erano associati prontamente a questa sua ultima fatica. Il suo nome era al tempo stesso un manifesto e una garanzia. E lei — per me — era una fonte di pratiche dalle quali trarre insegnamento. In questi due anni ci siamo impegnati (ognuno al suo meglio) per il progresso di Gazzella. Ma si è verificata anche quella che definirei una reazione a catena, un passa parola, una lievitazione naturale, come spesso accade nelle associazioni che nascono dal basso, che hanno come motore propulsore la coscienza della società civile. Oggi gli aderenti sono più di 500, (altrettanti i bambini affidati) distribuiti su tutto il territorio nazionale: dalla Sicilia a Bolzano, oltre confine, in Svizzera ed Olanda. Non solo singole persone o gruppi (magari di amici e/o colleghi) formatisi per l’occasione, ma anche organismi, istituzionali e non. Ad esempio — ne cito solo alcuni – il Comune di Castellina in Chianti, quello di S.Croce sull’Arno e quello di Fiumicino, che hanno deliberato cospicui stanziamenti che ci hanno permesso sia di affidare un numero considerevole di bambini sia di acquistare presidi per bambini resi disabili da proiettili israeliani sparati alla spina dorsale o agli occhi. Moltissime sono le scuole, di ogni ordine, e grado. Grazie ad alcuni ‘valorosi’ e operosissimi insegnanti hanno non solo sottoscritto ma anche ‘pubblicizzato’ Gazzella sensibilizzando i propri alunni sulle vicende tragiche della Palestina. Ancora: Associazioni culturali, Forum Sociali cittadini, Circoli Arci e Legambiente, strutture sanitarie (come il Centro Trasfusionale dell’Ospedale di Civitanova Marche), gruppi di iscritti ad associazioni Sindacali come la CGIL ed altri, sezioni locali di partiti politici, come i Ds di Civitanova Marche e le compagne del gruppo di Rifondazione Comunista, qui, al Comune di Roma che ringraziamo nuovamente per l’ospitalità. Voglio ricordare anche le donazioni fatte da privati cittadini, ma anche da associazioni, come l’ANPI nazionale e provinciale. Altra cosa che mi preme sottolineare è che uno dei nostri obiettivi fondanti, ovvero riuscire a costruire un progetto politico che non si cristallizzi in una struttura rigida ma che, invece, evolva in una rete fra persone accomunate dagli stessi scopi, si è realizzato, di fatto, in modo spontaneo. Sono nati coordinamenti locali di Gazzella in Veneto, Toscana, Campania e Lazio per iniziativa di singoli ‘adottanti’ che poi proprio come coordinamento hanno fatto diffusione al loro massimo e raccolto fondi nel modo più vario: in occasione di feste di partito, organizzando serate a tema, mostre pittoriche. Fra loro e noi si è stabilito un filo diretto, fatto di scambio di esperienze e di idee per disegnare assieme le prospettive future. Ora non vorrei che i miei toni appaiano troppo trionfalistici. Dobbiamo affrontare una serie di piccoli/grandi problemi di percorso: siamo pochi, volontari, abbiamo lavori ‘ufficiali’ per vivere e dunque poco tempo a disposizione. I nostri mezzi sono esigui e i canali di comunicazione limitati. Inoltre — come ricordava sempre Marisa — bisogna considerare il fatto indiscutibile che l’adozione a distanza di un bimbo palestinese è una adozione ‘difficile’, perché non è facile mantenere il contatto fra adottante e adottato, perché è in atto un tentativo di liquidazione di un intero popolo. Dico questo per giustificare eventuali discrasie fra noi e voi. A volte ci troviamo nell’impossibilità di rispondere adeguatamente alle aspettative e alle richieste esterne, come ad esempio una maggiore funzionalità organizzativa, oppure partecipare ad incontri e dibattiti. Ma speriamo di crescere e migliorare anche in questo, magari con il vostro aiuto. Un brevissimo accenno in chiusura ai periodici viaggi fatti in Palestina (ne parlerà Agnese che ringraziamo per l’impegno indefesso) per consegnare direttamente ai bambini il denaro raccolto. I nostri volontari si muovono in una realtà desolante, ma hanno il coraggio e la tenacia propria di chi sa che sta facendo la cosa giusta. A questo proposito voglio concludere dicendovi che nell’eticità di questo fare comune, io ho la riconferma – ancora di più in questi giorni di mobilitazione contro la guerra all’Irak— che nessun uomo è un’isola, intera in se stessa, ma è un pezzo del Continente, una parte del Tutto. Grazie   Ennio Polito L’OMBRA DELL’IRAQ SULLA PALESTINA RIOCCUPATA C’è una parentela molto stretta, ineludibile, tra l’atto di “guerra preventiva” lanciato dagli Stati uniti contro l’Iraq, senza legittimazione alcuna ma con schiacciante superiorità di mezzi, e l’ininterrotto sostegno da loro stessi prestato al progetto di sopraffazione israeliano in Palestina. Come essa si esprimerà sulla scena internazionale non è ancora possibile dire. Ma si è già espressa sinistramente in una cifra: settanta