Lettera da Gaza

Giovedì 8 gennaio 2008 da Gaza una volontaria dell’ISM Jabaliya, Beit Hanoun e Beit Lahiya Negli ultimi cinque giorni, mezzi della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa sono stati bloccati e impediti di evacuare i feriti e i morti dalle aree circostanti Jabaliya e Gaza città. Forze speciali hanno occupato le case. Quando le ambulanze e gli altri mezzi di soccorso arrivano sul posto indicato vengono colpiti dal fuoco israeliano e costretti a rientrare. Si denuncia: corpi di morti per le strade, si ha notizia di 18 cadaveri in una sola  casa  e secondo stime della CRI ci sono 230 feriti non raggiungibili. Ieri sera,7 gennaio alle 21 circa, Marwan, un paramedico, è stato colpito alla gamba da un cecchino israeliano nella zona orientale Jabaliya. Il personale paramedico, il personale tutto delle ambulanze e  i volontari mettono a rischio la loro vita ogni volta che cercano di portare soccorso. Qualsiasi operazione di salvataggio viene impedita e Israele  vieta alle ambulanze di entrare nei campi profughi. A Jabaliya, tra il  27 dicembre e il 5 gennaio, 119 persone sono state uccise e 662 feriti. Una media di 15 persone uccise ogni giorno. Il 6 gennaio, con il massacro della scuola Fakhoura, 50 persone sono state uccise in un solo giorno. Sporadici scontri tra i combattenti della resistenza palestinese, armati di mitragliatrici di base, resistenti che combattono contro il quarto esercito più potente del mondo, che ha a disposizionesofisticate armi da guerra e supportato dagli F16 e dalla marina militare. Nei giorni scorsi due missili hanno colpito l’ospedale Al-Awda e l’Ospedale di Jabalia. Due squadre di soccorso sono state colpite. Stanotte all’una hanno attaccato le case nel campo profughi di Jabaliya. Abbiamo tentato di raggiungere il luogo; c’era un buio pesto, facevamo luce con le torce, calpestavamo tubi rotti, vetri, mattoni. C’era un odore di sangue e di carne. In quelle condizioni non abbiamo fatto nulla anche perché la casa era pericolante Un’ambulanza ha puntato i fari per cercare di fare luce. Un missile è caduto vicino a noi: abbiamo visto qualcosa che somigliava a una fontana illuminata con tanti zampilli. Alle 4 di stamattina non abbiamo potuto soccorrere i feriti perché gli israeliani sparavano in direzione dell’ambulanza. Lo scoppio di una bomba ferisce l’autista dell’ambulanza Majdi Shehadda, 48 anni , ferite alla testa e al viso. Non c’e ambulanza che non riporti i danni dell’attacco degli israeliani, vetri rotti, proiettili sulla carrozzeria. Le ambulanze dovrebbero essere visibili  ai droni israeliani e le forze speciali: con i loro marchi identificativi e i lampeggianti. Come si presentano le persone ferite: grandi lacerazioni con fuoriuscita di intestino e altre parti interne del corpo, amputazioni di arti, ferite deformanti del corpo. All’ospedale Al-Nasser i medici sono come ombre, lavorano al lume di candela, al freddo. Si muore per l’acquisto di pane Ieri sera quattro membri di una famiglia, stavano andando a prendere il pane a Beit Lahiya. Un missile li ha spazzati via: Khaled Ismail Kahlood di44 anni, e i suoi tre figli  Mohammad di 15, Habib di 12, e Towfiq di 10 anni, tagliati a pezzi. Secondo Khalil Abu Shammalah, direttore di Al-Damir, un’associazione con sede a Gaza città “E’ una violazione della Convenzione di Ginevra colpire i mezzi di soccorsi e il personale medico e paramedico. Israele è in violazione del diritto internazionale ‘. L’agenzia di stampa israeliana Y-Net ha recentemente riferito che il direttore dell’agenzia diintelligence israeliana Shin Bet, ha affermato che un gran numero di militanti di Hamas si nasconde negli ospedali come operatori sanitari. I medici e altri funzionari palestinesi hanno respinto questaaccusa, ma temono che gli ospedali siano nella lista di obiettivi che Israele intende colpire, oltre a quelli già colpiti:  case, scuole, università, moschee, negozi.

Newsletter Osservatorio Iraq

Newsletter Osservatorio Iraq 01/2009: dal 27 dicembre 2008 al 7 gennaio 2009 Gaza, una guerra contro il popolo palestinese Dopo oltre dieci giorni di attacchi israeliani, i morti nella Striscia sono più di 600. Tra loro vi sono tante donne e bambini, come quelli uccisi ieri nell’attacco a una scuola delle Nazioni Unite. Ma nel mirino dell’esercito di Tel Aviv finiscono quotidianamente anche medici, infermieri e operatori umanitari, che a causa delle violenze stanno limitando fortemente il loro intervento. Oggi Israele ha concesso una tregua per consentire l’ingresso di aiuti, ma ha ribadito la volontà di portare avanti l’offensiva militare. Il risultato è una situazione umanitaria che va ben al di là dell’emergenza. Nell’enclave palestinese, già gravata da un anno e mezzo di assedio manca l’acqua, il cibo, l’elettricità e il carburante. Scarse, a causa della decisione di Israele di proibire l’ingresso a giornalisti e osservatori internazionali, sono anche le testimonianze dirette. I soli, preziosi racconti dal campo sono merito dei pochi corrispondenti arabi di TV, radio e giornali occidentali e dai tanti blogger palestinesi, che rischiando la vita continuano a raccogliere notizie Gaza, Perché odiano tanto l’Occidente, ci domanderemo? Robert Fisk – The Independent Il 15 per cento delle vittime di Israele sono bambini. Come Ismail Hamdan e le sue due sorelle Ma’an News Agency Gaza, quello che i medici vedono, fanno, e subiscono. Senza censure Eva Bartlett – In Gaza (blog) Gaza: “Così si muore senza soccorsi”, la testimonianza dei medici volontari Repubblica.it Sotto assedio i palestinesi lottano per trovare spazio per le sepolture H. Balousha e T. O’Loughlin – The Guardian I leader mentono, i civili muoiono, e le lezioni della storia vengono ignorate Robert Fisk – The Independent Gaza, situazione umanitaria “disperata”, mentre Israele espande l’offensiva militare Carlo M. Miele – Osservatorio Iraq Gaza, Israele tiene fuori osservatori e giornalisti Osservatorio Iraq Notizie da Gaza James Stephenson – BBC News, The Editors Blog Gaza, Tenere lontane telecamere e giornalisti non funziona assolutamente Robert Fisk – The Independent Gaza, Diario di un operatore umanitario BBC News Gaza: Vita e morte di mio padre Fares Akram – The Independent Gaza: “Viviamo nell’ansia” BBC News  

Mobilitazione per fermare il massacro

Una straordinaria giornata di mobilitazione al fianco dei palestinesi e per dire fermate il massacro di Gaza Scrivono le agenzie che oggi “Migliaia di persone sono scese in piazza, nonostante il maltempo, in 15 città italiane per manifestare solidarietà al popolo di Gaza, aderendo alla giornata di mobilitazione promossa dal Forum Palestina. La manifestazione più imponente a Roma, mentre a Milano sono state date alle fiamme bandiere israeliane”. Durante le manifestazioni è giunta la temuta notizia dell’inizio dell’escalation terrestre delle forze aremate israeliane contro Gaza. Vediamo un resoconto basato sulle notizie diffuse dalla principali agenzie stampa. ROMA – Nellla capitale almeno 10.000 persone sono scese in piazza per protestare contro il massacro in corso contro i palestinesi di Gaza. “Fermiano il genocidio dei palestinesi a Gaza” recitava lo striscione diapertura. Portate in corteo fotografie di bambini e donne feriti a Gaza. Il corteo, che si è via via ingrossato cogliendo di sorpresa organizzatori e le stesse forze dell’ordine, è andato oltre piazza Barberini, dove doveva concludersi, per proseguire verso piazza del Popolo, riempita dai manifestanti e da centinaia di bandiere palestinesi e libanesi, dove si sono tenuti gli interventi conclusivi che hanno rilanciato l’urgenza di una manifestazione nazionale entro il mese di gennaio. «Chiediamo di fermare il massacro e la carneficina che sta avvenendo a Gaza – ha detto Sergio Cararo del Forum Palestina -, inoltre diciamo basta all’impunità diIsraele e all’informazione manipolata che in questi giorni sta raccontando una falsa verità». MILANO. A Milano il lungo corteo contro l’aggressione israeliana nella Striscia di Gaza era aperto da giovani palestinesi: alcuni avevano degli striscioni con la Stella di David sormontata dalla svastica e sono state date alle fiamme bandiere israeliane e lanciati slogan contro Israele e gli Stati Uniti. Alcuni iracheni avevano in mano delle scarpe, diventate un simbolo dopo il lancio contro Bush da parte di un giornalista tuttora in carcere. Una volta giunto in piazza San Babila, dove avrebbe dovuto sciogliersi, il corteo cresciuto con migliaia di partecipanti ha invece proseguito lungo corso Matteotti per arrivare in piazza Duomo, dove un migliaio di manifestanti ha occupato la zona antistante il sagrato. TORINO – Anche a Torino c’è stata una manifestazione contro l’attacco militare di Israele. Il presidio organizzato dall’assemblea Free Palestine a Porta Palazzo si è trasformato in un corteo spontaneo. I partecipanti hanno raggiunto l’associazione Italia-Israele dove c’è stato un lancio di uova. Alla manifestazione, scandita dal grido «Israele assassino», hanno partecipato molti immigrati di origine araba. VICENZA – Cinquemila, i partecipanti al corteo di Vicenza. Tanti gli stranieri, circa l’80% dei partecipanti, provenienti da tutto il Veneto. Il corteo, sfilato al grido di «assassini, assassini», è stato tenuto sotto controllo da un massiccio dispiegamento di forze dell’ordine e dal servizio predisposto dagli organizzatori. Decine gli striscioni esposti dai manifestanti: «Fermiano il massacro di Gaza», «Quanti morti ci vogliono per fermarli?», «Uno Stato libero per i palestinesi» e «Gaza libera, comunque Intifada fino alla vittoria». Alcuni cartelli riportavano gigantografie di massacri, bombardamenti, distruzioni e morti. BOLOGNA – A Bologna sono scese in piazza circa duemila persone, in maggioranza stranieri, che hanno concluso la manifestazione pregando insieme davanti alla basilica di San Petronio in piazza Maggiore. Il corteo era aperto dai bambini per sottolineare che i bombardamenti israeliani mietono molte vittime innocenti. È stata bruciata una bandiera di Israele e sono stati esposti striscioni con la stella di David equiparata alla svastica. La manifestazione si è fermata per alcuni minuti davanti alla Prefettura per chiedere un intervento del governo italiano. NEL MONDO – Migliaia di persone sono scese in piazza in diverse città del mondo contro i bombardamenti israeliani a Gaza. A Londra i manifestanti (50mila secondo gli organizzatori) hanno lanciato scarpe contro la griglia metallica che impedisce l’accesso a Downing Street. Alla guida del corteo l’ex cantante degli Eurythmics AnnieLennox e l’ex sindaco di Londra Ken Livingstone. In segno di protesta, i manifestanti hanno lanciato scarpe contro la griglia metallica che impedisce l’accesso a Downing Street (dove si trova la residenza del Primo ministro inglese). Tra gli organizzatori del corteo, l’associazione Stop the War e l’Iniziativa dei musulmani britannici (Bmi). Altri raduni di protesta sono stati organizzati a Glasgow, in Scozia, Manchester, Hull e Portsmouth. A Parigi 25mila persone (secondo gli organizzatori) hanno sfilato per le strade gridando «Basta al massacro, sanzioni contro Israele», «Gaza siamo tutti con te» e «Israele assassino». A Parigi hanno manifestato al grido di “siamo tutti palestinesi”, alcuni hanno dato fuoco a bandiere israeliane. Il corteo era organizzato dal «Collettivo nazionale per una pace giusta tra palestinesi e israeliani», da associazioni, sindacati e partiti di sinistra. Durante il corteo sono avvenuti alcuni incidenti, tra cui alcune auto, vetrine di negozi infrante e scontri fra manifestanti e polizia. Gli incidenti sono scoppiati in particolare nell’VIII arrondissement, zona dei grandi magazzini di boulevard Haussmann. A Berlino, sono scese in piazza 7.500 persone, 4 mila a Dusseldorf. Migliaia in piazza ad Atene e Salonicco. Nella capitale greca circa 3.000 persone hanno sfilato fino all’ambasciata israeliana, dove tafferugli sono scoppiati fra dimostranti e polizia, che ha disperso la folla con lacrimogeni. A Madrid un migliaio in piazza.In un comunicato molti intellettuali e artisti iberici, tra cui l’attore premio Oscar Javier Bardem, hanno condannato i raid israeliani e chiesto “l’arresto immediato dell’offensiva criminale sulla Palestina”. Ad Amsterdam i manifestanti, 5mila secondo gli organizzatori, portavano striscioni invitando a boicottare i prodotti israeliani. In migliaia hanno manifestato sia contro gli attacchi israeliani che contro il governo olandese che non ha condannato i raid. Più di 3.000persone hanno sfilato a Salisburgo, in Austria. Negli Usa c’è stato un corteo a Washington. A Kabul, in Afghanistan, centinaia di persone hanno partecipato a una marcia di protesta e a Jalalabad più di 400 persone hanno protestato contro il mancato intervento delle Nazioni Unite.

”ONU espulso da Israele

Il manifesto 01.04.2009 Intervista a Richard Falk, rappresentante dell’ONU espulso dalle autorità israeliane «Un crimine terribile» Il relatore dell’Onu: F-16, Apache e uranio impoverito contro la popolazione. Così muore Gaza. Impossibile qualsiasi azione «umanitaria» finché durano l’assedio e l’occupazione. Ridicola la tesi dell’autodifesa: utilizzo della forza sproporzionato e sopraggiunto prima che ci fossero vittime israeliane. Espulso da Tel Aviv, il rappresentante dell’Onu si scaglia contro la propaganda sull’attacco alla Striscia Il 15 dicembre scorso Richard Falk è stato espulso dall’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv dove, per conto delle Nazioni Unite, era sbarcato per indagare sulle violazioni dei diritti umani nei Territori occupati. Falk, di origine ebraica, è Relatore speciale dell’Onu per i diritti umani nei Territori occupati, nonché professore emerito di diritto internazionale alla Princeton University. Lo abbiamo raggiunto al telefono per chiedergli la sua opinione sulla situazione a Gaza. Professor Falk, il ministro degli esteri israeliano, Tzipi Livni, ha dichiarato che «non c’è alcuna crisi umanitaria a Gaza». Un’affermazione straordinaria, che prescinde completamente dalla realtà. Ma è ancora più sbalorditiva la prontezza dei media internazionali – quelli statunitensi in modo particolare – nel diffondere la propaganda israeliana. Anche prima dell’attacco iniziato il 27 dicembre la situazione di vecchi, donne e bambini residenti a Gaza rappresentava una grave crisi umanitaria, ben documentata da molti osservatori delle Nazioni Unite sul terreno e confermata da giornalisti israeliani indipendenti come Amira Hass. E bombardare quotidianamente una popolazione indifesa in un’area sovraffollata come quella della Striscia rappresenta un crimine. Crede che il governo israeliano debba essere perseguito? Certo, il diritto penale internazionale non dovrebbe perseguire solo gli sconfitti, come è avvenuto negli ultimi 15 anni. Ma Israele, come gli Stati Uniti, non è entrato a far parte della Corte penale internazionale. Le Nazioni Unite hanno il potere – che è stato utilizzato per creare i tribunali per i crimini nella Ex Jugoslavia e in Ruanda – per creare un tribunale ad hoc per giudicare presunti crimini di guerra israeliani, ma gli ostacoli politici che incontrerebbe un’iniziativa simile sono tali da farla ritenere impossibile. Negli ultimi giorni si è parlato molto di «tregua umanitaria». Servirebbe? Qualsiasi attenuazione dell’emergenza è benvenuta. Ma bisogna ricordare che, prima di questo attacco, gli effetti di 18 mesi di un assedio estremo che ha negato alla popolazione cibo, carburante e medicine hanno creato una situazione di sofferenze di massa e deterioramento della salute mentale e fisica dell’intera popolazione: circa il 46% dei bambini di Gaza soffre di anemia acuta. Si può considerare positivamente qualsiasi forma di cessazione dei bombardamenti, ma chiamarla «tregua umanitaria» vuol dire manipolare il significato delle parole: non c’è alcuna possibilità di un’azione «umanitaria» finché l’assedio non sarà tolto e la gente avrà accesso regolare a cibo, medicine e carburante. Il governo israeliano però ripete: ci stiamo solo difendendo dal lancio di razzi palestinesi e ne abbiamo pieno diritto. A livello teorico Israele ha diritto all’autodifesa, come ogni Stato sovrano. Se però esaminiamo concretamente ciò che sta accadendo in queste ore, non lo si può in alcun modo presentare come un’autodifesa, perché – in un anno – nessun israeliano è morto per i razzi lanciati dai palestinesi, prima che scattassero i bombardamenti israeliani. Le vittime israeliane (finora quattro, ndr) sono sopraggiunte dopo i raid scattati il 27 dicembre. Inoltre anche se accettassimo la tesi secondo la quale Israele sta agendo per proteggere i suoi cittadini, resta il fatto che questi bombardamenti massicci e continui su una popolazione indifesa costituiscono un uso talmente sproporzionato della forza, tale da configurarsi certamente come violazione del diritto internazionale. L’utilizzo di F-16 ed elicotteri Apache contro la popolazione priva di difese è incontestabile. Ci sono anche rapporti che parlano dell’utilizzo di uranio impoverito nelle bombe cosiddette «bunker buster», per distruggere i tunnel che collegano Gaza con l’Egitto. E bisogna ricordare che Hamas ha espresso più volte disponibilità a una tregua (che negli ultimi sei mesi aveva funzionato) di lungo termine, in cambio di un ritiro dell’assedio israeliano alla popolazione della Striscia. Una posizione assolutamente ragionevole, dal momento che l’embargo nei confronti di una popolazione sotto occupazione può essere considerato un atto di guerra. Perché è stato respinto da Tel Aviv? Non conosco i motivi esatti che hanno portato a questa decisione, che però va inquadrata in una serie d’iniziative che hanno costretto fuori daGaza giornalisti, esperti di diritti umani, e che hanno impedito a intellettuali palestinesi di lasciare la striscia, in maniera particolare nelle ultime settimane. Una politica che mira a nascondere le condizioni a cui è sottoposta la popolazione palestinese. La stampa israeliana ha ricondotto la decisione di espellerla al suo paragone della situazione dei palestinesi di Gaza con quella degli ebrei nell’Europa occupata dai nazisti. Un mese prima di essere nominato dall’Onu Relatore speciale, ho scritto un articolo giornalistico in cui sostengo che le punizioni collettive subite dalla gente di Gaza ricordano quelle inflitte dai nazisti agli ebrei durante la Seconda guerra mondiale. Non ho detto che sono la stessa cosa. Maritengo che la mentalità che ha prodotto queste politiche a Gaza sia paragonabile a quella che ha generato le esperienze terribili sperimentate dagli ebrei. Ho inoltre affermato che se queste politiche persistono, c’è il rischio di un «olocausto» per la gente di Gaza, che non è ovviamente la stessa cosa della «soluzione finale» che Hitler aveva previsto per gli ebrei. Ciò non toglie che per il popolo palestinese quello di Gaza rappresenti un olocausto di proporzioni gigantesche. E proprio le notizie delle ultime ore, i tiri d’artiglieria contro la Striscia e la possibilità concreta di un’invasione di terra suggeriscono che il mio commento non fosse un’esagerazione. La situazione di Gaza rappresenta solo un problema umanitario? No, oltre che di una crisi umanitaria si tratta di un problema politico molto complicato. Ci sono le divisioni tra i partiti palestinesi: la presa del potere da parte di Hamas che – come suggerisce Amira Hass – gli israeliani stanno utilizzando come giustificazione per mantenere l’occupazione in Cisgiordania ed espandere gl’insediamenti. In un certo senso una delle questioni più grosse è che Israele sta cercando di «pacificare» laCisgiordania spostando l’attenzione sulla Striscia di Gaza.

Continua il massacro di Gaza

IL MASSACRO DI GAZA CONTINUA L’esercito israeliano continua a massacrare la popolazione di Gaza e contemporaneamente semina menzogne sui mezzi di informazione internazionali Mentre ai giornalisti viene negato l’accesso a Gaza ma, vengono accompagnati a visitare gli insediamenti colpiti dai missili di Hamas, sono pochi quelli che raccontano che nell’attacco “mirato” contro l’abitazione del leader di Hamas, Nizar Rayyan, sono rimasti uccisi 14 membri della sua famiglia, molti dei quali bambini. http://electronicintifada.net/v2/article10093.shtml Oggi i servizi di sicurezza israeliana sono costretti ad ammettere di aver “sovrastimato” gli armamenti di Hamas (ricordate le armi di distruzioni di massa in possesso dell’ Iraq ?) e varie organizzazioni umanitarie mettono in dubbio i video lanciati su internet dall’ esercito israeliano. Le organizzazioni israeliane e palestinesi B’tselem e Al Mezan riportano dichiarazioni e fotografie che intendono dimostrare che vi sono forti dubbi sulla veridicità delle informazioni fornite sugli obiettivi colpiti dall’aviazione israeliana. http://www.btselem.org/English/Gaza_Strip/20081231_Army_bombs_metal_workshop_in_Gaza.asp Intanto la guerra israeliana arriva anche in Cisgiordania e in Israele. Per reprimere di qualsiasi forma di dissenso la Cisgiordania è stata chiusa per 48/72 ore, ai palestinesi non è permesso viaggiare da nord a sud. Le manifestazioni di palestinesi, israeliani e internazionali sono state attaccate in vari villaggi della Cisgiordania dall’esercito israeliano http://www.awalls.org/war_on_gaza_met_with_dissent In alcuni casi sono state le forze di polizia dell’ ANP ad attaccare le manifestazioni di solidarietà perché guidate da Hamas. http://www.haaretz.com/hasen/spages/1052273.html In Israele si moltiplicano gli arresti degli attivisti contro la guerra, 21 attivisti sono stati arrestati davanti una base militare a nord di Tel Aviv, mentre la popolazione palestinese con cittadinanza israeliana viene minacciata per impedirgli di manifestare liberamente http://www.awalls.org/ http://activestills.org/photos.php?setname=&PHPSESSID=1bf7babf216c08dbc132536ab33370c1#id=3159150980 ** INFORMATEVI SOLO SUI MEDIA ALTERNATIVI !! PARTECIPATE ALLA MANIFESTAZIONE CHE SI TERRA’ A SENIGALLIA *In piazza per la Palestina* (organizzata dal neonato coordinamento migranti di Senigallia e il csa mezza canaja) sit-in itinerante Senigallia domenica 4 gennaio ore 16,00 Piazza del Duca Leandro

Messaggio della Palestinian Medical Relief Society

Palestinian Medical Relief Society Meeting the new year in Gaza The barbaric attack which Israel has launched on Gaza has seen the loss of hundreds of innocent lives and whilst the numbers of dead and injured escalates, there seems no end in sight to this unjust attack, with Israeli officials vowed to expand military operations against the population of the Gaza Strip suggesting that this is only the beginning. Since the beginning of the current offensive many civilians facilities have been bombarded, without paying attention to the lives and safety of Palestinian civilians. The number of victims has surpassed 420 martyrs, more than two thousand injured, with a huge lack of food and medicine, full destruction of homes, and targeting medical bodies, ambulance crews, and families who took shelter in schools and International Humanitarian Centers.  This crises burdening Palestinian Medical Relief Society more responsibilities towards Palestinian people, especially within the shortage of  medical supplies, humanitarian needs and fuels. Palestinian Medical Relief  emergency teams, play a main role in evacuating the injured people from the bumped sights, and provides them with first-aid until reaching the nearest hospital.  PMRS succeeded to refer  severe Palestine injured to Jordan hospitals, with the help of Jordanian Government.  Meanwhile we are prepare to receive field hospital from Jordan to help in emergency surgical operation in Gaza. What is worth mentioning, that the main office of PMRS and main clinic center in Jabalia, north of Gaza ” Dr. Heidar Abedal Shafie clinic ” have been effected due to bumping. These attacks against innocent Palestinian civilians are yet another example of Israel’s blatant disregard of international laws and the response from the international community should be equivalent to the atrocity of Israeli operation. In light of the above, and with the actions of Israel amounting to war crimes by international law, Palestinian Medical Relief society calls upon the international community to continue their actions and participation on public demonstration all over the world and demand that Israel immediately stops its bloody campaign in Gaza Strip. We urge you to condemn such barbarity and put pressure upon the Israeli government to allow vital humanitarian aid to reach the impoverished Gazan population.  And protect the medical teams to enable them evacuating the injuries. Palestinian Medical Relief Society 3/12/2009

Fermiamo il massacro a Gaza

Fermiamo il massacro a Gaza L’elenco e gli appuntamenti delle manifestazioni nelle città italiane previste nella prima giornata nazionale di mobilitazione di sabato 3 gennaio per fermare il massacro dei palestinesi a Gaza da parte di Israele. Sabato 3 gennaio tutti in piazza al fianco del popolo palestinese che resiste   ROMA , Sabato 03 Gennaio 2009, ore 16,30 P.zza della Repubblica Manifestazione Cittadina- Corteo (le realtà di Napoli convergeranno nella manifestazione di Roma) VICENZA , Sabato 03 Gennaio 2009 Fermiamo il massacro a Gaza MANIFESTAZIONE ore 14.00 alla Stazione Ferroviaria MILANO , Sabato 03 Gennaio 2009 Manifestazione organizzata dalla Comunita’ palestinese della Lombardia DALLE ORE 15.00 A MILANO IN ore 15 Porta Venezia   BOLOGNA , Sabato 03 Gennaio 2009 Presidio in solidarietà con il popolo palestinese ore 15.30 piazza Nettuno PARMA , Sabato 03 Gennaio 2009 Presidio in solidarietà con il popolo palestinese ORE 16.00, PIAZZA GARIBALDI BARI , Sabato 03 Gennaio 2009 CONTRO LA PULIZIA ETNICA E IL TERRORISMO DI STATO ISRAELIANO FERMIAMO IL MASSACRO DI GAZA! MANIFESTAZIONE REGIONALE PUGLIESE ORE 17.00 IN PIAZZA PREFETTURA Torino. Sabato 3 gennaio Presidio a Corso Giulio Cesare Pisa, Sabato 3 gennaio presidio manifestazione ore 17 piazza XX settembre, di fronte al Comune di Pisa    tutte le info su: www.forumpalestina.org

Issa, adottato da Gazzella, vince tre medaglie alle Olimpiadi per Disabili in Giappone 2009

Issa, nella foto con tre medaglie al petto vinte alle Olimpiadi per Disabili in Giappone 2009, è uno dei ragazzi adottati da Gazzella Onlus. Issa era stato ferito il il 5 gennaio 2005 insieme a Ibrahim e Imad (tutti adottati da Gazzella) mentre stavano in campo di fragole con i genitori che lì lavoravano. Ibrahim e Imad sono cugini. La mattina del 5 gennaio i carri armati israeliani entrati a Bei Lahya hanno sparato una cannonata contro le famiglie che lavoravano nel campo. Issa, Imad e Ibrahim hanno perso le gambe. Ci sono stati 5 morti e 10 feriti. Issa, Ibrahim e Imad sono inclusi nel progetto di riabilitazione e fisioterapia di Gazzella Onlus.

Appello del mondo intellettuale italiano contro l’aggressione israeliana a Gaza

Per aderire: info@historiamagistra.it Appello del mondo intellettuale italiano contro l’aggressione israeliana a Gaza Angelo d’Orsi 31 dicembre 2008 È di poche ora fa la notizia che il governo israeliano, capeggiato da un leader sconfitto e corrotto, Ehud Olmert, ha rifiutato la pur tardiva richiesta dell’Unione Europea, di concedere alla popolazione di Gaza stremata, una tregua umanitaria di 48 ore nell’operazione militare che, con proterva arroganza, è stata chiamata Piombo fuso. La notizia ci addolora e ci indigna; ma non ci sorprende. Il governo israeliano sta passando, nei confronti dei palestinesi, dalla politica della persecuzione a quella della eliminazione. Come non vedere negli eventi in corso, non da oggi, una tremenda analogia con quello che il popolo ebraico ha subìto? Ma le ingiustizie patite non danno titolo, né morale né politico, a produrre altre ingiustizie ai danni dei più deboli. Come operatori nel mondo della ricerca, dell’università, della scuola, della comunicazione, delle arti, dello spettacolo, intendiamo denunciare l’informazione menzognera dei media; e, d’altro canto, la viltà – e talora complicità – della classe politica italiana (con impercettibili distinguo nel suo seno). Non paghi di aver, nel corso dell’anno, tributato grandi onori allo Stato d’Israele, che festeggiava il suo 60°, dimentichi che quello stesso anniversario ricordava, agli altri, gli arabi di Palestina, la catastrofe del loro popolo (la Nakba), politici, opinionisti, organizzatori culturali (insomma ,“l’élite italiana”),  stanno ora di nuovo dimostrando una stupefacente smemoratezza e una disonestà che lascia allibiti. D’altronde con “l’unica democrazia del Medio Oriente”, come si continua a ripetere, l’Italia (e la Comunità Europea) ha accordi pesanti di collaborazione militare, politica e scientifica. Mentre le bombe continuano a falciare vite, nel pieno delle festività di fine anno, e si minaccia un attacco di terra, da noi, in nome di un conclamato quanto ingannevole spirito di equidistanza si pongono sullo stesso piano i razzi sparati sulle città del Sud di Israele (che, peraltro, costituiscono una forma di resistenza all’invasione), con l’osceno massacro indiscriminato in atto a Gaza, già ridotta allo stremo da un embargo illegittimo e immorale. E, adottando la posizione israeliana e statunitense, si chiede ad Hamas di cessare le azioni militari, come passo indispensabile per ottenere una tregua. Si accusa Hamas, che non si dimentica mai di etichettare come “organizzazione terroristica” (il che non cancella i nostri dissensi politici e per molti aspetti ideali, da Hamas), di aver rotto la tregua in atto da tempo: mentendo, perché durante quella “tregua” fittizia, numerosi palestinesi sono stati uccisi dagli israeliani, i quali hanno anche rapito e sequestrato ministri (in numero di 8) e del legittimo governo di Hamas e deputati del Parlamento (15), nell’indifferenza della “comunità internazionale”. Si insiste sul fatto che Hamas si è “impadronita” di Gaza con le armi, dimenticando che Hamas ha vinto libere elezioni, e un colpo di Stato (con il sostegno israeliano, statunitense e gli applausi europei), gli ha negato il governo del Paese, usando Abu Mazen se non come un Quisling, un vero collaborazionista, certo come una sponda utile. Si accetta la versione dell’attaccante che ci “informa” di colpire solo obiettivi militari, e si finge di non sapere che fra tali obiettivi sono sedi universitarie, ospedali, moschee. Si deplorano i morti civili (secondo stime ufficiali dell’Onu al 25% della popolazione nei primi giorni dell’attacco israeliano, molti dei quali adolescenti e bambini, ai quali è impedita la stessa possibilità di cura, per mancanza di medicinali e di strumentazione, a causa del blocco israeliano), ma si dimentica che da anni Gaza è il più grande campo di concentramento a cielo aperto del mondo. E che ebrei sono – questo il terribile paradosso – gli aguzzini di quel campo, mentre arabi sono gli internati, ai quali, da anni, vengono negati i più elementari diritti, a cominciare dal diritto stesso alla sopravvivenza. Il blocco di Gaza è una delle pagine più buie di Israele, a cui noi non chiediamo nulla, convinti che la sua politica sia destinata a produrre effetti contrari a quelli perseguiti e che l’odio che sta seminando non solo nella regione, ma in tutto il mondo, non potrà che accrescersi e produrre conseguenze disastrose per uno Stato che ritiene di poter governare tutto secondo il principio della forza, non solo rispetto ai palestinesi, ma all’intera comunità internazionale, della quale si fa beffe (si pensi al mancato rientro di Israele nei confini pre-1967, malgrado le innumerevoli risoluzioni dell’Onu).E abbiamo pietà degli israeliani che oggi festeggiano i circa 400 palestinesi uccisi nelle prime ore dell’operazione Piombo fuso. La loro danza macabra testimonia come un’intera società possacorrompersi moralmente (compresa la gran parte dei cosiddetti intellettuali israeliani dissidenti), sotto il segno della guerra permanente. La guerra odierna è tutt’altro che improvvisata: proprio come due anni e mezzo fa, nell’estate 2006, soltanto un vaghissimo pretesto  fu trovato nella cattura di un soldato israeliano da parte diHezbollah, per l’infelice attacco al Libano, oggi il pretesto sono i razzi Kassam sparati da Gaza. Questa guerra che gli stolti salutano come benefica, oggi,  porterà a loro – e purtroppo ad altri – nuove morti, nuove distruzioni, nuove sofferenze, allontanando ogni possibile pace. Chiediamo a quanti operano nei nostri ambienti di adoperarsi, con tutti i mezzi a loro disposizione, per denunciare l’occultamento e il capovolgimento della verità che, assecondando la campagna propagandistica israeliana, che ha accuratamente preparato il terreno per l’attacco, si sta mettendo in campo: oggi, più che mai, la propaganda non è un semplice strumento di guerra: è essa stessa guerra. E nell’asimmetria delle “nuove guerre”, questa scatenata da Israele sul finire di un anno terribile, passerà alla storia, forse, come la guerra ai bambini. A noi rimane lo strumento della denuncia affinché davanti all’“informazione” manipolata e corriva, abbia libero corso il sapere critico, la riflessione informata, l’educazione delle coscienze. Ora, per avviare la nostra mobilitazione, ribadiamo che all’intellettuale spetta il duro compito, se vuole salvare non la propria “genialità”, ma la propria “dignità”, di gridare sui tetti la verità. Studieremo, nei prossimi giorni, eventuali iniziative comuni, per portare avanti la nostra azione. Ma fin d’ora,  anche se servisse a poco e a pochi, pensiamo di non poter rimanere inerti, complici o succubi, davanti alle immagini che ci giungono da Gaza sotto le bombe, alle carni martoriate di quei bimbi innocenti, alle macerie fumanti di una comunità che non si arrende, e che, perciò, rischia l’annientamento, mentre noi stappiamo le nostre preziose bottiglie di champagne.   Angelo d’Orsi (Storico, Università di

Appello del mondo intellettuale italiano contro l’aggressione israeliana a Gaza

Per aderire: info@historiamagistra.it Appello del mondo intellettuale italiano contro l’aggressione israeliana a Gaza Angelo d’Orsi 31 dicembre 2008 È di poche ora fa la notizia che il governo israeliano, capeggiato da un leader sconfitto e corrotto, Ehud Olmert, ha rifiutato la pur tardiva richiesta dell’Unione Europea, di concedere alla popolazione di Gaza stremata, una tregua umanitaria di 48 ore nell’operazione militare che, con proterva arroganza, è stata chiamata Piombo fuso. La notizia ci addolora e ci indigna; ma non ci sorprende. Il governo israeliano sta passando, nei confronti dei palestinesi, dalla politica della persecuzione a quella della eliminazione. Come non vedere negli eventi in corso, non da oggi, una tremenda analogia con quello che il popolo ebraico ha subìto? Ma le ingiustizie patite non danno titolo, né morale né politico, a produrre altre ingiustizie ai danni dei più deboli. Come operatori nel mondo della ricerca, dell’università, della scuola, della comunicazione, delle arti, dello spettacolo, intendiamo denunciare l’informazione menzognera dei media; e, d’altro canto, la viltà – e talora complicità – della classe politica italiana (con impercettibili distinguo nel suo seno). Non paghi di aver, nel corso dell’anno, tributato grandi onori allo Stato d’Israele, che festeggiava il suo 60°, dimentichi che quello stesso anniversario ricordava, agli altri, gli arabi di Palestina, la catastrofe del loro popolo (la Nakba), politici, opinionisti, organizzatori culturali (insomma ,“l’élite italiana”),  stanno ora di nuovo dimostrando una stupefacente smemoratezza e una disonestà che lascia allibiti. D’altronde con “l’unica democrazia del Medio Oriente”, come si continua a ripetere, l’Italia (e la Comunità Europea) ha accordi pesanti di collaborazione militare, politica e scientifica. Mentre le bombe continuano a falciare vite, nel pieno delle festività di fine anno, e si minaccia un attacco di terra, da noi, in nome di un conclamato quanto ingannevole spirito di equidistanza si pongono sullo stesso piano i razzi sparati sulle città del Sud di Israele (che, peraltro, costituiscono una forma di resistenza all’invasione), con l’osceno massacro indiscriminato in atto a Gaza, già ridotta allo stremo da un embargo illegittimo e immorale. E, adottando la posizione israeliana e statunitense, si chiede ad Hamas di cessare le azioni militari, come passo indispensabile per ottenere una tregua. Si accusa Hamas, che non si dimentica mai di etichettare come “organizzazione terroristica” (il che non cancella i nostri dissensi politici e per molti aspetti ideali, da Hamas), di aver rotto la tregua in atto da tempo: mentendo, perché durante quella “tregua” fittizia, numerosi palestinesi sono stati uccisi dagli israeliani, i quali hanno anche rapito e sequestrato ministri (in numero di 8) e del legittimo governo di Hamas e deputati del Parlamento (15), nell’indifferenza della “comunità internazionale”. Si insiste sul fatto che Hamas si è “impadronita” di Gaza con le armi, dimenticando che Hamas ha vinto libere elezioni, e un colpo di Stato (con il sostegno israeliano, statunitense e gli applausi europei), gli ha negato il governo del Paese, usando Abu Mazen se non come un Quisling, un vero collaborazionista, certo come una sponda utile. Si accetta la versione dell’attaccante che ci “informa” di colpire solo obiettivi militari, e si finge di non sapere che fra tali obiettivi sono sedi universitarie, ospedali, moschee. Si deplorano i morti civili (secondo stime ufficiali dell’Onu al 25% della popolazione nei primi giorni dell’attacco israeliano, molti dei quali adolescenti e bambini, ai quali è impedita la stessa possibilità di cura, per mancanza di medicinali e di strumentazione, a causa del blocco israeliano), ma si dimentica che da anni Gaza è il più grande campo di concentramento a cielo aperto del mondo. E che ebrei sono – questo il terribile paradosso – gli aguzzini di quel campo, mentre arabi sono gli internati, ai quali, da anni, vengono negati i più elementari diritti, a cominciare dal diritto stesso alla sopravvivenza. Il blocco di Gaza è una delle pagine più buie di Israele, a cui noi non chiediamo nulla, convinti che la sua politica sia destinata a produrre effetti contrari a quelli perseguiti e che l’odio che sta seminando non solo nella regione, ma in tutto il mondo, non potrà che accrescersi e produrre conseguenze disastrose per uno Stato che ritiene di poter governare tutto secondo il principio della forza, non solo rispetto ai palestinesi, ma all’intera comunità internazionale, della quale si fa beffe (si pensi al mancato rientro di Israele nei confini pre-1967, malgrado le innumerevoli risoluzioni dell’Onu).E abbiamo pietà degli israeliani che oggi festeggiano i circa 400 palestinesi uccisi nelle prime ore dell’operazione Piombo fuso. La loro danza macabra testimonia come un’intera società possacorrompersi moralmente (compresa la gran parte dei cosiddetti intellettuali israeliani dissidenti), sotto il segno della guerra permanente. La guerra odierna è tutt’altro che improvvisata: proprio come due anni e mezzo fa, nell’estate 2006, soltanto un vaghissimo pretesto  fu trovato nella cattura di un soldato israeliano da parte diHezbollah, per l’infelice attacco al Libano, oggi il pretesto sono i razzi Kassam sparati da Gaza. Questa guerra che gli stolti salutano come benefica, oggi,  porterà a loro – e purtroppo ad altri – nuove morti, nuove distruzioni, nuove sofferenze, allontanando ogni possibile pace. Chiediamo a quanti operano nei nostri ambienti di adoperarsi, con tutti i mezzi a loro disposizione, per denunciare l’occultamento e il capovolgimento della verità che, assecondando la campagna propagandistica israeliana, che ha accuratamente preparato il terreno per l’attacco, si sta mettendo in campo: oggi, più che mai, la propaganda non è un semplice strumento di guerra: è essa stessa guerra. E nell’asimmetria delle “nuove guerre”, questa scatenata da Israele sul finire di un anno terribile, passerà alla storia, forse, come la guerra ai bambini. A noi rimane lo strumento della denuncia affinché davanti all’“informazione” manipolata e corriva, abbia libero corso il sapere critico, la riflessione informata, l’educazione delle coscienze. Ora, per avviare la nostra mobilitazione, ribadiamo che all’intellettuale spetta il duro compito, se vuole salvare non la propria “genialità”, ma la propria “dignità”, di gridare sui tetti la verità. Studieremo, nei prossimi giorni, eventuali iniziative comuni, per portare avanti la nostra azione. Ma fin d’ora,  anche se servisse a poco e a pochi, pensiamo di non poter rimanere inerti, complici o succubi, davanti alle immagini che ci giungono da Gaza sotto le bombe, alle carni martoriate di quei bimbi innocenti, alle macerie fumanti di una comunità che non si arrende, e che, perciò, rischia l’annientamento, mentre noi stappiamo le nostre preziose bottiglie di champagne.   Angelo d’Orsi (Storico, Università di