Lettera agli adottanti
Cari amici di Gazzella, siamo di nuovo a darvi comunicazione, dopo un periodo di silenzio dovuto alla sperimentazione della nuova metodologia di consegna del denaro sottoscritto grazie al nostro progetto, di cui vi abbiamo parlato nella nostra lettera dello scorso aprile: ovvero invio del denaro tramite la Banca Etica verso la Palestinian Bank e consegna alle famiglie tramite la mediazione del nostro referente in loco, il UPMRC (Unione dei comitati di soccorso medico palestinesi). Nei giorni scorsi, finalmente, i nostri amici di Gaza ci hanno comunicato di aver raggiunto 464 bambini dell’elenco a suo tempo comunicato loro, alle cui famiglie è stato versato il denaro da voi sottoscritto. Nel contempo, però, le notizie che ci danno sono terribili: “Israele sta mettendo a ferro e a fuoco Gaza!”, queste le loro testuali parole. Raccontano: più di 90 morti e più di 250 feriti gravemente a nord della striscia di Gaza, la maggior parte bambini e adolescenti, in questi giorni di invasione e devastazione israeliana. Tutto è un bersaglio: donne, anziani, bambini, civili inermi sepolti assieme alle rovine della loro casa spianata dai bulldozer dell’esercito israeliano. Ragazzine tredicenni crivellate a colpi di mitra mentre vanno a scuola, madri centrate da un proiettile mentre stendono il bucato sul terrazzo della propria casa. Tutto questo è cronaca di un orrore quotidiano che si trasforma in ‘normalità’ nel nostro mondo che – complice – fa finta di non vedere. E pure nelle parole dei nostri amici di Gaza si evince, forte, la determinazione ad andare avanti, a resistere e lottare. L’aiuto e la solidarietà di noi tutti del progetto Gazzella non è poca cosa, specialmente in queste tragiche circostanze nelle quali la maggior parte delle famiglie non ha più alcun introito economico. E ancora, i nostri referenti ci hanno comunicato che l’esercito occupante ha diviso Gaza in tre parti, riuscire a spostarsi all’interno delle tre zone è quasi impossibile, anche per i volontari del soccorso medico palestinese. Alcuni bambini sono risultati irreperibili, la famiglia non ha più un indirizzo certo, ha perso la propria casa, distrutta dai bulldozer, specialmente nella zona di Rafah dove l’esercito ha distrutto decine di case. Molte famiglie sono fuggite in preda al terrore e vivono profughi da profughi. Quattordici bambini inseriti nel nostro progetto sono rimasti orfani (I nominativi verranno comunicati agli adottanti in una lettera a parte). Infine, – è con grande dolore che lo scriviamo – tre bambini di Gazzella sono stati uccisi nel corso dell’offensiva devastante di questi ultimi giorni, non sappiamo bene le modalità, abbiamo pudore a chiedere (Comunichiamo i nomi agli adottanti in una lettera a parte). Sappiamo però che le loro famiglie hanno ricevuto il danaro, la nostra solidarietà, la partecipazione alla loro pena Come ci confermano i volontari del soccorso medico, i bambini e le famiglie raggiunte dal progetto Gazzella sono quelle che in questo momento stanno soffrendo maggiormente, e la visita in loco ha confermato l’adozione di questo criterio. Mancano al conto ancora alcuni bambini che è stato impossibile raggiungere, nella attuale situazione di occupazione, chiusura, invasione. Una sola comunicazione riportata con gioia: lo scorso luglio, 47 bambini feriti hanno potuto partecipare ai campi estivi organizzati dai comitati di soccorso medico. Tutto ciò premesso, considerando il fatto che il nostro ultimo viaggio in Palestina risale allo scorso anno, due nostri volontari avevano programmato entro brevissimo tempo un viaggio nella striscia di Gaza, sia per ‘visionare’ il lavoro dei nostri referenti, sia per portare in Italia (il servizio postale nei territori occupati è di fatto inesistente) tutto il materiale – resoconti più dettagliati di quelli essenziali fino ad ora ricevuti – raccolto sui nostri bambini: le foto scattate loro, le notizie sulla situazione familiare, sanitaria, scolastica e quant’altro….. e consegnare ai bambini le lettere scritte dagli ‘adottanti’ italiani. Il responsabile del UPMRC ci ha consigliato – pur nell’essere benvenuti – di aspettare che siano loro a comunicarci quando verrà riaperto il posto di blocco di Eretz (attualmente chiuso). Ad oggi è impossibile raggiungere la striscia di Gaza. Aspettiamo, ci stiamo attivando presso il Consolato italiano perché faciliti un nostro passaggio – una volta che sarà possibile effettuare il viaggio. I bambini, le famiglie, la gente di Gaza, di Khan Younis, di Jabalya, e Beit Hanun hanno bisogno della nostra presenza, non solo di solidarietà e aiuto economico. Da loro ci arrivano parole di stima e riconoscenza per tutti gli amici italiani che hanno creduto e dato fiducia al progetto Gazzella. I volontari di Gazzella Gazzella Onlus C.F. 97256870581 Sede Legale: Viale delle Milizie, 9 – 00196 Roma Segreteria Operativa: Casella Postale 7240 00100 Agenzia Roma Nomentano Tel-Fax 0686326642 e-mail: pergazzella@katamail.com Homepage Visitate inoltre il nuovo sito internet: http://www.concert4palestine.org pubblicato da Gazzella
Una lettera di Michel Warshawsky
Una lettera ai miei compagni della coalizione mondiale del movimento anti-guerra di Michel Warschawski 23 settembre 2004 Cari amici, durante l’ultima conferenza internazionale, è stato deciso che la prossima si terrà a Beirut in Libano. E’ evidente che nessun militante israeliano potrà essere presente a Beirut per questa conferenza, tuttavia io approvo molto sinceramente questa decisione. E’ di capitale importanza che il movimento mondiale contro la guerra metta radici nel mondo arabo che è la linea del fronte dell’offensiva imperialista dove attualmente vi sono due battaglie: in Iraq e in Palestina. La legge israeliana così come la legge siro-libanese rendono impossibile, ai miei compagni israeliani de “l’Alternative Information Center” (AIC), la partecipazione alla conferenza dei Beirut. Tuttavia è importante stabilire una differenza: se la decisione araba che concerne gli israeliani scaturisce dalla loro legittima battaglia contro la normalizzazione delle relazioni con Israele, la legge israeliana che impedisce ai suoi cittadini di viaggiare nei paesi arabi è basata su una politica deliberata che mira ad impedire qualsiasi cooperazione fra gli attivisti, più precisamente ogni tipo di cooperazione il cui obiettivo non miri alla “normalizzazione”, cioè a dare l’impressione di una falsa pace e di normalità, ma una cooperazione il cui obiettivo è quello di coordinare le nostre lotte contro le guerre imperialiste, il Sionismo colonialista e le occupazioni nella nostra regione. In questa lettera, vorrei soffermarmi su questa guerra globale così come sul movimento anti-guerra e la centralità della questione palestinese. Perché la Palestina è così importante per milioni di attivisti della società civile e politica? Perché in ogni manifestazione contro il neo-liberismo o contro la guerra, la bandiera palestinese è onnipresente, ben più che la bandiera irachena o altre bandiere? Sarà perché l’occupazione israeliana è la più barbara, la più micidiale? No, sfortunatamente, ci sono delle situazioni peggiori, come quella della Cecenia dove l’esercito russo attua un vero e proprio genocidio. E’ perché il movimento nazionale palestinese è una fonte di ispirazione per i popoli del mondo? No, ci sono dei movimenti di liberazione nazionale più efficaci e più vicini alla vittoria del movimento palestinese. Alcuni “amici di Israele” vanno gridando che la centralità del conflitto israelo-palestinese è la conferma dell’antisemitismo dei militanti anti-guerra ed anti-globalizzazione. Non posso condividere un’accusa così diffamatoria, sapendo come i nostri movimenti in Europa, in Africa, nelle Americhe o ancora in Asia sono stati sempre l’avanguardia delle lotte contro il razzismo compreso ben evidentemente l’antisemitismo, al contrario di questi “amici di Israele”. A mio parere, la centralità della questione palestinese si spiega con il fatto che, più di ogni altro conflitto nel nostro pianeta, essa è il concentrato di ciò che è in gioco nella guerra globale lanciata dall’amministrazione Bush e i suoi alleati. In realtà, la questione palestinese è stato il laboratorio di questa guerra. Tutti i metodi, tutti gli argomenti e le giustificazioni, tutte le immagini e tutte le tecniche sono state sperimentate in Palestina prima di essere applicate altrove nel mondo. Guardando i “check points” in Iraq, è inevitabile constatare che sono la copia conforme dei “punti di controllo” in Palestina. Anche vedendo le terribili immagini delle torture nelle prigioni irachene, in gran parte sono dei vecchi metodi israeliani. Il concetto di unilateralismo, la dichiarazione delle convenzioni di Ginevra e più in generale l’ordine politico creato dopo la seconda guerra mondiale non sono più pertinenti. Il quadro della nuova strategia di Bush è il nocciolo della politica israeliana degli ultimi dieci anni. Ancora, dopo il 2000 Israele conduce una guerra preventiva, globale e permanente contro i palestinesi che sono più che nemici perché sono percepiti come “una minaccia esistenziale”. Ciò non vi ricorda nulla? Alcuni si sforzano di spiegare la similitudine tra le strategia di Bush e quella di Sharon come il risultato di un “complotto ebraico” alle spalle del presidente statunitense, che lo manipola per mettere in atto politiche che servano gli interessi di Israele. Ma esiste una spiegazione più semplice: in questi ultimi quindici anni un gruppo di politici statunitensi, israeliani ed europei, esperti, ufficiali in pensione e uomini d’affari hanno elaborato insieme una nuova visione del mondo, una nuova strategia globale dopo la caduta anticipata del blocco sovietico. Molti tra questi avevano delle relazioni con il “Likud israeliano”. Essi sono conosciuti con il nome di neo-conservatori e in numerosi centri di ricerca e circoli intellettuali ( think-tanks) hanno elaborato i concetti di “minaccia islamica”, “scontro di civiltà”, “guerra preventiva globale”. La loro ipotesi principali sono che l’ordine politico globale stabilito dopo la vittoria sul fascismo non è più pertinente, che la nuova minaccia non è più il comunismo, “la fine della storia”, ma il terrorismo islamico e che gli Stati Uniti hanno il diritto di proteggere il mondo contro questa minaccia, che Israele è al centro di questa nuova guerra mondiale e che l’unilateralismo statunitense deve sostituire il multilateralismo dell’Onu. I neo-conservatori israeliani sono arrivati al potere con Netanyahu e la sua gang nel 1996, cinque anni prima del loro arrivo al potere a Washington: per questo si ha l’impressione che l’amministrazione statunitense copi i metodi israeliani. In una certa misura, la politica israeliana contro i palestinesi è una specie di laboratorio locale per la strategia dei neo-conservatori a livello globale. Questa strategia è basata sulla ricolonizzazione del mondo, per esempio: imporre la dominazione degli Stati Uniti e dei suoi alleati attraverso collaborazionisti locali, realizzando un sistema d’apartheid mondiale. Essa si è arenata in Palestina e si sta arenando in Iraq, grazie alla resistenza straordinaria dei popoli, anche di fronte a una potenza militare illimitata. Questo è per definizione una strategia unilaterale che usa la guerra preventiva con l’obiettivo di neutralizzare le sfide future che sarebbero un ostacolo alla loro dominazione globale. In questo inizio del XXI secolo non ci sono più conflitti locali ma piuttosto delle battaglie locali di un’unica guerra neo-coloniale che vede fronteggiarsi da un lato l’imperialismo statunitense e i suoi alleati e dall’altro i popoli del pianeta che resistono contro i danni del capitalismo globali e della dominazione coloniale. La seconda ragione della centralità
Concert4palestine – newsletter 1
CONCERT 4 PALESTINE NEWSLETTER #1, JULY 21, 2004 ———————————————————————- THIS JUST IN… The United Nations General Assembly has voted overwhelmingly – by 150 votes to 6 – to demand that Israel dismantle its ‘security wall’ on Palestinian land. The European Union states voted in favor. The ‘coalition of the willing’ that voted against were Israel, the USA, Australia, Marshall Islands, Micronesia and Palau. ‘We regret the rush to adopt this resolution,’ said US deputy ambassador James B. Cunningham. ‘A durable solution is only to be found in a negotiated settlement between Israelis and Palestinians.’ In other words, we should leave the Palestinians and the world’s fourth largest military power – backed by the world’s global superpower – to ‘work it out among themselves.’ The US ambassador’s advise comes at a time when, according to a new British government report, ‘facts on the ground [meaning Israeli settlement expansion and construction of the wall] may make a viable two- state solution almost impossible.’ A report on the UN resolution from Electronic Intifada: http://electronicintifada.net/v2/article2935.shtml The British government’s facts-on-the-ground report: http://www.guardian.co.uk/israel/Story/0,2763,1265655,00.html ———————————————————————- AN IDEA WHOSE TIME HAS COME Before the UN vote, British parliamentarian Gerald Kaufman (who also happens to be Jewish) wrote that ‘The Bush Administration, seeking to win Jewish votes from the Democrats, would veto any resolution condemning the Israeli Government.’ Kaufman says it’s time Israel were treated like apartheid South Africa – with an international boycott and a ban on arms sales. ‘Economic sanctions and an arms ban are the only way of breaking the impasse. Such a policy brought down apartheid in South Africa. Obtaining sanctions and a weapons ban today will not be easy. That is all the more reason why a strong campaign needs to be mounted as soon as possible.’ Concert 4 Palestine wants to be part of that campaign. Everyone remembers the Mandela concert in London in 1988, which symbolized global determination to end apartheid. The concert we have in mind serves much the same purpose – to affirm once more that militarism, colonialism and racism belong in the garbage can of history. Read Gerald Kaufman’s article: http://www.guardian.co.uk/israel/comment/0,10551,1259150,00.html ———————————————————————- SO WHEN’S THE CONCERT? Our site, concert4palestine.org, is not organizing the concert. The decision to hold a global concert for Palestine will be made by people with far more power and influence than us. In the meantime, we’re doing two things. * First, we encourage everyone to endorse our appeal to the music world to organize the global concert. We now have close to 20,000 votes on the board. That’s a tiny proportion of the number of people who would vote if they knew about our site (so email our URL – http://www.concert4palestine.org – to all your friends!) * Second, we encourage all those who play or enjoy music of any kind to organize a Concert 4 Palestine in their town or city. No need to raise money, no royalties to pay – just display a banner saying “Concert4Palestine.org” and you’re away. We’ll publicize whatever you do. Remember, the Mandela concert started small. The breakthrough came when the group Simple Minds committed themselves to play a major concert at Wembley stadium. The BBC agreed to televise the event …and the rest is history. Convincing major music artists to ‘come out’ against the Israeli occupation will not be easy. We’re here to help. Read about the Mandela concert: http://www.anc.org.za/ancdocs/history/mandela/awards/wembley88.html What happens to artists who speak out: http://film.guardian.co.uk/News_Story/Guardian/0,4029,1265642,00.html Have you voted yet? http://www.concert4palestine.org/appeal/ ———————————————————————- BAD NEIGHBORS BUILD BAD FENCES Anyone with a backyard and a bully for a neighbor can understand the July 9 opinion of the World Court on Israel’s ‘security fence.’ The Court said Israel has the right to protect the life of its citizens but cannot do so by building a wall outside its borders, on Palestinian land. That is against international law. Israel threw up the usual smokescreen, claiming that the Court had challenged Israel’s ‘right to defend itself.’ And, naturally, the Israel lobby accused the judges of anti-Israel bias. But it was good to see that mainstream media were generally uneasy about branding the World Court a cove of anti-semitism. Nevertheless, the opinion-makers managed to find the ‘right balance’ – by reminding readers/viewers/listeners that ‘the wall has reduced the number of terrorist attacks on Israel.’ As if that were the issue. Like all good mainstream journalists, they avoided the obvious: Why doesn’t Israel build its ‘fence’ along the 1967 border? and, If Israel had a plausible defense for the wall, why did it boycott the World Court hearings? The World Court opinion (see ‘Press release 2004/28’ half-way down the page): http://www.icj-cij.org/icjwww/iwhats.htm Read Tanya Reinhart’s analysis on Electronic Intifada: http://electronicintifada.net/v2/article2915.shtml …and a textbook example of mainstream media disinformation: http://www.canoe.ca/NewsStand/Columnists/Toronto/Peter_Worthington/2004/0 7/12/536321.html ———————————————————————- ISRAEL LOBBY UPSET The Simon Wiesenthal Center in Los Angeles is upset with Concert 4 Palestine. In a press release, it complains that our ‘clever but devious website’ is ‘one-sided'(!) and serves to ‘aid and abet the forces of terrorism in the Holy Land’. Dear Wiesenthal Center: we are aiding and abetting the Palestinian people’s legal and human rights, which Israel has trampled on with impunity for decades. If anything, it is your center that is aiding terrorism – for example, by claiming that Palestinian children killed in the Occupied Territories are ‘tragically caught in the crossfire’. Who do you think you are kidding? It is shameful to see the Wiesenthal Center – supposedly a human rights organization – whitewashing the Israeli military’s amply-documented war crimes. Read the Wiesenthal Center press release: http://www.wiesenthal.org/social/press/pr_item.cfm?ItemID=9432 Facts about Israeli war crimes: http://www.concert4palestine.org/amnesty/ ———————————————————————- SCOTTISH SUPPORT FOR THE CONCERT Some much better news from Scotland: A member of the Scottish Parliament, Pauline McNeill, likes the idea of a global Concert for Palestine – so much so that she’s introduced a motion calling on the Parliament to officially endorse our campaign. That would be the first ‘institutional endorsement’ of Concert 4 Palestine and, we hope, the first of many. The motion is seconded by 28 members of the
Soweto 1976 – Rafah 2004
INVITO ALL’AZIONE DA PARTE DEL GIPP (Grassroots International Protection for the Palestinian People – organizzazione di base per la Protezione Internazionale del popolo palestinese) SOWETO 1976…RAFAH 2004 Gli ultimi avvenimenti di Rafah riportano alla mente Soweto, Sudafrica, dove nel 1976 centinaia di liceali marciavano protestando contro il sistema razzista dell’Apartheid. In quell’occasione la polizia razzista uccise e feri’ numerosi studenti. La pressione economica unita al boicottaggio e alle sanzioni economiche porto’ alla caduta di quel regimedi Apartheid. Quest’ultimo massacro commesso dall’esercito di occupazione israeliana contro i civili palestinesi di Rafah è coinciso con la costruzione dell’oppressivo Muro di Apartheid all’interno dei territori occupati del 1967 che non soltanto priva i palestinesi della loro terra e delle loro risorse idriche distruggendo i mezzi di sostentamento per migliaia di famiglie e l’ambiente circostante ma rende impossibile la nascita di uno stato palestinese poiché quelle terre continuano ad essere gradualmente erose e divise in ghetti. Unisciti alle nostre proteste e alle azioni di boicottaggio allo scopo di salvare vite innocenti di israeliani e palestinesi e di far nascere la consapevolezza nelle vostre comunità del pericolo in cui la politica del governo israeliano sta mettendo la sopravvivenza del popolo palestinese, la pace della regione e del mondo intero. Unitevi a noi con due azioni principali: 1- inizio delle sanzioni contro il governo israeliano 2- invio di delegazioni preposte alla protezione del popolo palestinese. Abbiamo necessità di gruppi di solidarietà numerosi da inviare durante i mesi estivi per partecipare in attività di solidarietà e protezione della gente palestinese. Ecco alcuni suggerimenti per delle azioni già portate avanti dai nostri sostenitori come forma di protesta e sanzioni contro il governo israeliano: 1-Richiesta di creazione di un tribunale criminale internazionale contro Israele per crimini di guerra 2- Richiesta agli stati di bandire i rappresentanti ufficiali israeliani che hanno sostenuto, lasciato correre, spalleggiato, progettato ed eseguito azioni definite crimini secondo le leggi internazionali inclusi i crimini di guerra. 3- Promuovere azioni per rompere contratti di natura economica, commerciale e di ricerca scientifica con Israele per tutto il periodo in cui Israele violerà questi accordi e/o le leggi umanitarie. 4- Appello al boicottaggio civile a tutte le organizzazioni ed istituzioni civili israeliane ufficiali. Ci teniamo a sottolineare che queste sanzioni non sono dirette contro il popolo israeliano ma contro il governo israeliano che minaccia la sicurezza e il benessere sia degli israeliani e dei palestinesi, minaccia la possibilità di pace e di una pacifica soluzione due popoli-due stati. Stiamo stati lasciati senza altra scelta che suggerire queste azioni ultimi strumenti possibili contro l’impunità di Israele e le sue violazioni delle leggi umanitarie internazionali. Grazie per il vostro sostegno in questa situazione cruciale. Gruppo GIPP (Traduzione dall’inglese a cura di Sabine B. Mazzoli)
Testimonianza da Rafah del referente di Gazzella
IS SO WOUNDED!! CURB THE ISRAELI DOGS!! At last, after five months, I am allowed by the Israeli Defence Force (IDF) to return to my home in Gaza City in order to continue my work with the Union of Palestinian Medical Relief Committees (UPMRC). It is illegal under the 4th Geneva Convention for an Occupier to prevent foreigners from entering an Occupied area but the Israelis do so in the name of self-defence, claiming to see every would- be visitor as a potential terrorist. Now I am free to be the trouble maker that the Occupiers fear, one who will bear witness to events the length and breadth of that small stretch of Palestinian land. I am assigned the job by the UPMRC of going to Rafah to check the situation. There is a delay as special milk for children has to be found. The driver and the doctor are in the front of the ambulance and I am in the back, my medical jacket giving me some sense of security. At Abu Hauli Checkpoint which separates the middle area from South Gaza, the doctor phones the Physicians for Human Rights requesting clearance to enter Tal el Sultan, a refugee camp in the West which is a closed military zone. A woman, pregnant by IVF urgently needs drugs to maintain her pregnancy. In Tal el Sultan there are a water shortage and a shortage of drugs generally leading to chronic disease. Israelis through the waits at checkpoints and searches prevent the ambulances with their doctors, nurses and rehabilitation teams from giving help quickly. I have only ever been on the main road into Rafah but the road is closed by a tank across it. We take small roads hugging the countryside and arrive the Palestinian Wound Centre where the doctor and driver continue to Tal el Sultan. I am not allowed there.. The Palestinian Wound Centre This is not as it sounds. Wound means the suffering, the catastrophe experienced by the Palestinian people to this day. Rafah has one hospital and then this Centre which makes a network with 27 houses manned for no pay by doctors, nurses, physiotherapists. Twelve houses are down the Philadelphia Road. This network has been ready for two years and now the emergency is here, the Centre runs on a 24 hours basis. The Israelis are occupying the East, South and West of Rajah and there are not enough ambulances. Three have been destroyed by rockets. Rockets from helicopter gunfire also destroy people. A doctor puts his thumbs and index fingers to make a ring and reduces this to the size of a large orange, that being the size of the entry. People do live; a man had one in his abdomen. The doctor has reason to be pleased with his achievement. The Philadelphia Road. This might suggest Israel’s umbilical link with America but the name is from the Roman Empire and chosen by Israel to keep the Palestinians mindful of their previous occupiers. The stretch of land has been brought to the public mind by the killing of 12 Isreali soldiers and the IDF deciding the others need the protection of a wider space. That five times this number of Palestinians has been killed in the same period passes attention. The road is at the Egyptian –Palestinians border and the Oslo Agreement between Israel and Palestine allowed for a narrow stretch. This requirement has broadened due to Egypt who has a Peace treaty with Israel concerned at its security in relation to the Gaza Strip when Israel leaves. For the same security reasons, Egypt wishes to avoid guns being smuggled through the tunnels and the loss of other trade due to other smuggling. Both States seem to be intent on a canal of electrocuted water which would flood the tunnels and deter toing and froing. Standards of Human Decency The rights and wrongs of the Philadelphia Road are open to debate. What is not up for debate is how this strip of land is cleared of buildings and their inhabitants. It is beneath any human standard that houses should be bombed and people killed, injured or terrorized in the process, or that they should wander aimlessness in public buildings, in schools no longer able to educate children. There are standards of human decency that are agreed between nations and if necessary to be imposed on nations, and these are stated in international law. I did not know of the Philadelphia Road six months ago. For me it was Saladin Street leading up to Yebna. I was however well aware of Israeli lawlessness. As Internationals our job come the evening and the night was to occupy vulnerable houses to try to prevent the military knocking them down. My house was totally isolated on the front line seeming to invite the most violent rape. I went to bed with a white flag which I believe symbolized international protection, the best that Palestine could hope for. Against the tanks which threw up dust like an agitated dog, my body felt small and fleshy with a very active brain. It became rigid but no more effective as I heard the roar and rush of a monster which smacked something against the front wall of the house. That was a calling card. Now the refuge and its family are gone leaving the desired empty space. That area is now completely militarized. If I walk there I expect to be shot. So I walk along other once familiar territory, expecting it to look like a set of photos from the newspaper, one heap of rubble here and another one there. But the whole area as both devastated and populated. Adjusting to atrocity I peep round one steel gate and see two women as if in a cave. I move to make a hasty retreat but they urge me to share their alternative accommodation. Four nights ago they had been bombed and the main roof was down with together with
Incontro dibattito a Vittorio Veneto
Incontro dibattito a Vittorio Veneto (Treviso) La sera di sabato 17 aprile a Vittorio Veneto (Treviso), nell’ambito di una iniziativa sul tema: “Pace in Palestina – Stop the wall” organizzata dal locale circolo di Rifondazione Comunista, è stata presentata al pubblico anche l’organizzazione di “Gazzella”. Per il circolo del Prc ha curato la serata Massimo Cason, membro del nostro direttivo. Sul manifesto affisso in città in 150 esemplari e sul volantino distribuito capillarmente era stato riprodotto anche il logo di “Gazzella”. Il dibattito si è svolto nella sala delle conferenze della Biblioteca civica; operatore “esterno” – accanto al segretario della Federazione del Prc Alessandro Sabicciu e al consigliere regionale Mauro Tosi, reduce da un viaggio in Palestina – era il giornalista di “Liberazione” Giancarlo Lannutti, anch’egli del nostro direttivo. All’esterno dell’edificio erano affissi un manifesto di convocazione della serata e il manifesto rosso di “Gazzella”; nell’anticamera della sala era allestito un tavolino con il nostro materiale (depliants, segnalibro, adesivi) che è stato molto richiesto. Massimo Cason in apertura e Giancarlo Lannutti in chiusura hanno illustrato struttura e finalità di “Gazzella”, ricordando la figura di Marisa Musu e fornendo anche le indicazioni operative sia per l’affidamento dei bambini feriti che per l’adesione all’associazione; diverse persone hanno chiesto al termine del dibattito ulteriori informazioni e chiarimenti. Era presente nel complesso oltre una sessantina di persone, anche da altri centri vicini come Conegliano.
Lettera agli adottanti
Roma, aprile 2004 Cari amici di Gazzella, anzitutto grazie per la solidarietà e la fiducia che continuate ad accordare al nostro progetto di adozione a distanza di bambini palestinesi feriti da armi da guerra. Come ben sapete la situazione nei Territori occupati – a Gaza in particolare – è ulteriormente e tragicamente peggiorata nel corso di questi ultimi mesi; i viaggi dei nostri volontari incontrano sempre maggiori difficoltà e impedimenti posti dall’esercito occupante, per arrivare a buon termine, ovvero visitare i ‘nostri’ bambini; come purtroppo è accaduto lo scorso dicembre quando Agnese e Caterina sono state trattenute illegalmente e pretestuosamente al posto di blocco di Eretz per più di una settimana. Infine sono state costrette a tornare in Italia, senza aver portato a termine la loro ‘missione’. Proprio considerando tutto ciò, l’Assemblea generale dei soci di Gazzella, che si è riunita lo scorso 14 febbraio, alla presenza di un delegato della Union of Palestinian Medical Relief Committees (UPMRC) di Gaza (nostri referenti in loco), ha deciso all’unanimità di avviare un nuovo e diverso sistema di consegna alle famiglie dei bambini feriti del denaro raccolto fra i nostri sottoscrittori. Il denaro viene trasferito da Banca Etica direttamente a Gaza e da lì smistato nelle varie filiali: le famiglie lo ritireranno personalmente, con consegne regolari. La prima tranche di denaro è già stata inviata nei giorni scorsi. Abbiamo anche individuato una collaboratrice palestinese che svolgerà funzioni di ‘mediatrice’, e che ha già iniziato a visitare i bambini, a raccogliere notizie e informazioni sul loro stato generale e di salute; poi ce le ritornerà in modo da farle pervenire al più presto ai nostri sottoscrittori in Italia. Questa nuova procedura non impedirà che i nostri volontari organizzino viaggi cercando di raggiungere le famiglie dei bambini feriti, per incontrare le famiglie e ribadire la nostra solidarietà al di là del sostegno materiale, che seppur limitato, rappresenta in molti casi un prezioso aiuto in questo tragico momento. I volontari che riusciranno a raggiungere i Territori occupati eserciteranno anche una verifica e un controllo sul nuovo ‘modus operandi’. Vi terremo informati sui riscontri ottenuti con questa nuova modalità di consegna del denaro e del lavoro della nostra ‘mediatrice’. Ciò implica però degli oneri per Gazzella. Per questo vi saremmo grati se riuscirete ad organizzare collette o donazioni (come moltissimi di voi hanno sempre fatto) che in parte possano servire a coprire la spesa che comporta l’impegno di una persona in loco. Ultima ma non da meno, un’informativa sull’Assemblea dei soci dello scorso febbraio. Il Consiglio direttivo è stato completamente rinnovato: la Presidente di Gazzella è oggi Marina Rossanda, che probabilmente alcuni di voi conoscono. E’ medico, già senatrice della Repubblica e grande conoscitrice della Palestina, dove proprio per la sua professione ha lavorato a lungo. Un caro saluto e grazie a tutti voi. Gazzella-Onlus. Consultate il nuovo sito internet: http://www.concert4palestine.org pubblicato da Gazzella Gazzella Onlus C.F. 97256870581 Sede Legale: Viale delle Milizie, 9 – 00196 Roma Segreteria Operativa: Casella Postale 7240 00100 Agenzia Roma Nomentano Tel-Fax 0686326642 e-mail: pergazzella@katamail.com Homepage
”11 aprile 2003
Dopo un coma durato otto mesi, è morto Tom Hurndall, il pacifista britannico colpito alla testa dall’esercito israeliano l’11 aprile 2003, mentre tentava di proteggere alcuni bambini palestinesi nel campo profughi di Rafah, nella Striscia di Gaza. L’unica arma di Tom era la sua macchina fotografica. Per ricordare questo ragazzo e le ragioni che lo hanno portato a mettere in gioco la sua stessa vita, PeaceLink ha tradotto in italiano un discorso pubblico di Jocelyn Hurndall, la madre di Tom. Tutti lo possono ora leggere su http://www.peacelink.it Tom è un eroe del nostro tempo. Ha pagato con la vita il tentativo di salvare alcuni bambini, di proteggerli dalle armi da fuoco israeliane. Bertolt Brecht scrisse che un mondo libero non dovrebbe avere bisogno di eroi, in quanto tutti dovremmo fare la nostra parte per la giustizia e la libertà. Tom era uno dei tanti e questo ci conforta. Ci conforta sapere che nel movimento per la pace le persone di valore come Tom sono presenti in molte parti del mondo. Tom vive in ognuno di noi quando compiamo un gesto buono, leale, coraggioso. E in questo senso è un eroe che non ci espropria di responsabilità ma ci fa compartecipi della causa per cui ha lottato. Ha detto la madre: “Tom ci chiedeva questo: “di comprendere, per favore, che non farlo avrebbe significato semplicemente non essere me stesso”. Trovo una grande ispirazione ad immaginare progetti di cooperazione tra Palestinesi e Israeliani che sviluppino una cultura di tolleranza in cui le persone si ascoltano, lavorano insieme, si considerano come individui con abilità e qualità, piuttosto che considerarsi solo come membri di opposte fazioni secondo una visione ristretta”. Invito tutti gli insegnanti di inglese che leggono questa lettera affinché facciano conoscere l’esperienza di Tom tramite la traduzione dei testi in inglese già presenti sul sito della Fondazione che è ora a lui dedicata: http://www.tomhurndall.co.uk Dallo sguardo sincero di questo ragazzo di 21 anni venga a tutti i giovani un invito a cercare sempre nella vita la verità e il coraggio di stare dalla parte dei più deboli Alessandro Marescotti presidente di PeaceLink Ciao, Tom. E grazie Il 13 gennaio, dopo un coma durato otto mesi, e’ morto Tom Hurndall, il pacifista britannico colpito alla testa dall’esercito israeliano l’11 aprile scorso, mentre tentava di proteggere alcuni bambini palestinesi nel campo profughi di Rafah, nella Striscia di Gaza. L’unica arma di Tom era la sua macchina fotografica. Per ricordare questo ragazzo e le ragioni che lo hanno portato a mettere in gioco la sua stessa vita, PeaceLink ha tradotto in italiano un discorso pubblico di Jocelyn Hurndall, la madre di Tom. 16 gennaio 2004 Sono la madre di Tom Hurndall, il giornalista fotografo di 21 anni che e’ stato colpito alla testa e ferito gravemente dalle Forze di Difesa israeliane nella striscia di Gaza l’11 Aprile. Tom e’ stato colpito mentre stava cercando di mettere in salvo dei bambini che giocavano su un cumulo di macerie mentre venivano sparati dei colpi contro di loro. Tutto questo e’ accaduto in piena luce e Tom indossava una giacca arancione fosforescente da attivista, riconosciuta a livello internazionale. Tom ha subito danni cerebrali gravissimi e non c’e’ speranza che possa recuperare. Era un giovane di ferma convinzione, che desiderava affrontare le situazioni e, come lui stesso ha scritto, “procedere al passo successivo”. Questo era lo spirito con cui Tom prese parte alla protesta “Stop the War” (Fermate la Guerra) in febbraio, poi si uni’ agli Scudi Umani a Bagdad, lavoro’ nel campo profughi Al Rweished in Giordania trasportando attrezzature mediche, e infine ando’ nei territori occupati nella striscia di Gaza. Siamo fortunati ad avere i suoi diari-resoconti e centinaia di fotografie scattate in quel periodo. I suoi diari-resoconti sono un ritratto commovente del viaggio di un giovane coraggioso in cerca della verita’. Egli era profondamente consapevole dei pericoli, ma ancora piu’ forte in lui era il desiderio di vedere di persona il rovescio della medaglia di ogni situazione, e questo era quello che piu’ lo caratterizzava. Voleva essere perspicace e allo stesso tempo mantenersi critico su tutto quello che sentiva. Attraverso le sue fotografie e i suoi scritti, voleva, come lui stesso ha scritto, “fare la differenza”. La bellezza dei suoi scritti sta nel fatto che esprimono apertamente il pensiero e i sentimenti di un giovane informato sulla situazione in Medio Oriente, pur rimanendo scevri dalle limitazioni tipiche di qualsivoglia fede politica. Tom stava consapevolmente percorrendo la sua strada, che lo portava a separare nettamente la propaganda e le reazioni emotive dai fatti, allo scopo di arrivare a conclusioni ponderate e personali. Questo coerente percorso mostra perfettamente dove Tom stava tentando di andare, e come, e dove sarebbe effettivamente arrivato. Il senso piu’ profondo del suo credo lo si coglie nell’importanza che lui dava all’essere strettamente in contatto con qualcosa di piu’ che non i semp lici fatti, per quanto accuratamente riportati. Lui infatti, quando pensava a quale poteva essere l’efficacia del giornalismo di guerra, dava un grande valore a cio’ che provano gli altri. Era proprio questo, quel bisogno di essere in contatto con cio’ che prova la gente, che lo porto’ a credere che un altro modo di trattare la guerra in Iraq era possibile. Quando la guerra stava per cominciare, Tom scrisse: “Abbiamo guardato avidamente Bush che alle 3 di mattina della notte scorsa dava il suo ultimatum a Bagdad. Era uno di quei momenti che tracciano una linea di demarcazione, che io non dimentichero’ mai..e mi domandavo.immaginando se fossi nella parte del mondo che stava per subire quella feroce potenza, che questi diceva sarebbe giunta sulla regione.Mi sembrava di poter sentire tutte insieme le grida dei feriti e dei morenti: risultato di quelle pacate e serene parole che questi aveva pronunciato con tale ponderata determinazione. Sebbene sapessi che era tutto nella mia mente, sembrava cosi ‘ vero, e per un attimo ogni argomentazione e giustificazione ha abbandonato i miei pensieri. Nella mia mente c’era quiete, e tutto cio’ che potevo sentire
Resoconto dei viaggi VII e VIII di Gazzella
Cari amici, qui trovrete il resoconto degli ultimi due viaggi di Gazzella in Palestina: il primo dello scorso novembre 2003, effettuato da Ugo, volontario di “Gazzella”, aveva lo scopo di fare visita al nostro referente nella striscia di Gaza, l’Unione dei Comitati di Soccorso Medico (Union of Medical Relief Committees), documentare il lavoro che questa associazione non governativa svolge in campo sanitario e a favore dei bambini feriti da armi da guerra. Ugo ha visitato alcuni bambini feriti assistiti da “Gazzella”, ha preso accordi con il nostro referente per organizzare il successivo viaggio, ha raccolto le informazioni necessarie per una eventuale iscrizione di “Gazzella Onlus” come organizzazione non governativa operante a Gaza, ha controllato i conti bancari e di tutto questo ha fatto un resoconto dettagliato di cui trovate allegato un riassunto. Il secondo viaggio – che risale alla seconda settimana del mese corrente – come potrete leggere dal resoconto delle nostre volontarie, non ha potuto raggiungere l’obiettivo di visitare i nostri bambini feriti, in quanto Agnese (Anissa) e Caterina sono state pretestuosamente e illegalmente trattenute al posto di blocco di Erez ed è stato impedito loro di raggiungere Gaza. Le autorità di occupazione hanno attribuito a motivi “di procedura” il divieto imposto alle nostre volontarie di entrare nella striscia di Gaza. Abbiamo sempre comunicato al consolato italiano a Gerusalemme i nominativi dei componenti delle delegazioni di “Gazzella”. In più, in due occasioni sono stati comunicati all’ambasciata israeliana a Roma i nominativi e i numeri di passaporto dei volontari di “Gazzella” che volevano recarsi a Gaza. In tutte e due le volte i volontari sono stati fermati, anzi, la seconda volta, arrestati appena arrivati all’aeroporto. Sono stati rilasciati dopo l’intervento delle autorità consolari italiane a Gerusalemme, alle quali faremo riferimento segnalando loro in anticipo i nomi dei componenti la delegazione che si recherà in missione a Gaza.. L’ultimo viaggio è stato comunque fruttuoso in quanto testimonianza di ciٍ che accade oggi in Palestina, nel silenzio complice della comunità internazionale. Oltre al resoconto allegato, faremo tutto il possibile per informare degli esiti e dell’esperienza del viaggio di Agnese e Caterina. Abbiamo già avviato i contatti necessari per far giungere il denaro ai bambini senza aspettare che qualcuno vada di persona dall’Italia nella striscia di Gaza. Il danaro dell’ultima rata, che sarebbe stato consegnato a mano dalle nostre inviate, è comunque già arrivato al conto corrente bancario di Gaza. Inoltre, stiamo studiando con i nostri referenti del Medical Relief la possibilità di trovare una persona che in loco e sotto il controllo diretto del Medical Relief possa fungere da tramite per la corrispondenza tra adottante e adottato, visto che non esiste nella striscia di Gaza un servizio postale. Tutti sanno degli ostacoli che le autorità israeliane d’occupazione pongono alle organizzazioni internazionali che tentano di soccorrere la popolazione palestinese. Constatiamo che questi ostacoli sono sempre maggiori. Non mancheremo di denunciare l’operato israeliano contrario al diritto internazionale e ai diritti dell’uomo. Vi alleghiamo una nota di stampa che vi chiediamo di diffondere. Siamo decisi a portare avanti il nostro progetto di soccorrere i bambini palestinesi feriti da armi da guerra. Stiamo già preparando un prossimo viaggio nella striscia di Gaza per il mese di Gennaio 2004. Siamo certi che con il vostro aiuto riusciremo a realizzare l’obiettivo di “Gazzella” di aiutare i bambini palestinesi più bisognosi a crescere sani e liberi nella propria terra. Grazie a tutti. Auguri di buone feste. Roma, dicembre 2003 Comunicato stampa Siamo due volontarie di “Gazzella “, un’associazione ONLUS che opera da tre anni per portare aiuto, tramite adozione a distanza, ai bambini palestinesi feriti della Striscia di Gaza. Diverse missioni sono state fatte nel passato per incontrare i bambini e manifestare solidarietà alle loro famiglie: in questo viaggio, per due volte, dopo una lunghissima attesa, siamo state respinte dai soldati israeliani al passaggio di Erez, senza un motivo valido e plausibile: addirittura negando che ci siano bambini feriti a Gaza! Non è servita neppure una lettera di presentazione rilasciataci dal consolato italiano a Gerusalemme. Tutto ciٍ conferma la politica arrogante del governo di Sharon, che continua a tenere la popolazione palestinese in una terribile morsa, privandola dei più elementari diritti, distruggendo l’economia, e la possibilità di condurre una vita normale. Le città e i villaggi palestinesi, con la costruzione del muro dell’apartheid, stanno diventando sempre più delle grandi prigioni da cui non si puٍ entrare né uscire. Impedendoci di circolare liberamente il Governo israeliano ha leso il nostro diritto alla libertà di movimento, garantito dal diritto internazionale e dalla dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Denunciamo questa ennesima violazione del diritto internazionale a danno di cittadini italiani. Caterina Guarna Agnese Manca Riassunto del resoconto del viaggio di Ugo a Gaza nel novembre 2003 “Appena giunto a Gerusalemme ho contattato il Consolato Italiano per avvertirlo della mia intenzione di recarmi a Gaza. Ho riscontrato un’ottima partecipazione e assicurazione di presenza da parte del Console Socolovitz, ma anche la notizia che il Governo Israeliano aveva formalmente dichiarato Gaza “zona di guerra” e quindi difficilmente avrei potuto varcare il posto di controllo. In realtà quella “dichiarazione formale”doveva avere soltanto uno scopo dissuasivo perché il 20 novembre mi sono presentato al posto di controllo chiamato “Herez” e, dopo avere chiaramente e ripetutamente esposto con fermezza le mie ragioni, in 40 minuti ho avuto il “Passi”. Dall’altra parte del confine, dopo avere attraversato un lungo tratto deserto ma sorvegliato, ho trovato ad attendermi con un’autoambulanza il dirigente della “Union ofPalestinian Medical Relief Committees”, la quale è la referente di Gazzella in Palestina e presta aiuto ai nostri operatori per condurli al contatto diretto con le famiglie dei bambini feriti, altrimenti introvabili. In occasione del viaggio in Palestina del Luglio scorso, durante il quale furono contattati ben 510 bambini, Giovanna e Luisa incontrarono non poche difficoltà nell’espletamento dell’incarico. L’ispezione della situazione in loco è stata quindi l’obbiettivo del mio viaggio. Per tre giorni, grazie alla collaborazione del Medical Relief (si pensi che per tutta la città di Gaza non esistono mezzi di trasporto pubblici ad eccezione dei taxi), ho visitato ambulatori bene attrezzati creati dallo stesso Medical Relief ai margini di campi profughi,
Resoconto del VI viaggio di Gazzella
Care amiche e cari amici, finalmente nel luglio 2003 — nonostante le immaginabili difficoltà — ‘Gazzella’ è riuscita a realizzare il suo sesto viaggio nella striscia di Gaza. Ci scusiamo con tutti voi per il ritardo con il quale vi inviamo questo resoconto, da voi atteso con impazienza. Il viaggio è stato possibile grazie alla determinazione e alla fatica delle nostre due volontarie — Giovanna, ritornata in Palestina dopo che lo scorso anno, sempre come volontaria di Gazzella le era stato impedito di entrare nella striscia di Gaza, per cui era rimasta suo malgrado a Gerusalemme, e Luisa che invece ha partecipato al nostro ultimo viaggio effettuato nel dicembre 2002. Giovanna e Luisa hanno consegnato, casa per casa, bambino per bambino, 510 buste con il denaro da voi sottoscritto. Buste che contenevano non solo il vostro aiuto economico, ma anche parole di solidarietà e partecipazione. Non è stato facile: spesso si è reso necessario tornare più volte, prima di riuscire a trovare il ‘vostro’ bambino, in alcuni casi è stato impossibile: case rase al suolo e famiglie intere trasferitesi magari da parenti in altri campi profughi hanno reso irreperibili alcuni dei nostri ‘adottati’. Non solo, con rabbia e dolore abbiamo appreso dai nostri amici palestinesi la morte di Mashur Abu Awada, uno dei nostri bambini adottati — ormai ragazzino quindicenne – . Era stato ferito alle gambe dai proiettili israeliani. Recentemente ricoverato in un ospedale pakistano per ulteriori accertamenti clinici, non è sopravvissuto ad un gravissimo attacco d’asma. Ma cominciamo dal principio: nonostante il viaggio coincidesse con la tregua proclamata dalla resistenza palestinese, l’entrata delle due nostre volontarie nel paese si è rivelata più drammatica delle volte precedenti. Sono arrivate a Tel Aviv all’alba, alle cinque del mattino, e appena messo piede in aeroporto, sono state fermate dalla polizia che ha consegnato loro un foglio con timbro di diniego di ingresso, adducendo non specificate ragioni di sicurezza. Giovanna e Luisa sono state poi condotte in una cella dell’ufficio di polizia aeroportuale. Come pericolose criminali. I solerti e democratici poliziotti israeliani hanno sequestrato il loro telefono cellulare. Fortunatamente prima della confisca erano riuscite a comunicare brevemente con Sergio, altro volontario di Gazzella, e spiegare la drammaticità della situazione. Sergio immediatamente si mette in contatto con l’Ambasciata italiana e dopo estenuanti trattative Giovanna e Luisa vengono liberate, dopo 8 ore dal sequestro! E riescono ad entrare in territorio israeliano. Nonostante la tensione e la spossatezza psico-fisica, decidono di tentare di raggiungere Gaza lo stesso giorno, ma la polizia israeliana pretestuosamente richiede ancora un dichiarazione ufficiale da parte del consolato italiano a Gerusalemme circa i reali obiettivi della missione della Onlus Gazzella. Sono dunque costrette per due giorni a Gerusalemme. Infine — grazie ai funzionari del Consolato, sempre disponibili ed efficienti — riescono ad ottenere dalle autorità israeliane il lasciapassare. "Ancora una volta Gazzella ce l’ ha fatta e vorremmo urlare dalla gioia, ma quel tratto di strada deserto con i soldati israeliani appostati ma invisibili ci spinge solo ad accelerare il passo. Quando saliamo sul taxi palestinese per Gaza City non riusciamo a trattenere qualche lacrima: ci sentiamo a casa fra amici, finalmente. Dal posto di confine di Eretz a Gaza già cominciamo a vedere gli effetti del passaggio dei bulldozer di questi ultimi mesi; Luisa è incredula di fronte a tanta distruzione: case e campi da cui sono sradicate le coltivazioni, (lo sradicamento lo abbiamo visto diffusamente, come pure gli spari intenzionali nei tronchi delle palme che così vengono definitivamente "uccise", come nei pressi di Deir al-Balah, al centro della striscia di Gaza), e Luisa è stata qui solo sei mesi fa. Gaza: l'accoglienza è calorosa e ci mettiamo subito a recuperare il tempo perduto; lavoriamo con i responsabili del Medical Relief per organizzare le giornate di visite nelle aree intorno a Gaza. L'indomani si comincia: l'immersione nella realtà dei campi è totale e immediata. Che c'è la tregua lo leggiamo sui volti degli amici del Medical Relief, anche se la fiducia è sottile mentre la speranza che sia duratura è forte. Vogliamo sottolineare ancora una volta la generosa disponibilità del Medical Relief a supportarci per tanti giorni nella nostra missione, nonostante le non poche difficoltà. Ci rendiamo sempre più conto che il tempo a disposizione per raggiungere un numero così elevato di bambini non ci consente di fermarci quanto vorremmo; per consegnare a tutti la busta con il denaro abbiamo a disposizione solo pochi minuti. E' a Khan Yunis e a Rafah che vediamo una realtà di distruzione che ha su di noi un impatto fortissimo. L’immagine delle case distrutte e della miseria contrasta con la grande speranza che la tregua duri per sempre e questa percezione ci ha accompagnato per tutto il viaggio. Non sempre abbiamo trovato i bambini in casa perché in estate, con la chiusura delle scuole, la gran parte di essi gioca per strada e negli stretti vicoli polverosi dei campi; altri vengono ospitati da parenti quando questi si trovano in luoghi meno esposti agli attacchi dell'esercito israeliano e altri ancora, una minoranza, hanno la fortuna di essere ospitati in qualche colonia o campo estivo, organizzati da Enti operanti nel territorio, fra cui il Medical Relief.. Per i bambini che giocano per strada siamo una piacevole novità e spesso ci seguono allegri e incuriositi, senza però mai diventare invadenti. Quando andiamo verso sud, a Khan Yunis e a Rafah, viaggiamo lungo la spiaggia, il mare ha un colore fra il grigio e il marrone ed è quasi sempre mosso, la sabbia è di un giallo forte ed è spessa; qui si vedono i campi estivi dei bambini. E’ stato tolto il terribile check point fra Gaza e il sud della striscia presso il quale si formavano lunghe file di auto e di gente a piedi in attesa che venisse riaperto, sempre per un tempo breve e sempre alla mercé della volontà israeliana; nei nostri viaggi precedenti abbiamo imparato a conoscere bene questo check point! Adesso, passando nello stesso punto si vede in disparte una torretta