Resoconto del III incontro dei sostenitori di Gazzella

Bologna, 21 maggio 2005 Patrocinato dal Comune di Bologna, si è svolto il 21 maggio 2005 il III incontro nazionale dei sostenitori di Gazzella Onlus. Presenti amici e compagni da varie regioni, ha aperto i lavori Marina Rossanda, presidente dell’associazione, con un intervento introduttivo sullo stato di Gazzella Onlus. Francesca Bettini, segretario dell’associazione, ha esposto le attività svolte dall’ultimo incontro ad oggi, ha dato un quadro breve delle attività di promozione del progetto, di intervento pubblico, editoriali, giornalistiche, di partecipazione a eventi musicali, ecc. Ha descritto le attività svolte affermando che nel corso del 2004 Gazzella ha avuto il contributo di 484 sostenitori in Italia e ha dato assistenza a 588 bambini feriti nei campi profughi del territorio di Gaza. È seguita poi una relazione dettagliata – coadiuvata da diapositive – sugli ultimi due viaggi nella striscia di Gaza. Sono state mostrate le foto scattate all’ospedale di Gaza che ospitava i bambini feriti durante l’attacco israeliano del gennaio scorso, visitati nuovamente in aprile: alcuni di loro hanno subito l’amputazione di entrambe le gambe; uno di loro purtroppo non è riuscito a sopravvivere. Sono state proiettate anche diapositive del muro dell’apartheid attualmente in costruzione, accompagnate da una relazione sulla situazione di vita quotidiana dei palestinesi della striscia, che è sempre più insostenibile. È seguito poi un dibattito lungo e partecipato. Si è messa in evidenza la necessità di prendere  contatti con le istituzioni regionali per creare le premesse di una possibilità di aiuto ai bambini feriti attraverso i fondi istituzionali offerti dalle Regioni. La volontaria che ha partecipato agli ultimi due viaggi nella striscia di Gaza ha constatato che da parte delle istituzioni italiane non sono dati ai bambini palestinesi lo stesso trattamento e le stesse facilitazioni di cura dati a bambini provenienti da altri paesi. Anzi, a volte, i progetti finanziati dalle Regioni italiane favoriscono la cura dei bambini attraverso un progetto gestito dal centro diretto dall’israeliano Shimon Peres, piuttosto che permettere loro un soggiorno ospedaliero in Italia. A questo proposito, da più parti, si sollecitata una presentazione del progetto Gazzella alle Regioni di residenza dei sostenitori, al fine di far conoscere la nostra attività e cercare di ottenere qualche sostegno per la cura dei bambini feriti da noi seguiti. Si è osservato che le informazioni – quando arrivano – sono tendenziose e fuorvianti e si è sollecitata una maggiore controinformazione su ciò che accade in Palestina. Nel pomeriggio si è dato ampio spazio alla discussione fra tutti i partecipanti. Punto centrale di tutti gli interventi è stato quello di ridare impulso ai viaggi periodici dei volontari di Gazzella, da compiersi con cadenza più frequente in modo da visitare più regolarmente le famiglie e i bambini sostenuti dal nostro progetto e stabilire un contatto solidale duraturo. L’incontro ha avuto termine con la promessa di rivedersi entro la fine del 2005. Cordiali saluti a tutti.

Resoconto del XI viaggio di Gazzella

A distanza di tre mesi, dall’ultimo viaggio fatto, il posto di blocco di Erez è divenuto un vero e proprio punto di frontiera: hanno costruito nuovi edifici per i soldati, nuove torrette di controllo e il tunnel di circa un chilometro che divide il territorio abitato da israeliano da quello dei palestinesi è stato allungato di un altro chilometro. Per entrare nella striscia di Gaza si è costretti a passare attraverso percorsi “obbligati” delimitati da barriere di metallo e da porte di ferro che si aprono solo a comando. Videocamere filmano il percorso di circa un chilometro fino a quando si raggiunge il vecchio tunnel che introduce nel territorio di Gaza. Al controllo palestinese troviamo tre poliziotti che registrano a penna l’entrata; nulla a che vedere con i controlli agli uffici israeliani. Al centro del Medical Relief di Gaza siamo attesi dai responsabili. Insieme organizziamo le visite ai bambini sostenuti dal progetto Gazzella. Non riusciamo ad effettuare tutte le visite programmate, ma comunque andiamo nei campi profughi di Jabaliya, Beit Hanun e Beit Lahia, dove vivono alcuni dei nostri bambini. Al campo profughi di Jabaliya visitiamo: Hazem, dieci anni, ferito alla gamba; Diya, otto anni, ferito alla spalla; Ibrahim, otto anni, ferito al braccio; Qader, dodici anni, ferita all’addome, in attesa di una quinta operazione; Al campo profughi di Beit Hanun visitiamo: Nur, due anni, ferita a dicembre del 2004 all’addome in attesa di una nuova operazione (la bambina ancora non era stata inserita nel nostra programma, lo sarà nel maggio 2005); Al Campo profughi di Beit Lahia visitiamo: Mohamed, sette anni, ferito alla gamba; Thaer, quindici anni, era già stato nel nostro programma per una ferita alla gamba che lo ha costretto all’uso della stampella; e’ stato nuovamente ferito, alla testa, il 4 gennaio scorso. Insieme a lui il 4 gennaio scorso sono stati feriti: Imad, sedici anni; Ibrahim, quattordici anni; Issa, quattordici anni. Questi tre ragazzi, che ancora non erano stati inseriti nel nostro programma, hanno perso entrambe le gambe. I nostri spostamenti nei campi profughi non sono stati facili: spesso abbiamo dovuto lasciare l’ambulanza, mezzo che utilizziamo per nostra sicurezza, e raggiungere le case a piedi. Le strade distrutte da tanks e ruspe israeliane fanno parte delle azioni di “disturbo” e servono a creare condizioni di invivibilità quotidiana ai palestinesi. Non è stato possibile effettuare i viaggi programmati per Khan Yunis e Rafah, a causa della chiusura del passaggio ai posti di blocco. Con questa chiusura ai palestinesi è negata la possibilità di raggiungere i luoghi di lavoro, le scuole, gli ospedali. Gli israeliani avevano chiuso il check point di Abu Holee “per motivi di sicurezza”, per la presenza di coloni che manifestavano contro il piano di ritiro dagli insediamenti della striscia di Gaza, previsto per il prossimo agosto. Ricordiamo che i coloni che vivono nei 21 insediamenti sono circa 8.000 e occupano il 42% del territorio della striscia di Gaza. Lasciamo Gaza dopo cinque giorni con la sensazione che una soluzione alla causa palestinese è ancora lontana; la striscia di Gaza ha tutte le caratteristiche di una prigione a cielo aperto dove il controllo su un territorio di 5 km per 40 km è capillare, anche se non così “visibile” come in Cisgiordania. Dopo la visita e gli incontri con i nostri bambini e le loro famiglie, una sensazione di impotenza ci assale: la vita trascorre all’interno dei campi profughi in case fatiscenti senza acqua e servizi igienici; non ci sono cinema, teatro, luoghi di ritrovo che non siano le strade sabbiose e polverose. Ma i bambini sono veramente meravigliosi: ti cercano con il loro sorriso, ti esprimono la loro gioia di incontrarti. E di tutto ciò non puoi fare a meno; parti dalla Palestina e già pensi a quando tornare. I volontari di Gazzella  

Resoconto del X viaggio di Gazzella

Resoconto del viaggio a Gaza del 4-l6 gennaio 2005. A tutte le persone, le famiglie, le classi, le scuole, i gruppi di azienda, a tutte le amiche e a tutti gli amici che hanno “adottato” un/a bambino/a palestinese ferito/a, attraverso Gazzella. Care amiche e cari amici, anche questa volta ce l’abbiamo fatta. Siamo ritornati a Gaza dopo un mese. Nuova distruzione e desolazione ci accolgono subito dopo il punto di controllo palestinese. Le strade principali di collegamento non sono più accessibili e siamo obbligati a passare per il campo profughi di Beit Hanun. Siamo in piena campagna elettorale; il nove gennaio prossimo i palestinesi andranno al voto per eleggere il nuovo presidente dell’ANP: Abu Mazen e Mustafa Barghouthi stanno tenendo comizi nei campi profughi di Jabalia, Rafah e in altri villaggi della striscia di Gaza. C’e’ fermento tra i palestinesi. Questa è la seconda volta che vanno al voto per eleggere il presidente. La prima volta fu nel 1996 quando venne eletto Arafat. Il nostro arrivo è segnato dall’incursione israeliana nel villaggio di Beit Lahia vicino al campo profughi di Jabalia: sette morti e 10 feriti. Seguiamo i volontari del Medical Relief, visitiamo il luogo dell’attacco: un campo di fragole dove alcuni uomini stavano lavorando e alcuni bambini stavano giocando. Ci dicono che tre tanks sono scesi dall’insediamento di Nisanit per scovare dei presunti terroristi che all’alba avevano sparato un colpo di mortaio! Nel campo di fragole c’era “movimento”:….. sette morti tra i 18 e 25 anni, 10 feriti tra gli 11 e 16 anni, tutti parenti fra loro: fratelli, cugini, zii . Qui le famiglie vivono in comunità, condividono la casa, il lavoro, i campi, la vita. La ricomposizione dei morti, l’ultimo saluto fino alla sepoltura avviene con grande dignità: tutto il villaggio è per le strade mentre sulla nostra testa sorvolano gli apache israeliani che “controllano” e sparano gas che dovrebbero servire a dare maggiore visibilità: a noi pungono e lacrimano gli occhi e brucia la gola. Decidiamo di andare a visitare i feriti: sono tutti bambini-ragazzi con ferite agli arti superiori e inferiori, in alcuni casi con la perdita di entrambe le gambe, altri con ferite alla testa e all’addome. Tra i bambini feriti abbiamo trovato Thaer Abu Banat che ha riportato una ferita alla testa e alle braccia; il bambino, già ferito un’altra volta, era stato incluso per un certo periodo nel programma di Gazzella! I medici del reparto di rianimazione dell’ospedale di Gaza ci permettono di entrare e fotografare, ma ci chiedono anche di fare qualcosa. Oggi lo facciamo raccontando l’orrore di uno dei tanti bambini feriti, Aysam Galyan, 12 anni, che ha perso le gambe la mattina del 4 gennaio 2005 sotto le cannonate dei carri armati a Beit Lahia. Il bambino, scambiandoci per medici, poiché indossavamo camici bianchi, ci chiede delle sue gambe…… Le immagini riprese e le foto, per quello che abbiamo saputo fare, non hanno bisogno di commenti. L’uso di armi pesanti comporta, se non la morte, lesioni permanenti e molto gravi, così come l’utilizzo di proiettili non convenzionali. Abbiamo visto gli esiti sul corpo di una bambina di due anni ferita alcune settimane prima: le piccole parti in metallo, “spilli”, che fuoriescono dai proiettili lacerano i tessuti rendendo difficile anche gli interventi di sutura. Quando il progetto di Gazzella era nato le condizioni dell’occupazione israeliana si concretizzavano con modalità “diverse”: oggi siamo di fronte a una condizione di guerra, che il mondo ancora non vuole ammettere. Vista la drammaticità e gravità della situazione, forse il nostro intervento ha bisogno di essere rivisto, non nelle finalità, ma nei criteri con i quali opera e sostiene i bambini palestinesi feriti nella striscia di Gaza. Di seguito alcune proposte: 1. innalzamento dell’età di adozione dai 14 anni ai 16 anni; 2. adozione a lungo termine per i bambini che hanno riportato lesioni permanenti; 3. acquisto di attrezzature e protesi per i bambini feriti; 4. ricerca di accordi e protocolli d’intesa con Aziende Ospedaliere e ULS per eventuali ricoveri ed interventi chirurgici in Italia. Inoltre, la situazione della striscia di Gaza con i suoi morti e feriti, purtroppo, non è un fatto isolato: in tutta la West Bank si registrano violenze sui civili, bambini in particolare; si potrebbe valutare l’opportunità di estendere il progetto Gazzella anche ad altre realtà palestinese. Nei giorni successivi, accompagnati da Helane, la nostra collaboratrice amministrativa, abbiamo visitato alcuni bambini, che sono nel programma e vivono al Campo di Jabalia: · Bilal Jaber Abu Wadi, anni 14, ferito allo stomaco; · Aher Jamal Saleh, anni 14, ferito alla mano destra e al viso: ha perso l’uso dell’occhio sinistro; · A’ed Ahmad Wahdan ,14 anni, sordo muto, ferito alla schiena; Al campo di Beit Hanun abbiamo visitato tra gli altri, Mariam Abuklek di 11 anni, ferita alla testa. Sua sorella di 5 anni è stata uccisa l’anno scorso durante un’incursione israeliana. Nel corso della visita al campo di Beit Hanun ci hanno segnalato il caso di una bambina che è stata ferita quattro mesi fa. Siamo andati a trovarla: si chiama Sama Awda, ha 11 anni ed è stata ferita alla testa. Le lesioni riportate le hanno paralizzato il braccio e la gamba destra: ci hanno chiesto di inserirla nel programma di riabilitazione. Il progetto Gazzella, unito alla nostra presenza a Gaza, è molto importante sia per chi sta collaborando con noi, Medical Relief, sia per i bambini adottati e le loro famiglie, che vivono e sentono il nostro contributo non solo come un intervento economico, ma come una condivisione della sofferenza alla quale sono sottoposti. Nonostante che non siamo riusciti a far visita se non a un piccolo numero di bambini, le famiglie dei bambini feriti inclusi nel nostro programma hanno nel frattempo ricevuto il denaro da tutti voi inviato. La nostra presenza è stata comunque sentita e molto apprezzata. Cominceremo fin d’ora a programmare il prossimo viaggio. Concludendo, vorremmo dirvi che sentiamo fortemente il dovere di denunciare gli orrori di questa guerra che non si vuole riconoscere, denunciare

Resoconto del IX viaggio di Gazzella

REPORT DALLA STRISCIA DI GAZA 26 novembre 2004 check point di Herez; controllo del passaporto e passaggio obbligatorio nel tunnel, lungo piu’ di un km; non mi e’ mai piaciuto passare il tunnel da sola, c’e’ un punto nel quale non ti vedono ne dall’una ne nell’altra parte, ma il check point di Herez e il tunnel sono gli unici “veri” accessi alla striscia di Gaza! La scena che si presenta e’ di distruzione. Lo scorso mese di giugno c’erano case, negozi, frutteti, strade: oggi di tutto cio’ restano solo macerie. Sono passati i bulldozer israeliani e sono stati fatti “interventi mirati”. Il taxista, che mi accompagna al centro del Palestinian Medical Relief, mi racconta che negli ultimi due mesi gli israeliani hanno intensificato le incursioni; stiamo transitando su quello che e’ rimasto di una strada di collegamento con Gaza city: l’asfalto e’ stato distrutto, la pioggia dei giorni scorsi ha riempito le “buche” , sobbalziamo, continuamente, nella macchina. Gaza city e’ ridotta a un pattumiera a cielo aperto: da alcuni mesi l’ANP non invia fondi per i servizi pubblici cosi’ la raccolta dell’immondizia e’ stata sospesa. I pochi soldi a disposizione sono per i servizi essenziali quali sanita’ e per la quotidiana “emergenza”. Abu Khousa, il direttore del Medical Relief a Gaza, mi accoglie con il suo grande sorriso, stampato su di un viso piccolo e scuro; mi mette a disposizione l’appartamento a fianco degli uffici. Nel pomeriggio siamo gia’ al lavoro con Helane, la nostra collaboratrice amministrativa a Gaza, per organizzare le visite ai bambini. Abbiamo in programma di visitare alcune famiglie: a Knan Yunis, circa 20 km a sud di Gaza City, i cui abitanti sono stimati complessivamente in 260.000 di cui 160.000 sono profughi e di questi 65.000 vivono nel campo profughi. L’indomani partiamo alle ore 8,30 circa io, Helane e Jamal. Al check point di Al Amin dobbiamo abbandonare la nostra macchina per utilizzare un taxi service. Arriviamo al centro del Medical Relief cambiamo nuovamente mezzo di trasporto, ambulanza, e ci avviamo nel campo profughi. Le strade sono state completamente distrutte si vedono le torri di controllo degli israeliani ed intorno case distrutte o danneggiate; e’ in una di queste che troviamo Sahed Mohamad, 7 anni, con la sua famiglia. E’ profondo il disagio che provi quando entri in una casa dove vedi che non c’e’ quasi nulla e come prima cosa ti offrono the, caffe’ dolci. Mi faccio raccontare come Sahed e’ stato ferito: era notte fonda quando gli israeliani sono entrati nel campo con i tanks; hanno sparato sulle case e una bomba ha colpito la loro casa. Sono rimasti feriti in cinque tra cui Sahed. Difficile dire se sono piu’ dolorose le ferite sul corpo o quelle che porta nella memoria e nel cuore. E’ contento di vederci; gli consegno un biglietto colorato inviato dalla sua famiglia adottiva e un piccolo regalo che di fretta ho comperato: un cappellino da baseball, una sveglia inserita in una casetta con topolini e delle matite colorate. Gli chiedo se posso abbracciarlo; Sahed, con un po’ di timidezza e dopo che il padre lo ha rassicurato, mi abbraccia. Quando usciamo tanti bambini ci stanno aspettando per salutarci . Andiamo a cercare Mariam Mahmoud, 14 anni orfana del padre dall’eta’ di 1 anno, che e’ stata ferita ad una gamba. Non e’ facile rintracciare le persone in un campo profughi; spesso dopo le occupazioni dei soldati le case vengono distrutte e le persone sono costrette a farsi ospitare dai parenti. Troviamo la casa e ci accoglie la zia con il braccio una bimba di circa un anno. Aspettiamo che Mariam torni da scuola; nel frattempo ci raccontano che sia di giorno che di notte i soldati sparano dai vicini appostamenti che sono a protezione dell’insediamento dei coloni. E’ cosi’ che vengono feriti e uccisi i bambini che ignari dei rischi giocano nelle strade sabbiose del campo profughi. Aspettando, mi chiedo cosa potra’ pensare Mariam “dell’internazionale”! Le ho comperato una collana con orecchini, a 14 anni dovrebbe piacere! E’ piccola, Mariam, dimostra meno dei suoi anni e gli occhi sono tristi. Le chiedo della scuola, mi fa vedere i quaderni, ordinati, e qualche disegno. Mi ringrazia per la visita e usciamo sotto una pioggia sottile; mi accompagna una sensazione di “impotenza”. Ritorniamo con l’ambulanza al centro del Medical Relief e sono gia’ le ore 15,00. Decidiamo di mangiare kebab al “volo” e di riprendere la strada per Gaza City poiche’ i tempi per gli spostamenti sono lunghi. Il taxi service ci riporta alla macchina e da li’ riprendiamo lentamente verso il check point e poi per Gaza City. Alle 18,30 arriviamo a destinazione: Helane mi chiede di andare a casa sua per la cena, ma sento il bisogno di stare sola. Stamattina si parte per Rafah a sud della striscia al confine con l’Egitto: gli abitanti sono circa 160.000 di cui 145.000 sono profughi e di questi 95.000 vivono nel campo profughi. La distanza di 30 Km la copriremo in piu’ di 4 ore e ci spostiamo con l’ambulanza: e’ piu’ sicuro. Rabab ha 15 anni e porta i segni delle ferite su entrambe le gambe. La sua famiglia e’ molto cordiale, ci accolgono nella casa dei parenti, ospiti anche loro, poiche’ la loro e’ stata distrutta nel corso dell’occupazione israeliana dello scorso mese di maggio. A Rabab ho comperato un orologio da polso. Mentre stiamo bevendo un the, numerosi colpi di mitragliatrice provengono dalla strada. Mi avvicino alla finestra e subito il padre di Rabab mi allontana: “e’ pericoloso, non vedi i soldati, ma loro vedono te”. Quando ripartiamo la situazione pare tornata tranquilla; passiamo all’ospedale per informazioni e sappiamo che ci sono stati sei feriti tutti tra i 6 e i 15 anni. La piu’ grave e’ una bambina ferita alla gola. Oggi e’ l’ultimo giorno a Gaza e abbiamo organizzato una visita al campo profughi di Beit Hanun; difficile dire quanti abitanti, visto che e’ stato quasi completamente distrutto e i palestinesi sono stati

Lettera agli adottanti

Cari amici di Gazzella, siamo di nuovo a darvi comunicazione, dopo un periodo di silenzio dovuto alla sperimentazione della nuova metodologia di consegna del denaro sottoscritto grazie al nostro progetto, di cui vi abbiamo parlato nella nostra lettera dello scorso aprile: ovvero invio del denaro tramite la Banca Etica verso la Palestinian Bank e consegna alle famiglie tramite la mediazione del nostro referente in loco, il UPMRC (Unione dei comitati di soccorso medico palestinesi). Nei giorni scorsi, finalmente, i nostri amici di Gaza ci hanno comunicato di aver raggiunto 464 bambini dell’elenco a suo tempo comunicato loro, alle cui famiglie è stato versato il denaro da voi sottoscritto. Nel contempo, però, le notizie che ci danno sono terribili: “Israele sta mettendo a ferro e a fuoco Gaza!”, queste le loro testuali parole. Raccontano: più di 90 morti e più di 250 feriti gravemente a nord della striscia di Gaza, la maggior parte bambini e adolescenti, in questi giorni di invasione e devastazione israeliana. Tutto è un bersaglio: donne, anziani, bambini, civili inermi sepolti assieme alle rovine della loro casa spianata dai bulldozer dell’esercito israeliano. Ragazzine tredicenni crivellate a colpi di mitra mentre vanno a scuola, madri centrate da un proiettile mentre stendono il bucato sul terrazzo della propria casa. Tutto questo è cronaca di un orrore quotidiano che si trasforma in ‘normalità’ nel nostro mondo che – complice – fa finta di non vedere. E pure nelle parole dei nostri amici di Gaza si evince, forte, la determinazione ad andare avanti, a resistere e lottare. L’aiuto e la solidarietà di noi tutti del progetto Gazzella non è poca cosa, specialmente in queste tragiche circostanze nelle quali la maggior parte delle famiglie non ha più alcun introito economico. E ancora, i nostri referenti ci hanno comunicato che l’esercito occupante ha diviso Gaza in tre parti, riuscire a spostarsi all’interno delle tre zone è quasi impossibile, anche per i volontari del soccorso medico palestinese. Alcuni bambini sono risultati irreperibili, la famiglia non ha più un indirizzo certo, ha perso la propria casa, distrutta dai bulldozer, specialmente nella zona di Rafah dove l’esercito ha distrutto decine di case. Molte famiglie sono fuggite in preda al terrore e vivono profughi da profughi. Quattordici bambini inseriti nel nostro progetto sono rimasti orfani (I nominativi verranno comunicati agli adottanti in una lettera a parte). Infine, – è con grande dolore che lo scriviamo – tre bambini di Gazzella sono stati uccisi nel corso dell’offensiva devastante di questi ultimi giorni, non sappiamo bene le modalità, abbiamo pudore a chiedere (Comunichiamo i nomi agli adottanti in una lettera a parte). Sappiamo però che le loro famiglie hanno ricevuto il danaro, la nostra solidarietà, la partecipazione alla loro pena Come ci confermano i volontari del soccorso medico, i bambini e le famiglie raggiunte dal progetto Gazzella sono quelle che in questo momento stanno soffrendo maggiormente, e la visita in loco ha confermato l’adozione di questo criterio. Mancano al conto ancora alcuni bambini che è stato impossibile raggiungere, nella attuale situazione di occupazione, chiusura, invasione. Una sola comunicazione riportata con gioia: lo scorso luglio, 47 bambini feriti hanno potuto partecipare ai campi estivi organizzati dai comitati di soccorso medico. Tutto ciò premesso, considerando il fatto che il nostro ultimo viaggio in Palestina risale allo scorso anno, due nostri volontari avevano programmato entro brevissimo tempo un viaggio nella striscia di Gaza, sia per ‘visionare’ il lavoro dei nostri referenti, sia per portare in Italia (il servizio postale nei territori occupati è di fatto inesistente) tutto il materiale – resoconti più dettagliati di quelli essenziali fino ad ora ricevuti – raccolto sui nostri bambini: le foto scattate loro, le notizie sulla situazione familiare, sanitaria, scolastica e quant’altro….. e consegnare ai bambini le lettere scritte dagli ‘adottanti’ italiani. Il responsabile del UPMRC ci ha consigliato – pur nell’essere benvenuti – di aspettare che siano loro a comunicarci quando verrà riaperto il posto di blocco di Eretz (attualmente chiuso). Ad oggi è impossibile raggiungere la striscia di Gaza. Aspettiamo, ci stiamo attivando presso il Consolato italiano perché faciliti un nostro passaggio – una volta che sarà possibile effettuare il viaggio. I bambini, le famiglie, la gente di Gaza, di Khan Younis, di Jabalya, e Beit Hanun hanno bisogno della nostra presenza, non solo di solidarietà e aiuto economico. Da loro ci arrivano parole di stima e riconoscenza per tutti gli amici italiani che hanno creduto e dato fiducia al progetto Gazzella. I volontari di Gazzella Gazzella Onlus C.F. 97256870581 Sede Legale: Viale delle Milizie, 9 – 00196 Roma Segreteria Operativa: Casella Postale 7240 00100 Agenzia Roma Nomentano Tel-Fax 0686326642 e-mail: pergazzella@katamail.com Homepage Visitate inoltre il nuovo sito internet: http://www.concert4palestine.org pubblicato da Gazzella

Lettera agli adottanti

Roma, aprile 2004 Cari amici di Gazzella, anzitutto grazie per la solidarietà e la fiducia che continuate ad accordare al nostro progetto di adozione a distanza di bambini palestinesi feriti da armi da guerra. Come ben sapete la situazione nei Territori occupati – a Gaza in particolare – è ulteriormente e tragicamente peggiorata nel corso di questi ultimi mesi; i viaggi dei nostri volontari incontrano sempre maggiori difficoltà e impedimenti posti dall’esercito occupante, per arrivare a buon termine, ovvero visitare i ‘nostri’ bambini; come purtroppo è accaduto lo scorso dicembre quando Agnese e Caterina sono state trattenute illegalmente e pretestuosamente al posto di blocco di Eretz per più di una settimana. Infine sono state costrette a tornare in Italia, senza aver portato a termine la loro ‘missione’. Proprio considerando tutto ciò, l’Assemblea generale dei soci di Gazzella, che si è riunita lo scorso 14 febbraio, alla presenza di un delegato della Union of Palestinian Medical Relief Committees (UPMRC) di Gaza (nostri referenti in loco), ha deciso all’unanimità di avviare un nuovo e diverso sistema di consegna alle famiglie dei bambini feriti del denaro raccolto fra i nostri sottoscrittori. Il denaro viene trasferito da Banca Etica direttamente a Gaza e da lì smistato nelle varie filiali: le famiglie lo ritireranno personalmente, con consegne regolari. La prima tranche di denaro è già stata inviata nei giorni scorsi. Abbiamo anche individuato una collaboratrice palestinese che svolgerà funzioni di ‘mediatrice’, e che ha già iniziato a visitare i bambini, a raccogliere notizie e informazioni sul loro stato generale e di salute; poi ce le ritornerà in modo da farle pervenire al più presto ai nostri sottoscrittori in Italia. Questa nuova procedura non impedirà che i nostri volontari organizzino viaggi cercando di raggiungere le famiglie dei bambini feriti, per incontrare le famiglie e ribadire la nostra solidarietà al di là del sostegno materiale, che seppur limitato, rappresenta in molti casi un prezioso aiuto in questo tragico momento. I volontari che riusciranno a raggiungere i Territori occupati eserciteranno anche una verifica e un controllo sul nuovo ‘modus operandi’. Vi terremo informati sui riscontri ottenuti con questa nuova modalità di consegna del denaro e del lavoro della nostra ‘mediatrice’. Ciò implica però degli oneri per Gazzella. Per questo vi saremmo grati se riuscirete ad organizzare collette o donazioni (come moltissimi di voi hanno sempre fatto) che in parte possano servire a coprire la spesa che comporta l’impegno di una persona in loco. Ultima ma non da meno, un’informativa sull’Assemblea dei soci dello scorso febbraio. Il Consiglio direttivo è stato completamente rinnovato: la Presidente di Gazzella è oggi Marina Rossanda, che probabilmente alcuni di voi conoscono. E’ medico, già senatrice della Repubblica e grande conoscitrice della Palestina, dove proprio per la sua professione ha lavorato a lungo. Un caro saluto e grazie a tutti voi. Gazzella-Onlus. Consultate il nuovo sito internet: http://www.concert4palestine.org pubblicato da Gazzella Gazzella Onlus C.F. 97256870581 Sede Legale: Viale delle Milizie, 9 – 00196 Roma Segreteria Operativa: Casella Postale 7240 00100 Agenzia Roma Nomentano Tel-Fax 0686326642 e-mail: pergazzella@katamail.com Homepage

Resoconto dei viaggi VII e VIII di Gazzella

Cari amici, qui trovrete il resoconto degli ultimi due viaggi di Gazzella in Palestina: il primo dello scorso novembre 2003, effettuato da Ugo, volontario di “Gazzella”, aveva lo scopo di fare visita al nostro referente nella striscia di Gaza, l’Unione dei Comitati di Soccorso Medico (Union of Medical Relief Committees), documentare il lavoro che questa associazione non governativa svolge in campo sanitario e a favore dei bambini feriti da armi da guerra. Ugo ha visitato alcuni bambini feriti assistiti da “Gazzella”, ha preso accordi con il nostro referente per organizzare il successivo viaggio, ha raccolto le informazioni necessarie per una eventuale iscrizione di “Gazzella Onlus” come organizzazione non governativa operante a Gaza, ha controllato i conti bancari e di tutto questo ha fatto un resoconto dettagliato di cui trovate allegato un riassunto. Il secondo viaggio – che risale alla seconda settimana del mese corrente – come potrete leggere dal resoconto delle nostre volontarie, non ha potuto raggiungere l’obiettivo di visitare i nostri bambini feriti, in quanto Agnese (Anissa) e Caterina sono state pretestuosamente e illegalmente trattenute al posto di blocco di Erez ed è stato impedito loro di raggiungere Gaza. Le autorità di occupazione hanno attribuito a motivi “di procedura” il divieto imposto alle nostre volontarie di entrare nella striscia di Gaza. Abbiamo sempre comunicato al consolato italiano a Gerusalemme i nominativi dei componenti delle delegazioni di “Gazzella”. In più, in due occasioni sono stati comunicati all’ambasciata israeliana a Roma i nominativi e i numeri di passaporto dei volontari di “Gazzella” che volevano recarsi a Gaza. In tutte e due le volte i volontari sono stati fermati, anzi, la seconda volta, arrestati appena arrivati all’aeroporto. Sono stati rilasciati dopo l’intervento delle autorità consolari italiane a Gerusalemme, alle quali faremo riferimento segnalando loro in anticipo i nomi dei componenti la delegazione che si recherà in missione a Gaza.. L’ultimo viaggio è stato comunque fruttuoso in quanto testimonianza di ciٍ che accade oggi in Palestina, nel silenzio complice della comunità internazionale. Oltre al resoconto allegato, faremo tutto il possibile per informare degli esiti e dell’esperienza del viaggio di Agnese e Caterina. Abbiamo già avviato i contatti necessari per far giungere il denaro ai bambini senza aspettare che qualcuno vada di persona dall’Italia nella striscia di Gaza. Il danaro dell’ultima rata, che sarebbe stato consegnato a mano dalle nostre inviate, è comunque già arrivato al conto corrente bancario di Gaza.  Inoltre, stiamo studiando con i nostri referenti del Medical Relief la possibilità di trovare una persona che in loco e sotto il controllo diretto del Medical Relief possa fungere da tramite per la corrispondenza tra adottante e adottato, visto che non esiste nella striscia di Gaza un servizio postale. Tutti sanno degli ostacoli che le autorità israeliane d’occupazione pongono alle organizzazioni internazionali che tentano di soccorrere la popolazione palestinese. Constatiamo che questi ostacoli sono sempre maggiori. Non mancheremo di denunciare l’operato israeliano contrario al diritto internazionale e ai diritti dell’uomo. Vi alleghiamo una nota di stampa che vi chiediamo di diffondere. Siamo decisi a portare avanti il nostro progetto di soccorrere i bambini palestinesi feriti da armi da guerra. Stiamo già preparando un prossimo viaggio nella striscia di Gaza per il mese di Gennaio 2004. Siamo certi che con il vostro aiuto riusciremo a realizzare l’obiettivo di “Gazzella” di aiutare i bambini palestinesi più bisognosi a crescere sani e liberi nella propria terra. Grazie a tutti. Auguri di buone feste. Roma, dicembre 2003   Comunicato stampa Siamo due volontarie di “Gazzella “, un’associazione ONLUS che opera da tre anni per portare aiuto, tramite adozione a distanza, ai bambini palestinesi feriti della Striscia di Gaza. Diverse missioni sono state fatte nel passato per incontrare i bambini e manifestare solidarietà alle loro famiglie: in questo viaggio, per due volte, dopo una lunghissima attesa, siamo state respinte dai soldati israeliani al passaggio di Erez, senza un motivo valido e plausibile: addirittura negando che ci siano bambini feriti a Gaza! Non è servita neppure una lettera di presentazione rilasciataci dal consolato italiano  a Gerusalemme. Tutto ciٍ conferma la politica arrogante del governo di Sharon, che continua a tenere la popolazione palestinese in una terribile morsa, privandola dei più elementari diritti, distruggendo l’economia,  e la possibilità di condurre una vita normale. Le città e i villaggi palestinesi, con la costruzione del muro dell’apartheid, stanno diventando sempre più delle grandi prigioni da cui non si puٍ entrare né uscire. Impedendoci di circolare liberamente il Governo israeliano ha leso il nostro diritto alla libertà di movimento, garantito dal diritto internazionale e dalla dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Denunciamo questa ennesima violazione del diritto internazionale a danno di cittadini italiani. Caterina Guarna Agnese Manca   Riassunto del resoconto del viaggio di Ugo a Gaza nel novembre 2003 “Appena giunto a Gerusalemme ho contattato il Consolato Italiano per avvertirlo della mia intenzione di recarmi a Gaza. Ho riscontrato un’ottima partecipazione e assicurazione di presenza da parte del Console Socolovitz, ma anche la notizia che il Governo Israeliano aveva formalmente dichiarato Gaza “zona di guerra” e quindi difficilmente avrei potuto varcare il posto di controllo. In realtà quella “dichiarazione formale”doveva avere soltanto uno scopo dissuasivo perché il 20 novembre mi sono presentato al posto di controllo chiamato “Herez” e, dopo avere chiaramente e ripetutamente esposto con fermezza le mie ragioni, in 40 minuti ho avuto il “Passi”. Dall’altra parte del confine, dopo avere attraversato un lungo tratto deserto ma sorvegliato, ho trovato ad attendermi con un’autoambulanza il dirigente della  “Union ofPalestinian Medical Relief Committees”, la quale è la referente di Gazzella in Palestina e presta aiuto ai nostri operatori per condurli al contatto diretto con le famiglie dei bambini feriti, altrimenti introvabili. In occasione del viaggio in Palestina del Luglio scorso, durante il quale furono contattati ben 510 bambini, Giovanna e Luisa incontrarono non poche difficoltà nell’espletamento dell’incarico. L’ispezione della situazione in loco è stata quindi l’obbiettivo del mio viaggio. Per tre giorni, grazie alla collaborazione del Medical Relief (si pensi che per tutta la città di Gaza non esistono mezzi di trasporto pubblici ad eccezione dei taxi), ho visitato ambulatori bene attrezzati  creati dallo stesso Medical Relief ai margini di campi profughi,

Resoconto del VI viaggio di Gazzella

Care amiche e cari amici, finalmente nel luglio 2003 — nonostante le immaginabili difficoltà — ‘Gazzella’ è riuscita a realizzare il suo sesto viaggio nella striscia di Gaza. Ci scusiamo con tutti voi per il ritardo con il quale vi inviamo questo resoconto, da voi atteso con impazienza. Il viaggio è stato possibile grazie alla determinazione e alla fatica delle nostre due volontarie — Giovanna, ritornata in Palestina dopo che lo scorso anno, sempre come volontaria di Gazzella le era stato impedito di entrare nella striscia di Gaza, per cui era rimasta suo malgrado a Gerusalemme, e Luisa che invece ha partecipato al nostro ultimo viaggio effettuato nel dicembre 2002. Giovanna e Luisa hanno consegnato, casa per casa, bambino per bambino, 510 buste con il denaro da voi sottoscritto. Buste che contenevano non solo il vostro aiuto economico, ma anche parole di solidarietà e partecipazione. Non è stato facile: spesso si è reso necessario tornare più volte, prima di riuscire a trovare il ‘vostro’ bambino, in alcuni casi è stato impossibile: case rase al suolo e famiglie intere trasferitesi magari da parenti in altri campi profughi hanno reso irreperibili alcuni dei nostri ‘adottati’. Non solo, con rabbia e dolore abbiamo appreso dai nostri amici palestinesi la morte di Mashur Abu Awada, uno dei nostri bambini adottati — ormai ragazzino quindicenne – . Era stato ferito alle gambe dai proiettili israeliani. Recentemente ricoverato in un ospedale pakistano per ulteriori accertamenti clinici, non è sopravvissuto ad un gravissimo attacco d’asma. Ma cominciamo dal principio: nonostante il viaggio coincidesse con la tregua proclamata dalla resistenza palestinese, l’entrata delle due nostre volontarie nel paese si è rivelata più drammatica delle volte precedenti. Sono arrivate a Tel Aviv all’alba, alle cinque del mattino, e appena messo piede in aeroporto, sono state fermate dalla polizia che ha consegnato loro un foglio con timbro di diniego di ingresso, adducendo non specificate ragioni di sicurezza. Giovanna e Luisa sono state poi condotte in una cella dell’ufficio di polizia aeroportuale. Come pericolose criminali. I solerti e democratici poliziotti israeliani hanno sequestrato il loro telefono cellulare. Fortunatamente prima della confisca erano riuscite a comunicare brevemente con Sergio, altro volontario di Gazzella, e spiegare la drammaticità della situazione. Sergio immediatamente si mette in contatto con l’Ambasciata italiana e dopo estenuanti trattative Giovanna e Luisa vengono liberate, dopo 8 ore dal sequestro! E riescono ad entrare in territorio israeliano. Nonostante la tensione e la spossatezza psico-fisica, decidono di tentare di raggiungere Gaza lo stesso giorno, ma la polizia israeliana pretestuosamente richiede ancora un dichiarazione ufficiale da parte del consolato italiano a Gerusalemme circa i reali obiettivi della missione della Onlus Gazzella. Sono dunque costrette per due giorni a Gerusalemme. Infine — grazie ai funzionari del Consolato, sempre disponibili ed efficienti — riescono ad ottenere dalle autorità israeliane il lasciapassare. "Ancora una volta Gazzella ce l’ ha fatta e vorremmo urlare dalla gioia, ma quel tratto di strada deserto con i soldati israeliani appostati ma invisibili ci spinge solo ad accelerare il passo. Quando saliamo sul taxi palestinese per Gaza City non riusciamo a trattenere qualche lacrima: ci sentiamo a casa fra amici, finalmente. Dal posto di confine di Eretz a Gaza già cominciamo a vedere gli effetti del passaggio dei bulldozer di questi ultimi mesi; Luisa è incredula di fronte a tanta distruzione: case e campi da cui sono sradicate le coltivazioni, (lo sradicamento lo abbiamo visto diffusamente, come pure gli spari intenzionali nei tronchi delle palme che così vengono definitivamente "uccise", come nei pressi di Deir al-Balah, al centro della striscia di Gaza), e Luisa è stata qui solo sei mesi fa. Gaza: l'accoglienza è calorosa e ci mettiamo subito a recuperare il tempo perduto; lavoriamo con i responsabili del Medical Relief per organizzare le giornate di visite nelle aree intorno a Gaza. L'indomani si comincia: l'immersione nella realtà dei campi è totale e immediata. Che c'è la tregua lo leggiamo sui volti degli amici del Medical Relief, anche se la fiducia è sottile mentre la speranza che sia duratura è forte. Vogliamo sottolineare ancora una volta la generosa disponibilità del Medical Relief a supportarci per tanti giorni nella nostra missione, nonostante le non poche difficoltà. Ci rendiamo sempre più conto che il tempo a disposizione per raggiungere un numero così elevato di bambini non ci consente di fermarci quanto vorremmo; per consegnare a tutti la busta con il denaro abbiamo a disposizione solo pochi minuti. E' a Khan Yunis e a Rafah che vediamo una realtà di distruzione che ha su di noi un impatto fortissimo. L’immagine delle case distrutte e della miseria contrasta con la grande speranza che la tregua duri per sempre e questa percezione ci ha accompagnato per tutto il viaggio. Non sempre abbiamo trovato i bambini in casa perché in estate, con la chiusura delle scuole, la gran parte di essi gioca per strada e negli stretti vicoli polverosi dei campi; altri vengono ospitati da parenti quando questi si trovano in luoghi meno esposti agli attacchi dell'esercito israeliano e altri ancora, una minoranza, hanno la fortuna di essere ospitati in qualche colonia o campo estivo, organizzati da Enti operanti nel territorio, fra cui il Medical Relief.. Per i bambini che giocano per strada siamo una piacevole novità e spesso ci seguono allegri e incuriositi, senza però mai diventare invadenti. Quando andiamo verso sud, a Khan Yunis e a Rafah, viaggiamo lungo la spiaggia, il mare ha un colore fra il grigio e il marrone ed è quasi sempre mosso, la sabbia è di un giallo forte ed è spessa; qui si vedono i campi estivi dei bambini. E’ stato tolto il terribile check point fra Gaza e il sud della striscia presso il quale si formavano lunghe file di auto e di gente a piedi in attesa che venisse riaperto, sempre per un tempo breve e sempre alla mercé della volontà israeliana; nei nostri viaggi precedenti abbiamo imparato a conoscere bene questo check point! Adesso, passando nello stesso punto si vede in disparte una torretta

Resoconto del V viaggio di Gazzella in Palestina

Alle amiche e agli amici che hanno adottato a distanza un bambino palestinese ferito. Carissimi, Nell'augurarvi un Nuovo Anno di serenita' e di prosperita' condivisa presento alla vostra attenzione una testimonianza del mio recente viaggio a Gaza. Cordialmente, Anissa GAZA -12-23 dicembre 2002 Sento stavolta in modo piu' accentuato un senso di smarrimento e di dolore al mio rientro da Gaza dove la situazione diventa sempre piu' insostenibile perle famiglie e per i bambini in particolare. Ero insieme ad altri della delegazione "Gazzella", l'Associazione che prende il nome da unabambina di Hebron chiamata "Ghazalah ", ferita alla testa dall' esercito d'occupazione nell'anno 2000 e fortunatamente guarita dalle cure di medici palestinesi dopo un lungo coma. Il nostro referente in loco e' l'Unione dei Comitati Palestinesi di Soccorso Sanitario "The Palestinian Medical Relief Committees" i cui operatori ci accompagnano di casa in casa con molta disponibilita' e competenza professionale. Di solito partiamo insieme , ma accade talvolta che qualcuno di noivenga rinviato in Italia da Tel Aviv da parte delle autorita' israeliane, per "ragioni di sicurezza", dicono. Generalmente passiamo delle ore all'aeroporto per i controlli minuziosi che si ripetono poi all'entrata a Gaza e talvolta in vari altri punti di controllo all'interno della Striscia di Gaza. In quest'ultimo viaggio abbiamo visitato 417 famiglie di bambini feriti. Oltre alle case distrutte, ai campi devastati, alle strade chiuse e comunque rese impraticabili dai bulldozer israeliani, stavolta ho notato tanta tristezza nei volti delle persone ed un pessimismo a tratti rassegnato davanti al crescente numero di feriti e di martiri di ogni eta'. A Khan Yunis, citta' a Sud della Striscia di Gaza, dove noi abbiamo trascorsoquattro giorni, durante la notte gli spari ad intervalli non hanno avuto tregua. A Rafah, citta' semidistrutta ed espropriata, ai confini con l'Egitto, i colpi di mitraglia e di cannoni sono proseguiti anche di giorno causando un faggi fuggi' continuo. Attraversando la strada da una casa all'altra, mi veniva chiesto di affrettarmi ad entrare nelle case per via degli spari che si sentivano da ogni parte. Il mio pensiero pero' era come catturato dall'espressione triste e talvolta rassegnata delle persone. Questa e' stata la sorpresa piu' amara di questo viaggio In diverse circostanze il bambino ferito, destinatario della nostra busta, era fuori casa con i compagni a vegliare un coetaneo ucciso dai soldati israeliani. In questi casi, per gli spazi ristretti delle abitazioni, viene montata una grande tenda, cosi' da congiungere i due lati della stradadavanti alla casa della vittima, dove la gente va a porgere le proprie condoglianze alla famiglia. L'ordine di Sharon, comprovato dai fatti, ai suoi militari: "Quando vedete due o tre palestinesi radunati insieme sullestrade, fate fuoco su di loro" mi ricorda, per contrasto, quanto detto da Cristo: "La' dove due o tre persone sono riunite in mio nome, io sono in mezzo a loro". E dire che Sharon reclama quella terra come promessagli da Dio! L'occupazione militare israeliana imponendo un coprifuoco quasi permanente, nelle citta' e nei villaggi, soffoca sul nascere ogni speranza di movimento e di vita. Malgrado tutto, la gente cerca di andare avanti, ma si sentestremata e priva di una qualsiasi prospettiva di futuro. E' questa la condizione di chi deve sopportare un'occupazione militare che continua da decenni. Parecchie ragazze che prima frequentavano l' universita' hanno dovuto interrompere gli studi non potendo più pagare la retta ne' acquistare i libri. Lasciare la casa non e' poi sempre cosi' semplice essendo seguiti a vista dai militari israeliani, appostati nei "Gulbe" o torri di controllo, piazzate davanti ai numerosi insediamenti israeliani nel cuore delle citta' di Khan Yunis, Rafah, Jabalia ecc. e attorno ai campi profughi ed ai villaggi palestinesi. Ne consegue un sempre maggior numero di persone ferite e uccise, in modo mirato o colpite da armi da fuoco o missili lanciati a casaccio dall'esercito israeliano sulle abitazioni palestinesi nei campi e nelle citta'. Non di rado ho avuto modo di vedere soffitti forati da pallottole e muri anneriti dall'esplosione di un proiettile. Molti dei bambini sono stati feriti dentro casa e la maggior parte di loro ha ancora delle schegge in varie parti del corpo essendo stati colpiti da pallottole dumdum. Partita il 12 dicembre, sono rientrata da Gaza dopo 11 giorni di permanenzaportando negli occhi e nel cuore le immagini di un paesaggio desolato. Alla distruzione delle case di coloro che sono sospettati di voler combattere l'occupazione militare – magari perche' in quella famiglia ci sta un ferito o un colpito a morte dall'esercito israeliano, quanto basta per essere considerati terroristi – si aggiunge lo sradicamento di palme e uliveti, l'ergersi del grande muro di separazione tra insediamenti israeliani e villaggi palestinesi, con conseguente espropriazione di nuova terra palestinese. Le strade secondarie che collegano le varie citta' e villaggi della Striscia di Gaza sono state chiuse o interrotte dal punto in cui cominciano ad intravedersi le verdeggianti colonie israeliane. Questo fa si' che tutto il traffico da Nord a Sud di Gaza e viceversa venga convogliato in un'unica strada con conseguenti soste, oltremodo prolungate, ai check-points. La mattina del 22 dicembre, lasciando la citta' di Gaza abbiamo dovuto superare a piedi un'interruzione di strada di un 1km circa nei pressi di Der El Balah. La macchina che ci conduceva e' dovuta tornare indietro mentre noi ci siamo unite alla lunga fila di persone di ambo i sessi -grandi e piccoli, qualcuno in sedia a rotelle o sorretto da stampelle – che come noi tentavano di raggiungere a piedi l'altro tratto di strada asfaltato. Li' sostavano altre macchine, impedite a loro volta di proseguire verso la citta' di Gaza. In quella circostanza abbiamo fatto parte, nostro malgrado, di quella processione di gente che camminava nei due sensi di marcia su una strada infangata e piena di pozzanghere, per le piogge di quei giorni, dopo che l'esercito israeliano ne ha smantellato l'asfalto.. Da quando Gaza e' stata tagliata in tre parti, questa e' la vita di chi deve spostarsi, per raggiungere un posto di lavoro, un ospedale o un parente

Gazzella: situazione

A tutte e a tutti gli “adottanti” di Gazzella Care amiche e cari amici, con molti di voi in questi mesi ci siamo sentiti per telefono, via e-mail o per posta e quindi molti sono al corrente della situazione di Gazzella. Poichè però ci sono altri “adottanti” con i quali l’ultimo contatto epistolare risale all’invio (ottobre 2001) del resoconto del nostro ultimo viaggio a Gaza (agosto 2001), ci sembra doveroso riassumere il punto a cui siamo. Negli ultimi mesi le sottoscrizioni sono state assai numerose, ma una serie di ostacoli tecnici (la chiusura di Gaza per lunghi periodi, la sospensione per oltre tre settimane degli unici nostri contatti con il Medical Relief per il blocco totale del loro server, la difficoltà, in queste condizioni, di concordare una data per la nostra équipe che deve consegnare i soldi,ecc.) hanno ritardato assai più del prevedibile la nostra andata sul posto. Abbiamo ricevuto una settimana fa finalmente le liste dei nuovi bambini feriti ( una lettura, vi assicuriamo, sconvolgente ) e stiamo provvedendo all’accoppiamento dei nomi con quelli di voi che hanno iniziato recentemente a inviare i soldi. Dovreste al più tardi riceverli entro i prossimi dieci giorni, comunque sappiate che il lavoro è in corso. In questo momento, riallacciate finalmente le comunicazioni e-mail, abbiamo fissato coi nostri corrispondenti di Gaza il viaggio della nostra équipe per la prima settimana di marzo. In quell’occasione consegneremo direttamente ad ogni famiglia la cifra che si è accumulata da agosto a tutto gennaio quindi, grosso modo, l’equivalente di ciò che ognuno ha versato per ogni singolo bambino ( 660.000 lire pari a 340.86 euro.) Faremo tutto il possibile per fotografare il ragazzo adottato così che possiate rendervi conto delle sue condizioni e, se fosse a scuola o comunque fuori casa, fotograferemo i familiari in modo che almeno con uno scatto fotografico possiate sentirvi vicini a lui Non vogliamo ripetervi quanto ci siamo detti già varie volte e di cui sia voi che noi siamo perfettamente consapevoli. Quella di “Per Gazzella” è un’adozione del tutto anomala e sia noi che voi teniamo molto a questa sua eccezionalità. Non ci sono adozioni migliori o peggiori, ma diverse le une dalle altre sì. Adottando a distanza un bambino/a palestinese ferito/a nella Striscia di Gaza sapevate fin dall’inizio di aver scelto un’adozione “difficile”. E non solo perché per lunghi periodi questi bambini e le loro famiglie rimangono isolati dai blocchi israeliani, perché non sono raggiungibili per posta, perché le rimesse via banca sono inagibili, ma anche perché, proprio per tutte queste ragioni, il rapporto umano diretto che tanto gratifica in un’adozione a distanza è sporadico e difficoltoso . Ma chi di voi ha scelto “Per Gazzella” probabilmente lo ha fatto proprio perché sa che, come dicono i bellissimi versi di Gianni Rodari “E’ difficile fare/ le cose difficili:/parlare al sordo,/mostrare la rosa al cieco “. E noi e voi vogliamo “fare una cosa difficile” e cioè impedire che, solo perché gli israeliani li vogliono isolare, i bambini di Gaza rimangano isolati. E’ la nostra e la vostra una sfida. Chi di noi ha avuto la fortuna di entrare nella casa di un campo profughi di Jabalja, di Khan Younis, di Rafah , di parlare con questi bambini e ragazzi, di bere il thè con le loro mamme, sorelle, padri, fratelli, di consegnare i soldi spiegando che sono l’espressione della vostra solidarietà con la loro lotta e non un’elargizione caritatevole, sa che “Per Gazzella” è una cosa giusta, che va fatta nel modo con cui la facciamo,( senza usare intermediari realizzando tutte le volte un rapporto diretto) anche se spesso quest’attività costa molta fatica. “Parlare al sordo, mostrare la rosa al cieco”, vale la pena ed è giusto. Gli “adottanti” si stanno dando molto da fare. Non intendiamo in nessun modo trasformare “Per Gazzella” in una struttura associativa ( anche se stiamo costituendo una Onlus per rendere possibile lo sgravio fiscale) , ma siamo felicissimi di vedere il suo sviluppo spontaneo come “rete” di iniziative di singoli e di gruppi. A Vicenza è stato promosso un incontro che ha avuto ottimi risultati, a Lodi un’associazione musicale e culturale ci ha invitato ad una sua riuscita iniziativa offrendoci fondi per Gazzella, a Roma il cartoonista internazionale Apicella ci ha devoluto generosamente tutti gli incassi delle vendite di una sua riuscita mostra. Il 21 febbraio per iniziativa e grazie al contributo del Comune di Rosignano (Li) si aprirà nel castello di Castiglioncello una Mostra delle foto dei “vostri” bambini e dei disegni di altri piccoli palestinesi e in quest’occasione si svolgerà il Primo Seminario nazionale di Gazzella sulla situazione dei bambini palestinesi feriti, con la partecipazione di esponenti del Medical Relief (Speriamo possano arrivare!) e di psicologi, medici e docenti italiani. Poiché a quest’iniziativa vorremmo dare molto rilievo, vi preghiamo di fare il possibile per partecipare. Sarebbe una bella occasione per conoscerci e incontrarci Abbiamo un bellissimo e utilissimo sito internet: http://web.tiscali.it/gazzella dedicato totalmente a Gazzella. Consultatelo e mettetevi in contatto con noi <pergazzella@katamail.com> Un ultimo, ma per noi essenziale, dettaglio tecnico: sempre più spesso i bonifici bancari non contengono i vostri recapiti e noi non sappiamo come rintracciarvi. Quando li compilate, esigete che trascrivano i vostri dati e comunque fateci avere via e-mail o posta o telefono i vostri indirizzi, numeri del telefono ed e-mail, perché siamo quasi a terra dal punto di vista dell’indirizzario. Se non potete o volete comunicare con noi attraverso il sito, potete scrivere, telefonare, faxare, comunicare per e-mail indirizzando alla Segreteria Operativa: Gazzella Onlus https://gazzella-onlus.com/ Arrivederci e fateci avere vostre notizie “Per Gazzella” Marisa, Sergio, Francesca, Antonella e altri Roma, 9 gennaio 2002